Madre, tu sei certezza

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Il mondo di oggi è organizzato come se tutto dipendesse da valori economici. Anche la vita umana rischia di essere ridotta a merce di scambio e di compravendita. È in atto una nuova forma di schiavitù.

I latini non avevano dubbi: mater semper certa est. La madre, dunque, non poteva essere messa in discussione per un fatto chiaro ed evidente come quello del parto. Sebbene la società romana fosse patriarcale, nel profondo, però, la garanzia della coesione dei rapporti di parentela ed il perpetuarsi della gens era affidato alla donna. Questa ovvietà ha accompagnato la storia dell’uomo per oltre duemila anni, salvo venire ribaltata al giorno d’oggi per essere sottomessa ad un nuovo modo di intendere la maternità. La vita che nasce non è più legata al sacrificio di chi la genera (come la radice sanscrita di mater ricorda), non appartiene più a chi l’ha accolta senza riserve. Non si tratta più di un incontro tra persone: la logica del dono, per cui mettere al mondo un figlio è un atto d’amore, viene sostituita dal bisogno di rispondere ad un desiderio egoistico. Cosa vuol dire? Vuol dire che l’uomo non è più considerato persona, ma merce di scambio, acquistabile e vendibile come se si trattasse di un prodotto. In questo senso, il nuovo modo di intendere la maternità si concretizza in una serie di pratiche, come quella dell’utero in affitto, che permette di poter avere un figlio violando ogni regola naturale. La madre diventa mera incubatrice; il bimbo, invece, un potenziale acquisto per persone danarose che vogliono realizzare a tutti i costi un progetto di genitorialità. E quel legame di sangue che stringe con un doppio nodo la madre al figlio ed il figlio alla madre da cui dipende la sua vita o la sua morte?
Madre, ricordati -allora- che tu sei certezza. Non solo nella misura in cui devi dar conto all’albero genealogico, ma soprattutto perché la fragilità della vita che nasce è cresciuta in te. Quella vita cercherà il tuo odore, vorrà cibarsi del tuo sapore, troverà conforto appoggiato al tuo petto. Il legame che si crea fin dal primo istante non si può spezzare brutalmente. Il tuo cuore è quello di tuo figlio. Ribellati quando ti dicono che si concepisce in testa, o che tu sia solo un concetto antropologico, una categoria mentale insignificante ed accessoria. Rifiuta di scendere a patti e di quantificare il valore della tua e della sua vita, della vostra esistenza. Non cedere all’inganno del nostro tempo, per cui l’amore è un diritto, perché se un diritto priva un bambino del necessario e dell’essenziale, non può essere che egoismo. Il mondo si svuota dell’incontro nella carne e si abbandona alla tecnica in provetta. Il denaro per il dono, la scienza per la coscienza e così non c’è più spazio per l’imperfezione o il rischio che contraddistinguono l’avventura dell’essere umano e si avvera una nuova massima: pecunia semper certa est.
Madre, ogni figlio confida in un tuo abbraccio, in una tua carezza che spazzi via le lacrime, in un tuo sorriso che dia fiducia. Ricordalo ogni volta che quel grembo custodisce il mistero dei misteri.
Madre che sei o sarai, non strappare le radici, coltivale. Non negare il tuo amore, dallo per intero.
Sii lo specchio in cui lo sguardo di tuo figlio possa riconoscersi, perché niente è più prezioso di quel filo che vi lega per tutta la vita.

Valentina Ragaglia

Classe '91. Dottoressa in lettere moderne. Scrivo su diversi siti e portali online di informazione occupandomi di politica, cultura, attualità. Amo la mia terra, la Sicilia, perfetta sintesi poetica di assonanze ed ossimori. Adoro i gatti, il gelato, acquistare e leggere libri. Il mio motto è: «La bellezza nasce dai limiti, sempre.»