Mind the gap

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Il terzo episodio delle avventure londinesi di Zaìra Harrison

Dopo La botola nascosta  e La via di fuga , il racconto prosegue (…)

Zaìra si sentiva schiacciare addosso e cominciava a provare uno strano senso di asfissia. Lo spazio personale che aveva a disposizione era davvero scarso. “E per fortuna non è la rush hour” pensò sarcasticamente fra sé e sé. Su quel vagone della Jubilee Line le persone erano accalcate le une sulle altre e vi era un odore davvero nauseabondo. La ragazza cominciò a sudare freddo e sentì un bisogno urgente di bere. Aprì velocemente la cerniera lampo dello zainetto, tirò fuori una bottiglietta d’acqua naturale e richiuse il tutto con altrettanta prontezza. Non si fidava della gente in metropolitana né amava particolarmente viaggiare in quelle condizioni. Tuttavia, con 24 milioni di spostamenti al giorno, la metro di Londra (da tutti meglio conosciuta come Tube), era una delle reti di trasporto maggiormente efficienti e complete al mondo. “Please, mind the gap between the train and the platform.” A quell’annuncio, che (ripensando all’accaduto) le fece venire la pelle d’oca, Zaìra scese alla fermata London Bridge.

Nel frattempo, i quattro amici si trovavano ancora in quel vecchio british pub in stile vittoriano.

«Liam, sbrigati!» Nonostante avesse sentito Zaìra telefonicamente, Susan non si sentiva affatto tranquilla. Al contrario, il tono sommesso dell’amica l’aveva ulteriormente fatta agitaree in testa le si stavano ramificando mille pensieri.
«Che cosa? Perché dovrei? Non ci ha avvisati del suo ritardo e si è fatta aspettare qui per più di due ore senza rispondere al cellulare. E adesso, dato che si trova da tutt’altra parte della città, ti chiede se possiamo raggiungerla al Tower Bridge! Che opportunista!»
James, che fino a quel momento era stato in silenzio senza azzardare nessuna ipotesi in merito al ritardo di Zaìra, aprì finalmente bocca: «Dacci un taglio, Liam. Zaìra è una ragazza intelligente e sensata, non ci avrebbe mai chiesto di spostarci senza una valida motivazione.»
«Sono d’accordo» intervenne Paul, che camminava impazientemente avanti ed indietro per la sala. «È ora di andare… Dove hai la macchina, Liam?»

 

Zaìra superò la nave HSM Belfast, costeggiò la City Hall e si diresse verso il “ponte delle meraviglie”. Aveva sempre apprezzato l’architettura in stile neogotico del Tower Bridge. Le lasciava in bocca un sapore antico, nonostante la sua costruzione fosse iniziata soltanto nel 1886 e completata otto anni più tardi, nel 1894. Al di sotto del ponte levatoio, il Tamigi si snodava sinuoso attraverso l’affascinante metropoli. Se avesse potuto parlare, il fiume avrebbe forse raccontato la forza dei milioni di persone che per secoli e secoli si erano avvicendati lungo le sue sponde…
«Ehi, Harrison, questa volta qual è la scusa? Ti ha rapita un alieno, non è vero?»
Zaìra si voltò di scatto all’indietro. Vide quel pallone gonfiato di Liam che la guardava divertito, poi il resto della comitiva che la raggiungeva a passo svelto.
«Ciao ragazzi, scusatemi tanto» mormorò Zaìra con un tono giustificativo, mentre James la salutava affettuosamente. «Oggi mi sono cacciata in un bel pasticcio…» Sospirò lanciando un’occhiataccia a Liam. Era ancora irritata dal fatto che fosse scomparso per il suo compleanno, senza neanche mandarle un messaggio di auguri.
Susan, che fino a quel momento era stata in preda alla tensione più assoluta, corse ad abbracciarla. «Hai davvero una brutta cera, amica mia!»
«In effetti sei parecchio pallida» aggiunse Paul. «Cosa mai ti è capitato?»

Mentre calava la notte, Zaìra iniziò a raccontare la strana avventura vissuta durante le ultime ore. Narrò agli amici di come, incuriosita, aveva deciso di entrare in quel piccolo negozio di antiquariato, per poi rimanere delusa dall’ambiente abbastanza angusto. A metà strada fra lo stupore e il panico, parlò loro del passaggio dell’abaco, che con le sue rune celtiche aveva fatto spalancare una botola nascosta sotto i suoi piedi. Spiegò i vari tentativi di fuga, il suo timore di essere scoperta da un momento all’altro, nonché la paura per ciò che aveva visto oltre la pesante porta d’acciaio. Descrisse il lussuoso sotterraneo sormontato da enormi capriate in legno e riportò il misterioso dialogo fra i due uomini. Infine, con occhi increduli, raccontò loro di quel bizzarro oggetto magico che, attraverso un passaggio segreto, l’aveva condotta alla via di uscita.
«C-c-cosaa?? » balbettò incredula Susan.
«Stai parlando sul serio?» Paul non credeva alle sue orecchie. Se non fosse che a raccontare era Zaìra, sarebbe già sbruffato in una fragorosa risata…
James era sbiancato in viso. «In effetti tutto questo è davvero strano…»
«Qui…Quindi tu sai leggere le rune celtiche? Quando hai imparato?» chiese Susan, più imbranata del solito.
«Inoltre» la interruppe James, «perché mai l’orologio avrebbe dovuto indicare a te la via di fuga?»
«Non ne ho la minima idea, James», rispose Zaìra perplessa.
«Non siate stupidi ragazzi. Devo ammettere che stavolta sei stata davvero geniale Zaìra Harrison. Complimenti per il racconto, davvero molto fantasioso! Io ne ho abbastanza… Buona notte!»
«Liam, aspetta…» Zaìra lo prese per un braccio, guardandolo dritto negli occhi. «È davvero andata così. Ho tantissimi difetti, ma non sono una bugiarda».
Liam, infastidito, socchiuse le palpebre e, dopo aver inspirato una notevole quantità d’aria, le chiese con tono pungente:«Cosa avresti visto di tanto spaventoso? Su, sentiamo.»
«Quando il signor Earnest digitò il codice sul tastierino a combinazione, la serratura scattò con un rumore piuttosto strano, quasi simile allo sfiato di una vecchia locomotiva a vapore. Accanto al tastierino, si illuminò improvvisamente uno schermo recante la scritta “Mind the gap”. Solo a quel punto, non un attimo prima, si aprì la pesante porta di acciaio. Ricordo che il professore Patrick Knight rimase quasi abbagliato da uno sfolgorante fascio di luce bianca. Oltre la soglia, dopo circa due spanne di vuoto, si estendeva un laboratorio scientifico all’avanguardia, dotato di tecnologie assolutamente avanzate. Il soffitto, dipinto di bianco, era percorso da vari tubi blu di piccole e grandi dimensioni. All’interno di teche di cristallo, erano contenuti vari esemplari di chimere crioconservate.»
«Addirittura! Hai anche riesumato il mito del Minotauro! Davvero ingegnosa!»
«Liam, basta adesso…» intervenne James.
Ma Liam continuava ad essere scettico «E come avresti fatto a vedere tutto questo da sotto un tavolo?»
«Qui viene il bello… » proseguì Zaìra «Ricordi quegli occhiali per cui mi hai presa in giro mesi fa? Quelli che mi ha regalato mia nonna? Mentre ero nascosta, vidi un luccichio blu provenire dalla tasca esterna del trench… Il lapislazzulo incastonato nel lato destro della montatura emanava una luce abbagliante… Così pensai di indossarli».

Michela Guidotto

Eternamente in conflitto con l’altra me, vivo sospesa fra la bussola della ragione e le leggi del cuore. L’ardore che provo per Themis mi ha spinta a coltivare gli studi giuridici. Ma, innamorata dell’archeologia e del mondo teatrale, scrivo nottetempo per dar voce alle diverse sfumature della mia identità, in modo da cambiare volto e rimanere me stessa.