Meno vestiti e più libri

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Le festività stanno trascorrendo e con loro abbiamo osservato quell’assurda foga del comprare, dello spendere, dell’avere assolutamente quel capo di abbigliamento, quel gadget, quel cellulare, quella sciarpa, i cibi più buoni e succulenti, andare al cinema per vedere l’ultimo film uscito. Il periodo degli sconti, subito dopo le festività, poi non fa altro che accentuare questa voglia di avere, invece di placarla.

In tutto questo i libri dei nostri autori italiani, quelli meno conosciuti, ricoprono un luogo di secondo o anche terzo piano per diversi motivi: uno per il fatto che nelle classifiche dei libri più venduti spiccano sempre i soliti noti americani coi loro bestsellers; due perché a volte i libri di autori sconosciuti e molto spesso validi, non vengono proprio comprati perché ignorati dal grande pubblico ovviamente e perché le librerie tendono a nasconderli, quando disponibili, negli angoli meno esposti e più angusti, dove nessuno mette mai occhio.

La mia riflessione su questo dolente tasto sorge spontanea. Perché durante questo periodo di “spendi-spendi” noi tutti non cerchiamo di comprare meno vestiti e recarci più spesso in libreria per tentare di trovare un libro di qualche giovane autore italiano ancora sconosciuto al grande pubblico? Se non si dà l’occasione di essere letti e quindi “giudicati” dal pubblico, nessun giovane scrittore potrà mai capire se quella della scrittura è la giusta strada da intraprendere.

Sta di fatto che l’editoria italiana oggi è un mondo strano, dominato dai soliti noti, dove basta avere un nome per vendere milioni di copie e dove i nostri giovani autori fanno fatica a farsi pubblicare, spesso investendo di tasca propria, ingiustamente, ingenti somme di denaro.

Allora forse è meglio lasciare una maglietta nel banco di un negozio di vestiti e al suo posto comprare due libri di autori nostrani, di cui uno magari regalare: anche se Natale è già andato via fa sempre piacere ricevere regali. Che ne pensate?

 

Cogitoetvolo