Mi hanno detto che il cancro…

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Mi hanno detto che il cibo sbagliato è un’aggravante. Mi hanno detto che il fumo è pericoloso; che ci può essere una predisposizione genetica. Mi hanno detto che corpi estranei ne aumentano il rischio. Mi hanno detto che il sole, verso il quale sorrido e sotto il quale mi abbronzo, incrementa le probabilità della sua apparizione. E allora non bruciare il pane, giù di crema solare, spegni la sigaretta.
Nessuno mi ha mai parlato di come il cancro attacchi silenziosamente, crescendo inosservato nel buio incosciente dell’innocenza di chi, il giorno prima, ne aveva solo sentito parlare. Scivola denso, serpeggiando nella mente, come quelle realtà che tutti conosciamo e temiamo, ma preferiamo tenere lontane. Stai a lungo nell’occhio del ciclone, ignaro di come intorno a te, o meglio dentro di te, la tormenta infuria violenta.
Quando si presenta non c’è scienza, ricerca, cura per l’animo: esplode in pezzi di specchi rotti che tagliano, strappano e feriscono la calma della vita, una quiete che prima sembrava essere colma di problemi.
Davanti al vero dolore, davanti alla fragilità immensa dell’umano, ci riscopriamo superficiali e corrotti. Una è la scelta: essere forti o abbandonarsi.

Quello del cancro è un mondo, ahimè, senza certezze; è un brulicare di slogans lontani e ricerca viva, di scoperta, di sofferenza e di speranza.
Credo nel vulcanico mondo della ricerca, che lotta al di là dell’umano per curare il disumano. Siamo così tristemente accecati da bagliori intermittenti di materiali gioie, di squallidi obiettivi superficiali, di successo, di potere, che ci troviamo a dover combattere non solo le reali malattie, ma anche quelle che da soli ci siamo intrecciati nell’anima e che si saziano della nostra felicità.
Malgrado tutto questo via vai di distrazioni nate dalla noia, di malesseri che si sono nutriti del nostro straripante benessere, ci sono persone, uomini, che ogni giorno lottano.

C’è un giovane, effervescente, brillante, che alla fine della sua giornata sa che l’indomani tornerà in laboratorio, con gli occhi dentro al microscopio.
China su una scrivania vi è una donna, sta sbrigando le ultime doverose azioni quotidiane, correggere un tema, aprire la posta, controllare l’agenda. E’ segnato su un giorno come un altro l’appunto “clinica”.
Una ragazza, senza lavoro, un giorno alla settimana si veste di colore e si mette un naso rosso; entra col sorriso in stanze intonacate di bianco, con l’obiettivo di vederlo riflesso sui docili volti stremati e vestiti da occhi vibranti di ingenuità.
Da qualche altra parte un padre si è addormentato vicino al letto del figlio: il bambino dorme, ignaro del buio che ha rischiato di abbracciarlo.

Quel figlio, svegliatosi, la mattina, attorniato da disegni e fiori e palloncini colorati, sta bene: un’operazione chirurgica lo ha salvato; indelebilmente qualcosa lo ha segnato: non le cicatrici, non i dolori, la nausea, il ricordo sfuocato, ma quel pagliaccio che quando tutto avrebbe potuto crollare lo ha fatto ridere. Il bambino ricorderà quel sorriso donato, quando sarà lui stesso artefice di gioia. Il padre ancora dorme, ma la sua presa stringe la mano del piccolo.
La donna, seduta accanto alla finestra, guarda fuori commossa l’autunno che esplode di colore; in grembo le analisi annuali: tutto va per il meglio.
Può sembrare ora poco realistico tutto questo, un modo fiabesco di vedere la vita. Ma chi è stato molto vicino a un male sa, o meglio, deve, trovare la luce che lo combatta, cercare un sorriso tra le molte lacrime. La vita è un susseguirsi di accadimenti spesso dolorosi e, sì, esiste fin troppe volte il “non lieto fine”. Ma non ometterò il lieto fine in questa storia. Esso è possibile, perché ogni giorno quel giovane ricercatore, insieme a mille altri, tornerà ad appoggiare gli occhi sul microscopio e lì dentro osserverà un mondo pulsare, un mondo vero, che guarisce, un mondo concreto nel futuro, se la ricerca e la speranza continueranno a marciare insieme sul dolore.

Articolo scritto da Elisa Zena

Cogitoetvolo
  • Giovanni Bonfanti

    Hai affrontato una tematica attuale in maniera assolutamente avvincente e originale… meritatissimi complimenti!!!

  • Grande Elisa… Continua a scrivere… Col cuore…

  • Anna Grazia Miano

    Senza parole! Bellissima descrizione di tutto …

  • Dal tunnel del cancro è davvero possibile uscire vincenti a volte grazie al lavoro di tecnici, medici ed esperti che giorno dopo giorno lottano in nome della vita. Ma alle persone che non possono contare ancora su questa guarigione ricordiamo che la scienza non è la risposta a tutto, è ancora concesso credere e sperare in quel miracolo che lascia senza parole i medici più grandi… succede ancora anche oggi nel mondo più tecnologico…

  • Massimiliano Pozzi

    La capacità di Elisa di trattare temi così delicati in modo così espressivo è encomiabile. Congratulazioni!

  • Marco Fio

    Un elogio ad Elisa e alla sua penna è di dovere… Grazie per la delicatezza con cui sei riuscita a toccare un argomento così carico di sofferenza…