Magic in The Moonlight

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Un film di Woody Allen. Con Colin Firth, Emma Stone, Marcia Gay Harden. Paese: Usa. Anno: 2014. Target:14+. Uscita al cinema: 04/12/2014.

Il celebre illusionista Stanley Crawford si reca sulla Riviera francese per smascherare la presunta medium Sophie Baker. Ma qualcosa di magico accade

Non sarà un capolavoro Magic in the Moonlight, non sarà la pellicola migliore degli ultimi tempi, ma, questa volta, al contrario del desiderio di Prozac che ci pervadeva in Blue Jasmine, Woody Allen ci fa uscire felici dalla sala cinematografica.

Costa Azzurra, anni venti. Paesaggi di provincia mozzafiato nell’età del Charleston che ci inebriano, anche senza Gatsby.E’ come dire altezza mezza bellezza. E’ come dar vita (anzi si dà vita) ad un binomio perfetto tra tempo e spazio che quasi ci catapulta in un saliscendi della memoria. In quelle immagini, dentro alla splendida fotografia naturale del quarantaduesimo film del regista newyorkese, infatti, riecheggiano i quadri di Renoir ma anche stralci di Hitchcock, uno tra tutti Caccia al ladro con la splendida Grace Kelly. E’ chiaro che si parli di magia. E la magia non sta solo nella luce dei fotogrammi, è anche il fulcro della storia che ci viene raccontata, della fiaba felice che sembra aver intenerito un Allen, a volte, troppo spietato e cinico.

C’è un efficacissimo Colin Firth nei panni del protagonista Stanley Crawford, un famoso illusionista, razionale, eccentrico, cultore di Nietzsche oltre che alter ego del regista, che viene contattato da un amico per mascherare una giovane sensitiva, la bella Emma Stone, sospettata di essere appunto una truffatrice. Tramite una sceneggiatura brillante, viene messo in scena un tema noto ormai ai seguaci del cinema alleniano: l’eterno scontro tra razionale e irrazionale, fede e dubbio, naturale e trascendente.

Un conflitto, a volte comico a volte tragico (o entrambi) tra le certezze della ragione e la tentazione, il fascino, la possibilità di credere in un disegno superiore. Novantasette minuti in cui emerge il potere della mente e il bisogno dell’uomo di fuggirne. Come accade a Colin Firth che in poco tempo abbandonerà le sue razionali certezze. Del resto  qualcuno ha detto che il cuore conosce ragioni che la ragione non conosce. Ma la questione, qui, non è così banale.

Il protagonista non metterà in discussione le sue pessimistiche convinzioni, ma alla fine aggiungerà solo quella dose di tolleranza e autentica comprensione e accettazione dell’altro che bastano a far capire che la vita non è poi così priva di magia. Si può amare anche dentro alle differenze e questo film – chiariamo – non parla d’amore, ma della possibilità di saperlo riconoscere, accettare e vivere, pur dovendo fare i conti con sè stessi.

La magia al chiaro di luna, con le magiche note jazz di sottofondo ci fa capire che l’amore, alla fine, ha sempre l’ultima parola ed è del tutto imprevedibile. Aspettiamo allora la prossima opera di Allen e la prossima tappa europea. Intanto questo film, di certo, non lo dimenticheremo.

Articolo scritto da Enrica Riera

Cogitoetvolo