Molto forte, incredibilmente vicino

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Un film di Stephen Daldry. Sceneggiatura di eric Roth. Con Tom Hanks, Sandra Bullock, Max Von Sydow, Jeffrey Wright. Produzione: Paramount Pictures, Scott Rudin Productions, Warner Bros. Distribuzione: Warner Bros italia. Paese: USA 2012. Genere: Drammatico. Durata: 129′. Uscita cinema: 23/05/2012.

Oskar Schell è un bambino veramente straordinario: un inventore, un Francofilo e un pacifista. Dopo aver trovato una chiave misteriosa che apparteneva a suo padre, morto nell’attentato alle torri gemelle a New York, si imbarca in un viaggio straordinario, una ricerca immediata e segreta attraverso le cinque contee di New York. Mentre Oskar si aggira per la città, incontra una variegata umanità, ognuno un sopravvissuto a modo suo.

11 settembre 2001: una data che sicuramente è rimasta impressa nelle menti e nell’immaginario di ognuno di noi. Ma per un bambino newyorkese, il piccolo Oskar Shell, quella data prende significativamente il nome del “giorno più brutto”. Del tanto amato padre gli rimangono solo sei messaggi in segreteria, che scandiscono con un ritmo disperato l’evolversi dell’attentato alle Torri gemelle, e una misteriosa chiave, associata al nome Black.

Oskar si lancia in una disperata ricerca della serratura che possa essere aperta da quella chiave, rintracciando tutti i 472 Black di New York City, obbedendo all’imperativo paterno “notstop looking”, non smettere di cercare.

Il film, tratto dall’omonimo libro di Jonathan Safran Foer, tocca in profondità la sensibilità dello spettatore mettendo in scena il tentativo di un bambino di portare a compimento la missione che gli aveva lasciato il padre, nella drammatica speranza di continuare a percepire la sua presenza anche dopo la tragica morte. Oskar pone una serie di domande, a cui però il film non riesce a dare risposta alcuna. “Che senso ha la morte? Qual è il significato dell’odio e della violenza che hanno determinato un simile attentato?” Né la vita, né la fede, né l’amore della madre, né tantomeno la ricerca dei Black riescono a dare una risposta. Oskar appare, alla fine del film, un bambino che ha certo elaborato finalmente il lutto per la morte del padre, ma è sempre un bambino che si affaccia sul nulla, che si prepara ad affrontare una vita insensata e senza uno scopo apparente. Un profondo nichilismo sembra attraversare la trama del film: lo spettatore che forse si aspetta una conclusione positiva, una crescita del protagonista, una risposta alle domande che assillano da sempre l’uomo rimarrà deluso.

Probabilmente la prospettiva nichilistica è stata utilizzata per enfatizzare la tragedia che fa da sfondo all’intera storia. Nulla si può dire di fronte all’orrore dell’attacco dell’undici settembre e il nulla ruota attorno alla scena che ritrae il crollo della torre in cui era intrappolato il papà di Oskar: nessuna parola, nessuna colonna sonora …  solo quella terrificante immagine.

Eppure un’opera d’arte, quale è un film, e prima ancora un romanzo, deve non solo porre delle domande di senso, ma fornire per quanto possibile delle risposte, perché è proprio l’arte l’unico modo per riscattarci dall’orrore che spesso attanaglia le nostre esistenze, uno dei mezzi per interpretare la realtà che ci circonda e fornirle un senso, una motivazione, una spiegazione. Sotto questo punto di vista, che potremmo chiamare filosofico-ideologico, il film è molto deludente.

Un po’ perplessi lascia anche il comportamento tenuto dal protagonista. Nonostante sia appena undicenne, Oskar si atteggia in realtà come un adolescente problematico, in piena crisi esistenziale. Il rapporto conflittuale con la madre, condito da litigi e da insulti immotivati urlati con rabbia, stride all’interno della storia, anche perché la figura materna si comporta con il figlio in modo impeccabile: lo ama profondamente e lo segue silenziosamente, cercando di non interferire nella sua affannosa ricerca.

Da apprezzare molto, invece, la rappresentazione della città di New York, con le sue strade, la metropolitana, i negozietti, l’enorme diversità etnica della gente che vi abita … Sembra quasi di percepire l’odore della città, di entrare in una New York sconosciuta e, proprio per questo, affascinante.

Vedere questo bimbo che vaga per le strade, accompagnato silenziosamente dal nonno muto che ha trovato nella scrittura un modo per sopravvivere, affascina e commuove. Peccato, però, che la commozione dello spettatore sia limitata a queste poche scene.

Amo studiare le lingue straniere, ascoltare musica, viaggiare e, naturalmente, leggere. Amo in particolare i classici del passato, poiché sono convinta che solamente conoscendo il pensiero di chi ha vissuto prima di noi, possiamo capire e interpretare nel modo migliore il mondo in cui viviamo.