Mario Melazzini: la vita è bella, non solo nei film

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“D’inguaribile c’è soltanto la mia voglia di vivere”
Mario Melazzini è un oncologo dell’ospedale di Pavia. Una carriera brillante che nel giro di pochi anni lo porta ad essere il primario. Una bella famiglia composta da lui, la moglie e tre figli. Tutto sembra essere perfetto ma improvvisamente nel 2002 tutto cambia. Melazzini scopre di essere affetto da una brutta malattia: la Sclerosi Laterale Amiotrofica, una malattia progressivamente paralizzante, a causa della quale “I pazienti assistono impotenti alla loro morte per arresto respiratorio”.

Melazzini si ritrova dall’altra parte della barricata, costretto ad affrontare le lunghe file agli sportelli, le liste d’attesa, l’indifferenza di alcuni membri del personale sanitario. Inizia il calvario di una malattia dalla quale non si può guarire. Un ammalato di Sla conserva le funzioni cognitive, sensoriali e sessuali ma ha la sensazione di “essere prigioniero del proprio corpo divenuto un contenitore.”

La depressione lo porta ad isolarsi, a desiderare la morte, contatta persino una clinica svizzera per informarsi sulle modalità del suicidio assistito. Pian piano però Melazzini reagisce e comprende che il suicidio non è la soluzione ma un gesto di egoismo. Non è questo il ricordo che di sé vuol lasciare ai propri cari. La malattia spegne ogni giorno una parte del suo corpo ma non è riuscita, fortunatamente, a spegnere la sua voglia di vita. Non vuole più morire ma “godere ogni minuto del miracolo di esser vivo”.

Oggi è impegnato attivamente nel sostenere i malati di Sla ed è Presidente dell’Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica. Li ascolta, dà loro voce per ottenere il diritto di vivere dignitosamente anche se malati. Lo Stato può e deve fare qualcosa a sostegno di coloro che non stanno più bene. Non deve dimenticarsi né di loro né delle loro famiglie, affinché non si convincano che la vita sia finita, e abbiano il coraggio e la forza necessaria per non arrendersi nonostante le avversità della malattia, affinché “la vita non sia bella solo nei film.”

Nei giorni scorsi è uscito in libreria un libro-documentario dal titolo “Io sono qui” nel quale il regista Emmanuel Exitu racconta sette giorni e sette notti della vita di Melazzini, un uomo che ha fatto della sofferenza un valore aggiunto e che nonostante la malattia resta il “protagonista della sua vita”.

Melazzini ha trovato il modo di poter essere utile agli altri, ciò gli ha dato la forza per poter affrontare la sua malattia e non arrendersi ad essa. Il mio pensiero va a tutte quelle persone che ancora non siano riuscite ad accettare la propria condizione, affinché non siano abbandonate a loro stesse, poiché sole e disperate possono credere che il suicidio assistito sia la loro unica soluzione e un diritto. “L’unico diritto che va difeso e reclamato è quello alla vita.”

Cogitoetvolo