Ma che ne sanno i 2000? Lettera a mia cugina di 13 anni

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Tu sei stata più sfortunata ed hai tredici anni nel 2018, che è una cosa terribile

Cara Camilla,
la notizia è arrivata anche qui, ma lo saprai, del resto sono due giorni che tua madre parla al telefono con la mia.

Così vuoi mollare la scuola. Chi l’avrebbe mai detto che la mia dolce Camì, la piccola di casa, avrebbe tentato un simile atto di coraggio. Complimenti! Lo dico con dolcezza, non col tono austero e di rimprovero con cui spesso quest’espressione ti è stata rivolta.

Ed è sempre con dolcezza che ti dico che hai la mia piena comprensione. Diciamocelo: sei nata in un’epoca infelice, un mondo che ti vergognerai di raccontare ai tuoi figli. Anch’io mi vergognerò di parlarne ai miei, ma almeno saprò aggrapparmi al pizzico d’ingenuità anni ’90 che mi è stata trasmessa in quel briciolo di secolo che ho vissuto. Tu sei stata più sfortunata ed hai tredici anni nel 2018, che è una cosa terribile.

Lei è Thylane Blondeau ed ha diciassette anni. Anch’io sto cercando foto dei miei diciassette anni per conservarle. In un bunker antiatomico, però.

L’altro giorno ho visto sulla metro un paio di tuoi coetanei. Ho perso il conto delle parolacce che hanno detto nel giro di due stazioni, commentavano su Instagram (come faceva a prendergli sottoterra?) il sedere di qualcuna mentre imponevano ad un vagone di 150 persone l’ultima trovata commerciale dell’ultimo pseudo-rapper della scena pseudo-bulla italiana. Poi mi sono guardata attorno ed ho capito di chi erano figli: di una generazione intontita, fissata coi soldi, sempre incollata al cellulare. Questi sono la prole delle Mamme Pancine! Gente che non potrà mai contrastare la loro ignoranza con qualcosa che non sia un’ignoranza semplicemente con qualche stagione in più alle spalle.

Cosa possiamo dire a voi Duemila? In che modo posso convincere la mia cuginetta Camilla a ritornare a scuola in un paese con la P minuscola in cui il ministro dell’Istruzione è a stento diplomata? Da dove le prendo le fonti per trascinarti indietro alla morale quando noi adulti per primi siamo totalmente rimbecilliti?

Sei nata nell’era sbagliata, tesoro mio. L’era della polemica, in cui internet ci convince a non vaccinare i bambini promuovendo la diffusione di malattie che stavano scomparendo a partire dall’800. L’era in cui chi vive una vita vera è un po’ vintage, perché adesso c’è quella virtuale, che è molto più fashion: puoi fingere di essere chi vuoi così altra gente che finge di essere chi non è può dirti che stai proprio bene finta così.
Vi siete giocati tutto già a tredici anni: avete fumato, bevuto, fatto sesso, comprato e provato infinite tinte di rossetti mascara fondotinta e matite per le sopracciglia (di cui abusate in modo inquietante), avete il cellulare, mille account, la libertà. Libertà? Forse siete liberi di essere esattamente come tutti gli altri. Pensaci: quali sono le conquiste che hai acquisito col tempo? Quello che gli zii ti hanno concesso non è stato un pass per il gregge degli adolescenti della tua epoca? Hai varcato la soglia di questo nuovo luccicante cancello ed ora che ti si è chiuso alle spalle ti annoi. Alla fine fai sempre le stesse cose, e chi può convincerti a fare diversamente? Anche i tuoi genitori fanno sempre le stesse cose. A tal proposito ti consiglio di leggere un libro meraviglioso di George Orwell che si chiama 1984: ti farà diventare un po’ più complottista ma ti aprirà gli occhi su molte cose, di cui una è quella che sto per dirti.

Guardati attorno: il tuo cancello dorato non ti pare una gabbia? Ti ha messo lì questa società perché serve che tu stia lì. Serve che tu, perdonami, sia una tredicenne stupidella che messaggia sotto il banco e snobba la scuola. Che la salti, che ti dimetti pure. Che ascolti una musica sempre uguale che non comunica niente se non vaghe sensazioni di benessere o malessere. Che palle!, mi dirai tu: anche questo è quello che vogliono che tu dica. Vogliono che ogni cosa che sta sotto la superficie ti ispiri un naturale rigetto cosicché tu non abbia la minima voglia di guardarci attraverso.
Mettici pure che sui social condividi qualsiasi tua azione e hanno fatto bingo: ora tutti sappiamo cosa ti piace, e possiamo vendertelo, così sarai una ragazza-qualunque superaccessoriata, che porterà altri ragazzi-qualunque a fare altrettanto, così siamo ancor di più tutti più simili, tutti più sfiduciati, tutti più rincoglioniti. Tanto le cose vanno come sempre. V’insegnano anche un paio di parole vaghe: la crisi, la corruzione… Coi meme è ancor più semplice farsi una coscienza politica, si procede per luoghi comuni sul candidato; la tv la guardate poco, preferite il cellulare, ma non c’è bisogno che vi disturbiate perché il livello sta scandendo anche lì.

Come stai, Camilla? Dico sul serio: come stai?

Dove sei tu in questo fiume di fotocopie? Il tuo colore preferito, il cibo che ami e quello che non mangeresti neanche se ti offrissero una vacanza alle Hawaii. Le tue passioni. La tua passione, la tua vita a parte. La tua vita oltre. Sono questi i piccoli sentieri che ti portano fuori dallo stradone affollato che percorriamo in massa senza andare davvero in nessun luogo. E’ questo che ti lascerà i ricordi felici, che ti farà crescere come persona, sarà la tua impronta digitale nel mondo. Studiare è l’atto più rivoluzionario che tu possa fare, pure in quest’epoca di disarmante stupidità. Devi solo coglierlo, il senso delle cose è lì. Sotto la superficie.

Tornaci a scuola, Camì, non fare la scema.

Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell'indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l'altra frutta che tinge d'incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.