Marco Mengoni, alla ricerca del bene perduto

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A quasi un anno dall’uscita della prima parte della sua playlist in divenire, Mengoni parte per un lungo viaggio. Quello della scoperta del senso della vita.

È un Ulisse contemporaneo quello che Mengoni canta con una forte dolcezza nel suo ultimo brano, uscito nelle piattaforme digitali il 16 ottobre. Ti ho voluto bene veramente è il titolo di questo singolo che anticipa l’album Parole in circolo. Il topos del viaggio ha appassionato l’uomo fin dalla notte dei tempi. Omero lo canta nell’Odissea, in cui il viaggio del re di Itaca si intreccia con quello del figlio Telemaco, alla ricerca del padre. E come non vedere nelle avversità, nei pericoli, anche nell’apparente benessere di Ulisse con Circe e Calipso, un desiderio tanto radicale e radicato di tornare a casa? Anche Mengoni ci ricorda che la nostra vita è un viaggio, il cui senso è racchiuso nel bisogno di tornare a chi si appartiene intimamente: «sapessimo prima di quando partiamo che il senso del viaggio è la meta, il richiamo». Questo desiderio di appartenenza, il bisogno dell’ancora a cui aggrappare la fragilità dell’esistenza, viene descritto come un porto, il posto più accogliente per chi torna da un viaggio e nel cuore serba un profondo senso di nostalgia: «le luci dentro al porto sembravano lontane ed io che mi sentivo felice di approdare…»
E sarà forse un caso che dalla bellezza della lingua greca derivi proprio la nostra parola nostalgia che ha come radice la parola greca nostos, il cui significato è “ritorno”?
E il ritorno nostalgico e malinconico cantato da Marco è sicuramente quello rivolto ad una persona che si ama, ma che a causa delle incomprensioni, dei silenzi, si avverte distante e lontana. Eppure nonostante il rimpianto per quello che poteva essere, il sentimento resta vivido e presente al punto che il titolo della canzone gioca con i tempi verbali di tutto il testo, proprio per dare l’idea di questa tensione tra il passato da cui si fugge e la ricerca del bene, del bene profondo.
Ricerca che si compie anche su un livello superiore: quello spirituale. Come ben ci ricorda Seneca, infatti, è aleatorio pensare che basti allontanarsi o partire per lasciarsi alle spalle le ferite degli sbagli commessi, ma questi ci seguono in ogni peregrinazione. Bisogna quindi fare un viaggio interiore alla scoperta delle fragilità ed al superamento dei limiti che derivano dalle nostre mancanze; si può parlare, allora, di un meta-viaggio:«la meta non è un posto, ma è quello che proviamo, e non sappiamo dove, nè quando ci arriviamo.»
Potremmo, dunque, dire che ogni uomo di oggi è un Ulisse contemporaneo, continuamente in viaggio, perso tra mille strade eppure eternamente attratto da quel richiamo al bene che è innato. Con Mengoni è facile viaggiare tra le note del cuore dell’uomo senza scadere mai nella banalità, nonostante la semplicità del testo e il tessuto musicale assolutamente essenziale. Quindi buon viaggio e buon ascolto!

Valentina Ragaglia

Classe ’91. Dottoressa in lettere moderne. Scrivo su diversi siti e portali online di informazione occupandomi di politica, cultura, attualità. Amo la mia terra, la Sicilia, perfetta sintesi poetica di assonanze ed ossimori. Adoro i gatti, il gelato, acquistare e leggere libri. Il mio motto è: «La bellezza nasce dai limiti, sempre.»