Mi dispiace, sono fuori dal pianeta per un po’

0

«Mi dispiace, sono fuori dal pianeta per un po’». Vi sembra una risposta da burlona? È la risposta automatica che, da quando è partita, si riceve dalla posta elettronica di Samantha Cristoforetti, la prima astronauta donna italiana nello spazio.

In questi ultimi giorni è diventata una di noi: un capitano pilota dell’Aeronautica Militare con un sorriso coinvolgente. Una donna che ha sempre bruciato le tappe collezionando successi: diploma al Liceo scientifico di Trento, laurea in Ingegneria a Monaco di Baviera, Sciabola d’onore all’Accademia aeronautica di Pozzuoli. Un fenomeno che non ha mai voluto restare con i piedi per terra: ha collezionato ore di volo perseguendo il suo sogno di bambina, quello di trovarsi a tu per tu con le stelle, con i pianeti, con la galassia.

Non ci si può non affezionare ad una storia così bella. Samantha rappresenta il sogno di ciascuno di noi, e la sua realizzazione. Forse per questo ci appassioniamo alla infinite curiosità che ci raccontano sulla sua missione. Sappiamo quasi tutto di “Futura 42”: gli esperimenti che curerà, e che per quanto possano sembrare incomprensibili a noi, che astronauti non siamo, sono alla base di moltissimi dei progressi di cui godiamo giorno dopo giorno. Ci incuriosisce sapere quali problemi affronterà, quale preparazione ha dovuto sostenere per perseguire il suo sogno. Siamo testimoni dell’emozione che ha tradito quando ha abbracciato calorosamente i suoi colleghi astronauti sull’Iss, e ci sorprende positivamente sapere che, una volta partita, abbia detto alla sua mamma, molto teneramente: «È andato tutto benissimo, abbiamo visto immagini spettacolari, la prima alba e le stelle». È la prova, per noi, che dietro quella tuta c’è una donna, meravigliata come ciascuno di noi di fronte al miracolo dell’universo.

Abbiamo visto partire @astrosamantha (questo il suo nickname su twitter) dallo stesso mitico luogo dal quale partì Yuri Gagarin, nel lontano 1961, e contemporaneamente rivelare tutta la sua sensibilità, dichiarando: «Vado nello spazio con tutta me stessa, con tutto quello che sono e di cui ho fatto esperienza, e porto certamente con me ogni persona che ho incontrato».

Al contrario, però, dei suoi predecessori, Samantha ha dalla sua il vantaggio di non dover lasciare messaggi d’addio sulla Terra. Come è già avvenuto nel caso di Luca Parmitano (anch’egli astronauta italiano, che l’ha preceduta all’ISS) Samantha potrà continuare a dialogare con noi attraverso i social network (twitter e apps appositamente studiate): ci racconterà cosa significherà vivere in un mondo che non è il nostro, ci invierà delle bellissime foto che ci ricorderanno quanto incomprensibile e meraviglioso sia lo spettacolo della natura.

Continuerà nella sua missione, che non è solo Futura 42: è la missione di divulgare il mestiere dell’astronauta, di far comprendere a noi tutti quanto importante sia per il progresso e la vita di noi “terrestri” che ci siano degli uomini e delle donne, coraggiosi, che non hanno paura di oltrepassare le colonne d’Ercole, anche se ciò significa alzare i piedi da terra e tuffarsi nell’ignoto. Sono scienziati, astronauti, ma sono soprattutto uomini, che vanno incontro a ritmi difficilissimi da sostenere, a difficoltà estreme da superare a livello fisico e psichico. Il loro non è un viaggio come tutti gli altri: è un viaggio che cambia il loro modo di vivere, di camminare, di respirare, di dormire, di mangiare, che porta con sé dei rischi per la loro salute e per la loro mente che in virtù dell’amore per la scienza sono disposti ad accettare.

Samantha è una di loro, ma è anche una di noi. È donna, ma questo preferisce che rimanga un dettaglio. Si è fatta tanta pubblicità su questo, come prova della parità di genere, ma la nostra eroina insiste nel dire che «La questione di genere proprio non c’entra nulla in questa avventura, in questo mio sogno di bambina che si avvera, in questo privilegio di rappresentare l’eccellenza della tecnologia italiana ed europea».

La sua intelligenza, la sua passione l’hanno portata fin lì, non il suo genere: sarà per noi un esempio di eccellenza, in ogni caso. Dal canto nostro non possiamo far altro che stare con il naso all’ insù e immaginare i nostri astronauti lì, tra le stelle, a godersi uno spettacolo che non ha eguali.

Rossella Angirillo

Laureata in Giurisprudenza, ho sempre affrontato la vita con intraprendenza e determinazione: è difficile distogliermi da un mio obiettivo e non mi spaventano le nuove sfide. Tra codici e sentenze, nel tempo libero accontento la mia parte sognatrice: sono molto riflessiva, e mi piace affidare alla scrittura tutti i miei pensieri.