Mai più Leviatani

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In molti Paesi del mondo esistono ancora i tiranni, i dittatori, quei Leviatani tanto cari a Hobbes. Esiste ancora il controllo delle menti, la propaganda infallibile, la repressione sanguinaria delle opposizioni, l’assassinio politico e la sterilizzazione delle idee. In molti Paesi del mondo sono cambiati i nomi, ma non il concetto: non c’è più Stalin, Pol Pot e i temibili Khmer rossi hanno smesso di incutere paura, Hitler e Mussolini non sono più un pericolo per l’umanità (le loro idee, quelle sì, sono ancora pericolose) … eppure in Cina, in Corea del Nord, nel continente africano sempre più dimenticato, il terrore continua a mietere le sue vittime, senza fare prigionieri, senza chiedere età, sesso, posizione sociale. Se il rischio di una nuova guerra mondiale sembra essere scongiurato dalla relativa stabilità dello scenario europeo, la Pace, quella vera, è lontana anni luce. Per capire quanto occorra camminare, però, è meglio cominciare a guardare tra le nostre mura, senza manie di onnipotenza.

Più di mezzo secolo di integrazione europea, ed ecco che i civilissimi colonizzatori, i guerrafondai senza pietà, gli schiavisti che spesso interrogavano le coscienze per capire se un negro avesse un’anima, si ritrovano pacifisti, a posto con le proprie coscienze: da inquisitori a inquisiti. Ecco che la Cina, sfruttata incessantemente dai crapuloni europei, diventa un pericolo e un barbaro esempio di inciviltà; i cinesi, ammassati in fatiscenti capannoni da italiani senza scrupoli, diventano ladri ed evasori, così come i senegalesi ai semafori, i rumeni nelle case delle nostre nonne, le polacche sui marciapiedi o i congolesi nei campi di pomodori. Civilissima Europa di mercenari e affaristi imbroglioni, masnadieri sempre pronti a formulare nuove ipocrite teorie sul rispetto dei diritti altrui, quegli stessi diritti che calpestano ogni giorno.

Pensiamo davvero che l’Occidente abbia le carte in regola per dirsi pulito, immacolato? Cosa distingue la nostra realtà politica e civile dalle barbarie del resto del mondo? Forse il benessere? Quel benessere economico che abbiamo conquistato a colpi di cannone? I diritti? Quelli che hanno alcuni Stati americani di sindacare sulla vita delle persone? O quelli che permettono a un adolescente di porre fine alla propria esistenza “in modo dignitoso”?

I tempi dei grandi Leviatani, in Occidente, non sono mai finiti. Semplicemente non sappiamo più riconoscere le forme più avanzate e subdole di manipolazione. Mentre le nostre classi dirigenti si impegnano con costanza a tutelare il dettato delle nostre Carte costituzionali, si dimenticano che “la lettera uccide, ma lo spirito vivifica” (2 Cor 3,6): concentrati come siamo a tutelare la forma, il Nemico scopre nuove modalità per ingannarci, e mi scuso per il linguaggio apocalittico. Si può non essere d’accordo, ovviamente, ma la nostra società civilizzata, proprio mentre pretende di considerarsi superiore grazie al suo straordinario livello di organizzazione, in realtà sta solo accelerando la propria fine. Lo fa adorando il Mercato, un mostro incontrollabile, un dittatore più forte degli altri perché nascosto e indefinibile: speculazioni, guadagni, scommesse, di cui noi stessi siamo artefici, ma di cui non siamo padroni. È il Mercato a decidere, col suo cuore pulsante e la sua spregiudicatezza, di cosa abbiamo bisogno e in quali quantità, per mantenere il nostro standard di finto benessere.

Qual è il problema, se in fondo questo ci permette di vivere bene? Basta guardarsi intorno, fare un salto alle mense della Caritas o visitare i sobborghi del mondo. Il Mercato, per funzionare, non guarda in faccia nessuno, semplicemente vende e compra. Compra armi, vende morte. Cresce e prolifica anche (e soprattutto) se scoppia una guerra in Iraq o un tumulto a Calcutta. Si arricchisce e si alimenta anche se la Russia invade l’Ucraina o se nella più remota favela di San Paolo un bimbo muore di stenti. La sua manna sono le stragi e i terremoti. Non tiene il conto delle vittime e non ascolta le urla di dolore: ama solo il tintinnare incessante delle monete.

Se abbiamo ancora voglia di essere liberi (e questo presuppone un ideale di libertà autentica) e di costruire un mondo di Pace, dobbiamo rovesciare questo sistema, senza molotov o bombe carta. La ricetta è semplice: torniamo a guardarci negli occhi, prestiamo l’orecchio a chi ci parla, rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo, cominciando dal nostro ambiente. A quel punto, sarà tutto più semplice: arriverà la notte, certo, ma nessun Leviatano disturberà i nostri sogni.

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.