Mare bianco

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La storia di Ilenia è ben raccontata. Ha un trauma alle spalle che non si sa bene quale sia, ma che l’ha portata ad abbandonare la danza, l’unico sogno a cui aveva votato la vita, a perdere interesse per le amicizie, a trascurare lo studio e quasi a desiderare di morire. A tutto ciò si aggiunge la dolorosa situazione familiare, coi genitori Carlo e Rosaria che da tre anni hanno deciso di separarsi (pur continuando a sentirsi), considerando insopportabili i litigi sempre più frequenti. Meno male che c’è Cristina, l’amica del cuore, che come tutti gli amici veri non molla nel momento difficile. E poi spunta anche un ragazzo misterioso, un certo Manuel, che sembra avere la dote di leggere nei cuori le sofferenze delle persone, una specie di angelo…

Messina sullo sfondo. La passeggiata a mare che si affaccia sullo Stretto, i sabato sera tra amici a piazza Cairoli, il tram che attraversa la città. Il mare ovunque, presenza forte e viva per i giovani messinesi.

Chiediamo all’autore, il ventitreenne Enrico Anastasi, notizie sulla genesi del romanzo e l’ispirazione prima.

La storia nasce in una notte d’estate del 2006. Avevo 17 anni, non riuscivo a dormire, ascoltavo della musica dentro la mia stanza e all’improvviso, come per magia, in testa si susseguirono tutte le immagini principali. Il cuore prese a battermi forte: capii che la storia era entrata in me e avvertii la necessità di darle forma. Non è stato facile: inizialmente, per esempio, adottai il passato remoto e un narratore esterno, ma l’effetto che volevo creare per quella storia – poetico, sognante, quasi onirico – non veniva reso. Dunque, l’istinto mi portò al passato prossimo e al racconto in prima persona. Nasce così “Mare bianco”: una magia, una vera e propria magia.

Mare bianco racconta tutto questo con semplicità e buona penna. L’unico elemento un po’ inquietante è un io narrante che è presente e segue le vicende e le sofferenze di Ilenia senza essere visto e senza mai intervenire. Uno spiritello buono? Un alter ego dell’autore? Lasciamo, ancora una volta, che sia lui a spiegare questo artifizio curioso:

Io non so chi sia l’io narrante. Non so se sia uno spirito, un angelo custode, o un personaggio interno alla storia. So solo che vuole bene a Ilenia, vuole che esca fuori da questa sua condizione, e chi lo sa, magari è proprio un mio alter ego. Mi piace pensare che il lettore dia una sua interpretazione e possa immedesimarsi, oltre che negli altri personaggi, anche in lui, lui che prende per mano il lettore e lo accompagna in questa vicenda.

Al termine della lettura di Mare bianco mi sorge spontanea una domanda. Ma perché al centro dei romanzi che parlano di adolescenti c’è sempre qualche dramma? Come se la condizione dell’adolescente fosse profondamente dolorosa e triste. Ma non è questo, invece, il periodo della vita in cui non si fanno calcoli, si getta il cuore oltre l’ostacolo per poi andare a recuperarlo, si sogna di cambiare il mondo senza la disillusione degli adulti, si progetta un futuro di trionfo? Non era poco più che adolescente Alessandro Magno quando conquistò mezzo mondo? Non era appena una ragazzina Giovanna d’Arco quando guidò le truppe francesi contro gli inglesi?

Il periodo dell’adolescenza è uno dei più difficili della vita di un essere umano. È una fase di passaggio in cui si forma il carattere, si crea una propria visione della vita, che poi, per carità, sono suscettibili di cambiamento nel corso degli anni, ma costituiscono una base fondamentale che contribuisce inevitabilmente a creare il proprio io. L’adolescenza dunque non è facile per nessuno, né per chi vive in condizioni familiari discrete o felici, né per chi cresce in situazioni particolari. L’adolescente soffre, patisce, per il primo amore, per la scuola, per quel sogno che vuole raggiungere e che per un motivo o per un altro non può realizzare. Gli esempi di Alessandro Magno e di Giovanna d’Arco sono troppo remoti. E chi lo sa, forse anche troppo idealizzati col passare dei secoli. I giovani sognano, certo, ma spesso, come in Italia, incontrano delle barriere insormontabili. La fase della disillusione comincia prima dell’età adulta. Scrivendo “Mare bianco”, mi accorgevo che nel dramma che vive Ilenia, negli aspetti introspettivi sui quali spesso mi sono soffermato, potevo considerare concentrati tutti i patimenti possibili che un adolescente può provare: una sublimazione. È un caso limite, ma l’immedesimazione nel personaggio, credo, è un’operazione semplice e naturale.

Un’ultima domanda a Enrico. Questa prima esperienza di scrittura cosa ti ha lasciato? Hai in cantiere altre storie da raccontare?

In realtà questa non è la prima esperienza di scrittura. Io scrivo da sempre. La scrittura ce l’ho dentro, nelle vene, nel cuore, nel cervello. “Mare bianco” è solo la mia prima pubblicazione ufficiale, e finora mi ha dato tante soddisfazioni, quelle di chi l’ha letto e mi ha confessato di aver provato delle emozioni e di aver apprezzato i meccanismi narrativi (al di là del fatto che il personaggio di Ilenia, nell’estremità di questa sua sofferenza, possa esser piaciuta spassionatamente o aver irritato a tratti il lettore). In testa ho tante storie, ma una in particolare sulla quale sto già lavorando: al centro ci sarà un gruppo di amici, studenti universitari, che iniziano a confrontarsi con aspetti della vita che durante l’adolescenza si tende spesso a trascurare. Non sarà comunque un dramma; anche il tono è più colorito. Cercherò di descrivere i difetti che caratterizzano gran parte della gioventù di oggi, ma in un romanzo che si possa fruire, sebbene contenga diversi spunti di riflessione, con svago e maggiore leggerezza.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Mare bianco
Autore: Enrico Anastasi
Genere: Avventura
Editore: La Feluca
Età minima consigliata: 13 anni
Pagine: 250
Guido Vassallo

Insegno in una scuola media, ma la cosa che mi piace di più è imparare. Per questo leggo, per questo parlo con la gente e mi stupisco ogni volta dell'infinità dello spirito umano.