Loro l’avevano detto

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Urla, macerie, pianti. Il caos più assoluto. Vedevo gente che correva per strada, corpi straziati, mutilati. Un inferno dantesco. La terra tremava da circa tre minuti oramai e tutto quello che vedevo stava crollando, risucchiato dal centro della terra. Sirene. Tante sirene, allarmi, clacson. Non potevo credere ai miei occhi: tutto quello che conoscevo da 18 anni, tutto quello che per me era la realtà, la mia casa, il mio quartiere, la mia città erano stati distrutti. Vedevo gente disperata e non trovavo la mia famiglia. Sentivo il sangue scendere dalla testa e stavo realizzando che la ferita era stata provocata dal terremoto…chissà quanto tempo ero rimasta sotto le macerie.

Dov’è la mia famiglia? I miei amici dove sono? mi alzai con tutte le forze che avevo, dovevo farlo, dovevo cercare aiuto. Mi incamminai verso la chiesa, in questi momenti di terrore e di panico tutti si sentono più credenti. Camminavo a stento, impiegai circa quindici minuti per percorrere un tratto che solitamente facevo in cinque, ma una volta entrata non riconobbi nessuno. L’adrenalina non permetteva all’ansia di dominarmi. Uscii fuori e continuai a camminare senza meta, la radio di una macchina (abbandonata) annunciava la fine del mondo: la Russia, gli States, il Brasile erano stati colpiti da terremoti, paesi come il Giappone, la Cina, l’Australia erano assaliti dagli tsunami e tutta l’attività sismica del nostro pianeta aveva risvegliato i più grandi vulcani del mondo.

Pensai dentro di me: i Maya avevano ragione! Una fine catastrofica o un nuovo inizio? Cosa mi sarei dovuta aspettare? Domande su domande turbinavano nella mia testa quando la mia attenzione fu catturata dal conduttore radiofonico che impavidamente continuò a parlare con un tono di amarezza e rassegnazione: “se siete in ascolto pregate Dio …ma morirete anche voi”. Come morirò? io non voglio morire. No, no, no, no, no, non è possibile! Una popolazione così arretrata, rimasta al Paleolitico, non può avere ragione! Che mezzi hanno per prevedere tutto ciò? Chi sono per rovinarmi il futuro? Il solito modo per far parlare giornali e telegiornali! Ma nella mia testa risuonavano quelle parole “morirete anche voi, morirete anche voi”. Io non voglio morire. Io ho solo 18 anni. Io voglio la mia famiglia, i miei amici. Io non voglio morire. Io voglio andare a scuola, c’era la versione di latino oggi. Io non voglio morire. Io voglio viaggiare, non posso morire oggi io devo andare a Londra, Parigi, Stoccolma. Io non voglio morire.

La terra continuava a tremare ed una voragine si aprì a qualche metro da me. Urla di terrore. Ma la terra, incurante di tutti noi, continuava a tremare ed a risucchiare il paesaggio intorno a me. Volevo correre… ma non potevo. Tutto stava cedendo. La terra tremò più forte. Non respiravo più e la voragine si avvicinava a me sempre di più. Sarei morta entro circa trenta secondi e tutti i volti, i ricordi, le esperienze vissute e non della mia vita mi stavano passando avanti. Io non voglio morire. Io non voglio morire. Io voglio vivere. Non voglio morire.

21 Dicembre 2012, ore 6:45.
“Ma cosa stai blaterando, svegliati! C’è persino il sole oggi”– urlò una voce a me familiare.
Spalancai gli occhi, sobbalzai dal letto come non facevo dai tempi delle elementari.
“Mammaaaaaaaa! Mamma,mammina”– urlai, avvinghiando le braccia al suo collo.
“Ehi,ehi,ehi cosa ti ha preso? Sei di buon umore? Sembrava che avessi un incubo poco fa!” – rispose attonita.
“Mammina ti voglio così bene!”– le dissi dolcemente.
“Se stai cercando di addolcirmi in previsione del 4 in Latino di oggi sappi che non funzionerà!”

Articolo scritto da Chiara Evandri

Cogitoetvolo