Morte di un uomo felice

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Genesi curiosa quella di Morte di un uomo felice, il libro che ha meritato a Giorgio Fontana il premio Campiello 2014. Aveva scritto un paio di anni fa Per legge superiore, un romanzo che raccontava l’animo travagliato del magistrato Roberto Doni, incerto se la giustizia fosse la semplice, fredda, applicazione di norme che regolano l’agire sociale o non piuttosto una ricerca della verità dei fatti, la appassionata ricostruzione della colpevolezza o innocenza di un uomo.

Il tema della natura della giustizia evidentemente gli era rimasto dentro come un tarlo, se subito dopo Fontana ha sentito il bisogno di continuare a raccontarlo.

Questa volta il protagonista è Giacomo Colnaghi che di Doni è collega e amico. Siamo nel 1981 e Colnaghi è un giovane giudice, cresciuto in provincia operante nella procura di Milano. L’Italia è ferita dal terrorismo delle brigate rosse e il magistrato è chiamato a indagare su una cellula scissionista di queste, responsabile dell’omicidio a sangue freddo di un politico democristiano.  Anche Colnaghi, come il collega Doni, è un uomo che si pone molte domande: fervente credente, forse più per tradizione familiare che per una fede profonda, è tormentato dal dubbio su quale sia, in fondo, il suo vero ruolo come giudice.

Al racconto dell’inchiesta condotta da protagonista si alterna il racconto della storia di suo padre, Ernesto, un operario di provincia che nel 1943 entra a far parte di un gruppo partigiano. Un uomo semplice, che non ha studiato ma che cerca giustizia per sé e per la sua gente, per la sua famiglia, che vuole sfuggire all’oppressione dell’invasore tedesco. Il padre, che il figlio quasi non ha conosciuto essendo morto durante una rappresaglia, sono accomunati da questa ricerca.

Giustizia: Colnaghi si trova a parlarne, in un interessante dialogo, con una professoressa di teologia inchiodata a una sedia a rotelle che lo invita a riflettere sul giudizio di Dio e sul perdono; ne parla con il figlio dei medico assassinato che, pur avendo solo quindici anni cerca vendetta per la morte del padre; ne parla con un brigatista, pronto a morire per difendere la sua idea secondo cui la società è ingiusta e l’unica arma che il popolo vessato ha per far valere i propri diritti è la violenza e anche l’omicidio se necessario, pur di far comprendere ai ‘padroni’ che le cose devono cambiare; ne parla con il figlio Daniele, timido e introverso, che durante le vacanze è vittima di un pestaggio da parte dei compagni di giochi.

Nella pulizia dell’espressione e nella linearità della narrazione, come nella ricchezza dei dialoghi c’è tutta la formazione filosofica di Fontana. Definisce il suo stile un po’ ‘saggistico’: più che di intrecci articolati va in cerca di temi forti, che ama sviscerare. Sa farlo in modo non saccente e accademico, ma in modo vero, sincero, gradevole, attraverso i suoi personaggi. Il suo ‘dittico sulla giustizia’, è vero, forse parla più alla testa che al cuore, ma lascia un buon sapore in bocca, l’impressione di avere passeggiato insieme a Colnaghi su un sentiero di riflessione, di avere fatto strada.

I personaggi di Fontana, infatti, riflettono passeggiando. Per questo per lui sono così importanti i luoghi. La città fa da sfondo alle passeggiate e alle riflessioni di Colnaghi. Come già in Per legge superiore, nelle pagine di Morte di un uomo felice c’è una forte presenza di Milano. Lì era via Padova lo scenario, qui è piuttosto il Casoretto, in zona Lambrate. A Fontana piacciono le periferie, i quartieri pieni di vita e di contraddizioni. Pur non essendo la sua città –è nato a Saronno, ma ha vissuto a Caronno Portusella (VA)- la trova affascinante e trasmette al lettore questa sua passione.

Delle varie morti raccontate (il politico assassinato, il padre Ernesto, le vittime delle brigate rosse) solo alla fine del romanzo si capisce chi sia l’uomo felice del titolo. Resta la domanda su quale sia il fondamento di questa felicità. Forse l’essere a posto con la propria coscienza, forse un diligente compimento dei compiti affidatici dalla società, forse il sapersi accontentare di ciò che si ha, senza avere la pretesa di risolvere ogni cosa.

Libro consigliatissimo per chi affronta studi di diritto e per chi crede che la giustizia sia un bene prezioso.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Morte di un uomo felice
Autore: Giorgio Fontana
Genere: Romanzo
Editore: Sellerio
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 261
Guido Vassallo

Insegno in una scuola media, ma la cosa che mi piace di più è imparare. Per questo leggo, per questo parlo con la gente e mi stupisco ogni volta dell'infinità dello spirito umano.