L’ospite

0

Ecco un libro che ha diviso le coscienze dei lettori: ad alcuni è piaciuto tantissimo, altri ne sono rimasti insoddisfatti. È normale. I motivi delle critiche (interessante andare a vedere i pareri su IBS, aNobii ecc.) sono riconducibili al fatto che non è piaciuta la trama fantascientifica, che è noioso, lento, manca d’azione, l’ambientazione è pressoché sempre la stessa, le scene d’amore sono rare.

In effetti la Meyer ha dato una forte sterzata alla tematica urban fantasy con cui ha ottenuto il successo, ovvero con la saga di Twilight, e si è addentrata nei meandri della fantascienza, scardinando l’approccio fantascientifico al quale ci hanno abituati Asimov & compagni. Qui non ci sono viaggi interstellari, non ci sono guerre combattute a suon di armi incredibili (anche se una guerra, in effetti, è in corso), non vengono descritte acrobazie spaziali, non ci sono roboanti invenzioni e incredibili spiegazioni scientifiche. Insomma, è come se la Meyer avesse accantonato volontariamente la fantascienza scientista per intraprendere (o sperimentare?) nuove vie più umanistiche.

Il nucleo centrale del romanzo, infatti, si svolge a un livello interiore, nell’intimo del cuore delle due co-protagoniste. C’è una presa di distanza dalla saga di Twilight, tutta dialogo e azione, per prediligere l’introspezione e la riflessione. Per questo il ritmo è lento, ma l’approfondimento è assicurato. I personaggi sono più sfaccettati, soprattutto quando la Meyer racconta della Viandante. Infatti più di un lettore ha dichiarato di aver trovato questo libro migliore dei precedenti.

La trama è semplice: il pianeta Terra è stato colonizzato da alieni chiamati anime: si tratta di esseri che hanno bisogno di un organismo ospite per sopravvivere (da qui il titolo). Sono buoni, sinceri, miti, rifiutano la violenza, curano le malattie, portano un notevole progresso sociale. Infatti invadono i pianeti pensando di fare del bene. Hanno preso già nove pianeti, ma quello terrestre si dimostra il più refrattario perché, come si scoprirà procedendo con la storia, gli uomini rivelano un’istintiva e atavica capacità di respingere le anime che vengono inserite nei loro corpi, rimanendo come grumo di memoria incancellabile, a volte capace di dialogare con l’anima stessa.

È quel che succede a Viandante, un’anima impiantata dentro il corpo di una ribelle (Melanie). Alcuni uomini e donne, infatti, si sono nascosti per non farsi impiantare dentro le “anime”. Viandante è un’anima forte, e Melanie è una ribelle altrettanto forte. La Meyer fa dire ad uno dei suoi personaggi che l’anima più forte ha trovato casa dentro il corpo di donna più coraggioso. Incredibilmente le due, anziché combattersi e annientarsi reciprocamente, diventano amiche. Scatta in questo caso “l’elemento non calcolato”, quel fattore x che farà prendere tutt’altra piega alla vita dell’anima Viandante.
Melanie convince Viandante ad andare a cercare il suo uomo e suo fratello nascosti dentro le grotte vulcaniche di una montagna. Trovatili, l’anima inizia a vivere dentro la comunità formata da questi uomini che hanno scelto volontariamente di nascondersi per restare umani. All’inizio è guardata con diffidenza, ma protetta dal loro capo che è lo zio di Melanie. Lo zio, curioso per natura, ha il sentore che Viandante non farà loro del male, così la tiene in vita minacciando di morte chi le si avvicini per ucciderla. Poco alla volta accade l’incredibile: la comunità si accorge che Viandante non è cattiva, che Melanie è davvero viva dentro di lei, e comincia a non serbarle più rancore. Uno di loro persino s’innamora di lei. La storia è spiazzante, la conclusione è incredibile, perché la Meyer riesce a trovare il modo di far quadrare perfettamente la vicenda non tralasciando nulla.

Rimarrà umana Viandante? E Melanie riuscirà ad “emergere” dalla testa di Viandante? Sono tutte domande a cui l’autrice dà una convincente risposta, guadagnandosi l’apprezzamento dei lettori e la profondità della trattazione. Sì, perché alla fine ci si chiede: cos’è che rende l’uomo uomo? E cos’è che rende l’alieno altro, diverso, estraneo? C’è qualcosa che li accomuna, su cui costruire un dialogo reciproco? Qualcosa per cui valga la pena di convivere e di rispettarsi a vicenda? L’uomo è veramente così malvagio come le anime dicono (per cui si sono sentite in diritto di invadere la Terra, perché altrimenti l’uomo avrebbe spazzato via il genere umano con le guerre)? O sono le anime che, invadendo la Terra, hanno compiuto una brutalità in nome di un principio accolto solo da loro stesse?

Ecco la sfida di questo romanzo, alla quale ogni lettore darà la sua risposta.

 

 

 

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: L’ospite
Autore: Stephanie Meyer
Genere: Fantascienza
Editore: BUR
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 569
Cogitoetvolo