Luckless

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– Attento!
Nonostante l’avvertimento Chuck non poté evitare di andare a sbattere contro una mensola troppo bassa.
La ragazzina gli fu accanto in un baleno, gli posò la mano sulla fronte e sussurrò qualcosa. Subito il dolore sembrò svanire, e il ragazzo guardò la misteriosa guaritrice con occhi indagatori.
– Puoi anche curare le ferite?
Lei rise, mordicchiando una delle sue innumerevoli treccine bionde.
– No, ma posso regalarti la fortuna di aver preso una botta molto leggera.
Chuck si massaggiò la fronte, tutt’altro che convinto, e lanciò un’occhiata alla mensola incriminata. Su di essa si affollava una mezza dozzina di boccette di vetro, ciascuna piena di brillantini di un diverso colore, una manciata di nastri di seta e alcune piume.
– Sono vere?
La ragazzina sorrise, allargò le braccia e gli improvvisò una serie di piroette attorno.
– Certo che sono vere. Qui è tutto vero!

Il ragazzo si guardò intorno, scettico. Scaffali e mensole affollavano le pareti di quella stanza enorme e piena di tavoli, e ogni superficie disponibile era coperta di ogni sorta di misteriosi oggetti.
– Anche…- il ragazzo indicò un’enorme conchiglia che faceva bella mostra di sé in cima ad uno scaffale – …quella?
La ragazza agitò una mano e subito la conchiglia le comparve tra le braccia, splendente come non mai. Chuck fissò affascinato quei riflessi madreperlacei e il liscio candore delle sue morbide volute.
– Certo che lo è…- le sue dita sottili accarezzarono quella meraviglia con affetto – Se non lo fosse, che fortuna porterebbe?
Il ragazzo posò entrambe le mani sulla lucida e fredda superficie, e subito un brivido gli corse lungo la schiena.
– E’…
– Sì, fortuna. Tanta, tantissima fortuna.
Mosse ancora le dita e la conchiglia tornò al suo posto, seguita dallo sguardo pieno di desiderio di Chuck.
– Sai…- iniziò la ragazza incamminandosi verso un tavolo – …sei stato fortunato. il mio predecessore…del quale non mi ricordo il nome…non te l’avrebbe fatta passar liscia.
– Non mi pare che sia un insulto…
– E’ una mancanza di fiducia nei miei confronti. io il mio lavoro lo so fare…
Si era seduta e aveva preso a muovere le dita sempre più rapidamente, generando un improvviso flusso di oggettini da ogni mensola. Chuck fece del suo meglio per schivare uno specchietto a forma di fiore, ma non riuscì ad evitare una minuscola biglia verde che lo colpì alla tempia.
“Poco male” si disse “la mia solita sfortuna…”

Lo sguardo della ragazzina era insoddisfatto, e ciascun oggetto tornava immediatamente al suo posto dopo una rapida ispezione. Finalmente le capitò in mano qualcosa che la fece esultare, e una scia di brillantini candidi attraversò l’aria frusciando, verso le sue mani.
Chuck vide che l’oggetto in questione era proprio lo specchietto che aveva schivato per un pelo.
Le dita di lei lo circondarono, lo accarezzarono, e parvero attraversarlo assieme al nastro di brillantini, che lo avvolse mandando bagliori sempre più forti.
– Tu…- la ragazzina aveva chiuso gli occhi – Porterai la saggezza. Chi ti raccoglierà saprà andare oltre le apparenze, e saprà vedere con gli occhi del cuore. Questa sarà la tua fortuna.
Battè le mani una volta, e lo specchietto scomparve.
– Molti di voi – si girò e gli rivolse uno sguardo minaccioso – non fanno che lamentarsi, e sono davvero pochi quelli che ci ringraziano per ciò che offriamo loro. Non è un lavoro difficile, eppure noi sappiamo quello che facciamo. Tu ti ritieni sfortunato, vero? Ebbene, si tratta di una valutazione errata della tua situazione, in quanto…-
– Parli sempre così tanto?
La ragazzina si coprì la bocca con entrambe le mani, guardandolo sgomenta.
– Sono sempre da sola – si giustificò da dietro le dita – e parlare mi fa compagnia…la compagnia è l’unica cosa che rimpiango della mia vita prima…
– Avevi anche un nome?
– Erica. Ma era prima…
– Prima che tu diventassi così?
Le sue sopracciglia si alzarono di scatto.
– Ehi, bada a come parli! Si dice Nuguan, non “così”! E’ una cosa seria…
Riprese a far vorticare gli oggetti per la stanza, con più rabbia.
– Se sei qui perché ti ritieni sfortunato, ebbene guardati attorno e trova qualcosa che ti ispiri…
Chuck non avrebbe nemmeno saputo dare nome alla maggior parte delle cose che vide, ma poi il suo sguardo si posò su una gigantesca zanna, appartenuta sicuramente ad un animale preistorico. Prima ancora che potesse aprire bocca, tuttavia, Erica scosse la testa.
– Non potrei mai dartela, ma se ti piace il genere…

Quelle dita affusolate si agitarono ancora una volta nell’aria, si chiusero e si aprirono lentamente. Sul palmo della sua mano stava un dente di squalo, candido e seghettato su due lati. Il ragazzo lo sfiorò appena con la punta dell’indice e venne subito assalito da un confortante formicolio.

– Sì, questa è la tua. Chiudi gli occhi…
La sentì bisbigliare, e sentì anche il fruscio di una nuova scia di brillantini, poi tutto fu cancellato dalla sensazione di vuoto nel cervello che aveva provato poco prima, nella palestra della sua scuola. Stava per tornare indietro.
– Ehi, e la mia zanna?
Erica rispose con una risata alla sua espressione implorante.
– Non ho detto che te l’avrei data. Che razza di Nuguan sarei se concedessi la fortuna a
chiunque la chiedesse? C’è un equilibrio, nessuno è sfortunato. La tua fortuna arriverà quando meno te l’aspetti, e avrà questa forma. Ora vai…
Il laboratorio svanì, la ragazzina scomparve e nella sua mente rimase solo quel sorriso confortante, che lo fece sentire un po’ meno sfortunato. Infine la palestra riprese forma, i suoi compagni ricomparvero e assieme a loro anche la palla da basket…
…che in quel momento si muoveva a velocità sostenuta in direzione della sua faccia.

Questo racconto è l’episodio pilota di un romanzo a puntate a cui l’autrice sta lavorando e che viene pubblicato sul blog http://luckless.myblog.it.

 

Cogitoetvolo