Missione Speranza e Carità

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Via Archirafi, ex disinfettatoio comunale, Palermo. Qui prende vita il sogno di un missionario laico, Biagio Conte, classe 1963. Qui comincia la lotta, senza armi, senza urla, senza comizi, di un uomo inizialmente deluso dalla sua città e dalle future prospettive di lavoro nell’impresa edile della sua famiglia. Biagio lascia casa sua a fine anni ‘80 e vaga come eremita in giro per l’Italia, spinto dall’ardente desiderio di risposte, verità, soluzioni. L’Africa e il desiderio di aiutare i più deboli sembrano chiamarlo a gran voce dopo una tappa ad Assisi, e così torna a Palermo, sua città natale, per salutare i genitori, con un saio, i sandali e un po’ d’incoscienza. Non partirà, troverà l’Africa dietro l’angolo, alla stazione della città che non avrebbe più voluto rivedere. Barboni, prostitute, tossicodipendenti, alcolisti, immigrati, malati di mente, ex detenuti, a cui Biagio dona cibo, assistenza, compagnia. Ha già in mente cosa fare. Chiede al Comune di Palermo di poter usufruire di uno stabile abbandonato in via Archirafi (un ex disinfettatoio appunto), al fine di cominciare effettivamente la sua “Missione” e dare alla povera gente, abbandonata e ignorata da tutti, un luogo dignitoso dove stare. Dopo il rifiuto del Comune, comincia il digiuno (12 giorni) e poi l’occupazione pacifica, che convince le autorità a concedere questa chance. La forza del farsi piccoli, umili. Lì nasce nei primi anni ’90 la “Missione Speranza e Carità”, punto di ritrovo per gli oppressi, i diseredati, i clochard, i delusi. Primo obiettivo: ristrutturare il fatiscente edificio e dotarlo di porte, finestre, servizi igienici…in poche parole renderlo adatto ad un essere umano. Come fare? Il primo passo è forse il più significativo: la povera gente “raccolta” dalle strade diventa artefice del proprio destino, riacquista l’identità e la dignità lavorando alla messa a nuovo dello stabile, cooperando con altri volontari che accorrono da tutta la città. Biagio fa riscoprire a tantissime persone la dimensione salvifica del lavoro. Nasce una prima comunità, in cui l’amore, il rispetto reciproco, la comprensione, il lavoro, l’impegno, hanno la meglio sulle incomprensioni e sulle difficoltà. Un luogo, quindi, dove i disperati non trovano solo cibo garantito (tre pasti al giorno), ma soprattutto calore umano e fiducia nel futuro. Dopo i primi 140 fratelli di via Archirafi, la Missione estende la propria azione con efficacia incredibile: umiltà, collaborazione e spirito di sacrificio sono gli ingredienti vincenti. E’ la volta dell’ex Convento di Santa Caterina di via Garibaldi, in totale stato di abbandono da  24 anni. Anche in questo caso le autorità sono scettiche, ma le penitenze di Biagio (un anno scalzo) e le necessarie mobilitazioni ecclesiastiche, riescono ad avere la meglio. Questa struttura viene quindi adibita all’accoglienza di 120 donne (ragazze madri e non solo) appesantite dal dolore della solitudine. L’ex caserma dell’aereonautica di via Decollati, diventa invece la sede della “Cittadella del Povero e della Speranza”, area dedicata interamente a 500 immigrati provenienti da tutto il mondo, giunti in Italia dopo la fuga disperata da guerra e fame. Anche in questo caso, l’intervento della Chiesa di Palermo è determinante per la riuscita dell’impresa, dal momento che l’Arma dei Carabinieri, proprietaria della caserma, oppone particolare resistenza (chissà perché poi). Detta così, può sembrare facile. Dieci anni di sacrifici, ostacoli, minacce (l’ultima nel 2009 da parte di un uomo furibondo armato di coltello, cacciato dalla comunità per aver scatenato delle risse), tutto per la realizzazione di un progetto magnifico, che nessuno si stanca di raccontare e che i siciliani (non solo palermitani) conoscono bene. Le persone che prestano il loro servizio nella Missione sono davvero tante: si va dagli ingegneri ai fabbri, dagli artigiani ai medici, passando dagli studenti. Infatti, nelle varie sedi della Missione, sono presenti diversi ambulatori gestiti da volontari, per assicurare la salute degli ospiti, ma anche vere e proprie officine in cui questa povera gente impara i mestieri e i lavori più disparati. Inoltre, ogni sera un camper con sette volontari a bordo distribuisce cibo e bevande calde ai poveri della città, seguendo un percorso prestabilito tra le aree più difficili di Palermo. Ogni informazione a proposito dell’opera di Biagio Conte è reperibile sul sito internet dedicato alla Missione: la storia dettagliata, le modalità per rendersi utili, i contatti, le foto e tanto altro. Si dice spesso che aiutare gli altri sia impossibile, che andare in Africa non è sicuramente una cosa immediata, che noi non siamo degli eroi e non abbiamo la buona volontà di tante persone sante. Ciò che ci chiede la società, tuttavia, non è fare cose impossibili in un tempo e in luogo indeterminato. Ciò che ci chiede la società è piuttosto una sorta di “carpe diem”, inteso come azione immediata, qui, adesso, senza indugio, creando, vivendo e condividendo i nostri sogni con un minimo di progettualità sì, ma compiendo, nell’attimo presente, tanti piccoli e coraggiosi passi. Se è vero che l’utopia è irraggiungibile per definizione, tendere verso di essa ci aiuta a camminare. Oggi. Ora.

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.