L’uomo che voleva fermare il tempo

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Provate a immaginare una vita in cui il tempo non venga segnato. Probabilmente non ci riuscirete. Conoscete il mese, l’anno, il giorno della settimana. C’è un orologio sulla parete o sul cruscotto della vostra macchina. Avete un’agenda, un orario per cenare o per guardare un film.
Eppure, intorno a voi, la vita non si cura del tempo che scorre. Gli uccelli non sanno che significhi fare tardi. Un cane non controlla l’orologio. I cervi non si preoccupano del passare degli anni. Solo l’uomo misura il tempo, e ascolta i rintocchi dell’orologio.
E, a causa di questo, l’uomo è paralizzato da una paura che nessun’altra creatura deve sopportare.

La paura di non avere abbastanza tempo.

Esiste un uomo che vive solitario in una caverna. Nonostante la barba lunga e i capelli bianchi, il suo corpo non risente degli effetti del passare del tempo. E come potrebbe? Lui è Padre Tempo, colui che in un’altra vita e sotto un altro nome aveva per primo cominciato a misurare il tempo. Fino a che aveva fatto arrabbiare Dio e si era ritrovato rinchiuso in quell’anfratto buio, costretto per l’eternità a dover fare i conti con ciò che lui stesso aveva creato, ad ascoltare  costantemente le suppliche degli uomini che, in ogni generazione, chiedevano tutti la stessa cosa: più tempo.
Victor Delamonte chiede più tempo: è uno degli uomini più ricchi del mondo, a cui è stata diagnosticata una malattia che ormai non gli lascia più molto da vivere. Anche Sarah ha bisogno di tempo: deve prepararsi per un appuntamento con il ragazzo dei suoi sogni. Padre Tempo, nella sua solitudine, sente le loro voci. Anche per lui c’è una speranza di redenzione che, per essere ottenuta, ha bisogno che lui segua quelle voci e  ritorni sulla Terra per terminare ciò che ha iniziato. E per farlo è necessario che il suo destino si intrecci inestricabilmente con quello di Sarah e Victor.

Mitch Albom è uno di quegli autori su cui si va sul sicuro, qualunque romanzo scriva. Pochi libri pubblicati ma di qualità eccelsa, tra cui i più famosi sono I miei martedì col professore e Le cinque persone che incontri il cielo. E in ognuna di queste storie l’autore ci mette a contatto col mistero, faccia a faccia con quelle questioni su cui ogni essere umano si pone domande esistenziali. E indirizza la nostra ricerca delle risposte in uno scenario magico, dove realtà e fantasia si mescolano secondo le giuste proporzioni.
Così scopri che Padre Tempo una volta era un uomo come tutti gli altri che, incuriosito dal moto degli astri, ha cominciato a contare il passare del tempo. Uno strumento tanto potente quanto pericoloso: quando sei in grado di contare il tempo, ti accorgi della sua finitezza e finisci inevitabilmente per volerne di più.

Tutta la nostra esistenza si basa sul concetto di tempo. Ed è buffo, se ci pensate, perché effettivamente non sappiamo che cosa sia il tempo. Se esista davvero o se sia solo una convenzione, uno strumento inventato appositamente dall’uomo per regolare, e allo stesso complicare, la sua vita. E soprattutto non sappiamo neanche se ci serva davvero misurarlo per vivere meglio. In ogni caso, come diceva anche Einstein, la percezione che noi abbiamo dello scorrere del tempo è assolutamente soggettiva. O meglio, è determinata dagli eventi che ci accadono. I minuti per la verifica di matematica o per il tema di italiano non bastano mai, invece ne faremmo volentieri a meno quando manca poco all’intervallo. Ciò su cui siamo invece totalmente certi è che il nostro tempo su questa terra è limitato. Arriva un momento in cui, inevitabilmente, la sabbia della nostra clessidra smette di scorrere. Perché? Mitch Albom ci offre la sua teoria, insieme a un infinito numero di spunti di riflessione sulla nostra esistenza e quella dell’umanità intera.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: L’uomo che voleva fermare il tempo
Autore: MItch Albom
Genere: Romanzo filosofico
Editore: Rizzoli
Età minima consigliata: 13 anni
Pagine: 286
Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.