‘Madiba’ non è morto

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Chi ha detto che Nelson Mandela è morto? I giornali, le televisioni e i siti web? Tutte stupidaggini! Nelson Mandela non è affatto “morto”, è solamente entrato ufficialmente a far parte della storia. Una storia che non lo ricorderà solamente come “il salvatore del popolo sudafricano” bensì come  “l’eroe della libertà e dell’uguaglianza”.

Nessuno è nato schiavo, né signore, né per vivere in miseria, ma tutti siamo nati per essere fratelli. Era questo il suo pensiero, è questo il suo messaggio.

Rolihlahla Mandela nacque il 18 luglio del 1918 a Mvezo, in Sudafrica. Era destinato a divenire, fin dalla nascita, uno dei maggiori esponenti della sua tribù, quella degli Xhosa che gli diede il nomignolo di Madiba. Lo aveva già scritto nel sangue che sarebbe dovuto diventare un trascinatore, ma mai nessuno avrebbe osato immaginato a quali livelli.
A scuola gli venne attribuito il nome di Nelson, in onore dell’omonimo ammiraglio inglese. Al termine degli studi era un giovane avvocato, con ideali di libertà già chiari, infatti aderì all’African National Congress (ANC), un partito politico che presto si ritrovò a combattere il regime dell’Apartheid del Partito Nazionale, vincitore delle elezioni nel 1948.

Da qui ebbe inizio la battaglia di Mandela contro la segregazione razziale da parte dei bianchi nei confronti dei nativi sudafricani, vittime di violenze fisiche e violazioni dei diritti dell’uomo. La ricerca della libertà lo costrinse, dopo che l’ANC fu dichiarato illegale, a darsi alla lotta armata. Tra sabotaggi, pianificazioni di guerriglie e addestramenti para-militari, Nelson attuò un processo di ribellione clandestina contro la tirannide dei bianchi che, alla fine, lo fece condannare all’ergastolo.

Strana la vita. Da una situazione di oppressione e dalla conseguente ricerca della libertà, si passa ad una condizione addirittura peggiore. La vita è anche questo.

Ma la vita premia gli audaci e Madiba lo è sempre stato.

Gli anni della prigionia hanno indebolito un uomo che nonostante tutto non ha mai abbandonato le proprie ambizioni. È comprensibile che si possa perdere la ragione all’interno di un carcere di quel tipo, dove le condizioni rispecchiavano con coerenza la cattiva politica applicata al Paese. Mandela, fortunatamente, insieme ai 4 compagni di cella è riuscito a tenere duro, a non arrendersi mai e a trovare nello sport e nella poesia un motivo per continuare a “risplendere”.

Al di fuori del carcere, dopo la rivolta dei giovani di Soweto del 1976, si è estesa una coscienza comune che ha reso Mandela “il prigioniero politico più famoso del mondo”. Tutti lo conoscevano. Tutti lo acclamavano. Tutti lo volevano fuori dalla prigione.

La pazienza fu ripagata nel 1990, dopo 27 anni di reclusione, quando il presidente bianco Frederik de Klerk lo rese nuovamente un uomo libero.

Il simbolo della lotta all’Apartheid aveva vinto la sua battaglia. Il Sudafrica intero era in festa. Il mondo guardava ed approvava. Finalmente il trionfo della giustizia.

Trionfo ribadito, nel 1993, dal premio Nobel per la pace a Mandela e de Klerk. Solamente un anno dopo l’ascesa alla presidenza del Sudafrica. Una vittoria per la democrazia, per la giustizia, per la libertà e per l’umanità.

Siamo nati per risplendere: questa è stata la prima frase da presidente per Nelson Mandela. Uomo buono, uomo che perdona, uomo aperto a tutte le genti.

E così, dopo 14 anni dal suo ritiro dalla vita politica, Madiba, si spegne. Ma sarebbe stupido considerarlo morto. È, come si suol dire, passato a miglior vita. Una vita tra le leggende della storia. Una nuova vita per rispendere.

A noi, come eredità, il messaggio di fratellanza di Nelson Rolihlahla Mandela, l’eroe della libertà e dell’uguaglianza.

Francesco Pirrotta

Sono uno studente di ingegneria. Amo la matematica, la lettura, la scrittura, l'attualità, lo sport e la politica. Sono un sognatore: sto coi piedi per terra, ma con gli occhi all'insù. La penna, per me, è solo uno dei modi che ho per migliorare il mondo.