Meno di tre mesi alla fine della scuola: countdown o sprint?

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«Facendo un conto, togliendo le domeniche e le vacanze, chi più chi meno, dovrebbero mancare 90 giorni alla fine di questa battaglia! Estate, sole, mare, sabbia, divertimento, libertà: arriviamo». Così recita il post su Facebook di uno studente, ma qualcuno il conto alla rovescia lo fa anche in classe sul calendario dell’aula, ponendo ogni giorno una crocetta, sin da settembre, e ora in effetti si può davvero parlare di conclusione dell’anno scolastico.

È vero, mancano solo tre mesi con davanti ancora le vacanze pasquali e qualche possibile ponte, almeno per coloro che non dovranno affrontare gli esami. Tra i docenti, laddove è stato adottato il quadrimestre, sono state consegnate le valutazioni di metà anno da poche settimane, laddove il trimestre, ci si appresta a nuovi scrutini e a nuove consegne dei risultati prima di Pasqua. Esiste una pagina sul social network che si chiama “Meno tre mesi alla fine della scuola: missione zero debiti” e qualcuno vi scrive: «Estate ma fra quanto arrivi? Per lo meno consoliamoci con le vacanze di Pasqua che presto arriveranno e con le gite che la maggior parte di noi farà, ma io no». In effetti le visite di istruzione non le avevamo considerate, poiché comunque si tratta di ore di scuola, diverse, ma ugualmente ore scolastiche. Poi ci sono i commenti più accomodanti del tipo: «Dipende: quando a scuola mi diverto sono pochissimi, quando mi annoio sto a calcolarmi e a sbarrare i giorni che mi restano».

Insomma saranno pure giorni da “countdown”, ma soprattutto di impegno notevole per tutti, studenti e docenti! È dunque il tempo di rilanciare, di spiegare le vele, dello sprint finale. Qualcuno deve ristrutturare il proprio impegno nello studio per non perdere l’anno, un altro non perdere il ritmo, altri ancora costruire a partire dal tesoro che hanno accumulato. Per i prof non è da meno, poiché da adulti ed educatori si è chiamati a stimolare questo percorso e a testimoniarlo con entusiasmo, forse persino maggiore che all’inizio, nonostante i problemi e la stanchezza. Si tratta cioè di rinnovare la scommessa sull’educazione e sulla cultura con scelte adeguate, atteggiamenti motivanti, azioni di recupero, sostegno e approfondimento, cura ulteriore delle relazioni. Intravedere la fine non vuol dire aver raggiunto il traguardo, anzi è proprio nei pressi di quella fatidica linea che l’incoraggiamento dei tifosi si fa più intenso e sentire maggiormente; e da prof non possiamo che tifare per tutti i nostri studenti, soprattutto quelli più svantaggiati e che non vogliono arrendersi nonostante i limiti e le difficoltà. Il desiderio di tutti nella scuola non potrà essere allora solo quello di finire presto, ma soprattutto quello di concludere nel miglior modo possibile!

Ufficialmente Prof. di Lettere in un liceo di Catania, quando mi tolgo gli occhiali, entro in una cabina telefonica e indosso una tuta col mantello sono anche giornalista, scrittore e educatore...o forse è il contrario?! Sicuramente mi piace vivere con i piedi per terra, lo sguardo in cielo e le maniche rimboccate per agire.