Mia madre

0

Moretti ama profondamente raccontarsi al suo pubblico, narrando il lento spegnersi della madre.

Un film di Nanni Moretti. Con Margherita Buy, John Turturro, Giulia Lazzarini, Nanni Moretti, Beatrice Mancini. Genere: drammatico. Durata: 106 min. Italia, Francia, Germania 2015. Data di uscita: 16 aprile 2015. Rating: 14+

Margherita è una regista impegnata nella direzione di un film. Nel frattempo, accudisce, con il fratello, l’anziana mamma ammalata in ospedale…

Durante una lunga e famosa querelle con Nanni Moretti, Dino Risi aveva affermato sagacemente: “Quando vedo un lavoro di Nanni, mi viene sempre voglia di dirgli: spòstati e fammi vedere il film”.
In effetti, Moretti si è sempre posto al centro di ogni suo impegno cinematografico.
Ci ha raccontato tutta la tragicità della sua malattia in Caro diario.
Ci ha resi partecipi dell’emozione che lo ha invaso dopo la nascita del figlio ne La stanza del figlio.
Adesso, Nanni Moretti ci narra un’altra storia, un altro tassello della sua vita, e lo fa accogliendo inconsciamente il consiglio di Dino Risi, “spostandosi” dalla scena, affidandosi un ruolo marginale e lasciando alla bravissima Margherita Buy l’arduo compito di interpretare il suo alter ego.
È come se Moretti amasse profondamente raccontarsi al suo pubblico, considerandolo quasi come un vecchio amico con il quale ci si trova a proprio agio nello sfogarsi, nel raccontare le vicende ordinarie, quasi banali, che attraversano la sua vita. In questo caso, il suo impegno civile, da intellettuale e regista, fa da sfondo ad una vicenda personalissima: la malattia e il lento spegnersi della madre.

Mia madre è un film intimo perché intimi, privati, sono i sentimenti che il regista ha realmente provato quando si è trovato ad affrontare la malattia della mamma, sentimenti che traspone, con assoluta naturalezza, nell’impianto narrativo del film.
Mia madre è però anche un film collettivo, perché assolutamente collettivi e universali sono i temi che affronta: quante persone adulte, immerse nella vita lavorativa, si trovano a fronteggiare le malattie dei genitori anziani? Non è forse un’esperienza comune quella di ritagliare tra i propri impegni il tempo da trascorrere in ospedale con i propri cari per prendersi cura di loro? L’angoscia di Moretti di fronte alla sofferenza di una mamma che credeva immortale, non è forse la stessa che prova ciascuno di noi quando vede i propri genitori malati?

Mia madre è, dunque, un film intimo e collettivo, dal sapore dolce e delicato.
In una pellicola del genere, sembra non esserci spazio alcuno per la politica, tema anch’esso caro alla filmografia morettiana.
Anche se può sembrare paradossale, si può con tranquillità affermare che Mia madre è anch’esso un film politico.
Certo, non c’entra la politica come siamo abituati ad intenderla comunemente, quella fatta di dibattiti e scontri e organi elettivi. Ma non è politica l’idea della protagonista di girare un film su una fabbrica venduta ad un imprenditore americano che, in barba ad ogni accordo (di grande attualità, se si considera la vicenda Indesit), decide di licenziare gli operai in massa ?
Non dovrebbe forse interessare alla politica che i “tagliolini dell’ospedale si incollano”? Non dovrebbe essere la politica a prendersi cura dei cittadini quando sono più deboli?
Non è forse “politica”, cioè che attiene al bene comune, la passione di una professoressa per le materie che insegnava e l’amore, mai dimenticato, per i suoi alunni?
Il film meno “politico” di Moretti è anch’esso, seppur in un modo molto particolare, politicamente impegnato.

Certo, è facile individuare i limiti del lavoro del regista, nel momento in cui gli si “rimprovera” la totale assenza di una visione religiosa della vita e della morte, l’assenza di ogni prospettiva ultraterrena e, quindi, di speranza. Sono queste le critiche che vennero già mosse al suo penultimo film, Habemus Papam, critiche prive di ogni fondamento logico, se si considera che Moretti è un intellettuale evidentemente ateo, se non addirittura agnostico. Sarebbe quindi troppo azzardato pretendere da lui una visione dell’esistenza che non è mai riuscito ad abbracciare pienamente.  

Amo studiare le lingue straniere, ascoltare musica, viaggiare e, naturalmente, leggere. Amo in particolare i classici del passato, poiché sono convinta che solamente conoscendo il pensiero di chi ha vissuto prima di noi, possiamo capire e interpretare nel modo migliore il mondo in cui viviamo.