Messaggio per non abbattersi

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So bene a cosa stai pensando, te lo si legge in faccia; che tutto quanto, anziché male, va peggio. Che l’amicizia è sempre un rischio e l’amore, bene che vada, un pericolo, una meraviglia a orologeria, che potrebbe esplodere da un momento all’altro. Per non parlare del lavoro, altro tasto dolente di cui è meglio non parlare. E’ chiaro, insomma: credi che peggio di così non possa andare e che la buona sorte non solo ti abbia voltato le spalle, ma ora se la rida di te, povero diavolo.

E sai una cosa? Hai ragione, tutto è come dici; nessun inganno, le difficoltà che hai in mente sono infatti reali: dalla prima all’ultima. Ma ci sono almeno due aspetti da considerare, uno legato all’altro. Il primo è che non esiste resa né panico, a memoria d’uomo, che siano mai serviti a qualcosa: la rassegnazione chiama rassegnazione, la paura nuova paura. Se stai affondando non è dunque il pensiero degli abissi che ti salverà, ma qualcos’altro: col timore di essere una zavorra non troverai mai il coraggio di tornare a nuotare. Cadrai ancora, e ancora.

Posto che lamentarsi continuamente non serve a nulla, devi tenere a mente un secondo aspetto. E cioè che se adesso ti senti triste, molto banalmente, significa che prima non lo eri. Che prima ancora che della felicità – parolone e concetto da maneggiare con attenzione –, avevi una serenità. Quella stessa serenità che ti ha permesso di percorrere della strada, e che potrebbe consentirti di riprenderla. Ma per farlo devi renderti conto che non hai bisogno di chissà quali miracoli, ma solo di capire – anche se sei convinto del contrario – che non sei la causa bensì la soluzione a tutti i tuoi guai.

Gli amici, l’affetto degli altri e la fortuna possono aiutare, certo. Ma non ci sono occasioni per chi le rifiuta a priori, per chi chiude il mondo fuori dal proprio per poi, un po’ alla volta, soffrire fino quasi a soffocare. Viceversa, solo chi è stato in mare aperto, può trovare il desiderio e l’incoscienza per tornarci. E non dire di non esserci mai stato, perché se hai vissuto anche solo sprazzi di quella quiete che ora ti sembra così lontana, sai che esiste; se hai respirato anche solo una parte della bellezza della vita, non puoi evitare di tornare indietro. Non si tratta di trasformare sogni in realtà, ma solo di evitare che la realtà diventi sogno.

Classe '84, sociologo. Sono veneto, ma lavoro a Trento. Appassionato di bioetica, scrivo per alcuni siti e riviste e per tutti quelli che amano e odiano le mie opinioni. Soffro di grafomania ma non ho alcuna intenzione di farmi curare.