Musicanti in metro

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Chi vive in città italiane dove c’è la metropolitana, sa bene che la cosa più normale è trovarsi non solo in mezzo a tanta gente accalcata, ma anche a musicanti di ogni genere e tipo. Inizialmente credevo fossero solo alcuni di origine dell’Europa dell’est, che cantavano, o tentavano di cantare, canzoni italiane o addirittura romane… mentre ultimamente il fenomeno sta cambiando. Credo nell’arco di non più di due settimane d’aver visto un cambiamento enorme. Forse le persone hanno capito che con l’elemosina si può "far soldi" (?), forse non hanno nulla da perdere (cosa cui non credo: tutti abbiamo qualcosa da perdere, anche "solo" la dignità di esseri umani), forse sono in preda alla disperazione…

Il primo giorno ho visto un ragazzio mio coetaneo. Cantava qualche canzone inglese, facilmente orecchiabile e nota a tutti, che ora non ricordo. Ben vestito, curato, faccia pulita. Bazzicava tra i treni con la chitarra in spalla mentre cantava, e lo guardavo incuriosita e quasi fiera, pensando al coraggio che aveva nell’allenarsi a suonare davanti a tutti e chiunque solo per il gusto di farlo, senza vergogna. Ma alla fine della canzone mi ha lasciato senza parole: lui stesso, quel ragazzo ben vestito e curato, passa per chiedere soldi, spicci. Mi colpisce: come mai? Che succederà a questo ragazzo? Perchè arriva a questa sorta di umiliazione, davanti a tutti, in una grande città, tra una metro e l’altra, suonando e cantando per pochi spicci? E’ riuscito ad evitare gli sguardi di disapprovazione che ci sono tipicamente quando passano gli zingari in metro, perchè lui era pulito, ma non era lì per puro intrattenimento. Per puro intrattenimento ci sono, a via del Corso, dei ragazzi che ballano hiphop e chiedono degli spicci anch’essi, ma loro si divertono e mettono su un vero e proprio spettacolo, che per loro è anche allenamento. Invece quel ragazzo non si divertiva…

Pochi giorni dopo salgo in metro e vedo una bellissima signora, distinta, con una fisarmonica appresso. Si siede in due posti liberi, occupandoli tutti e due (tra lei e lo strumento), e inizia a suonare. Non suonava come chiunque altro: si lasciava trasportare dalla musica, era nelle note che suonava, interpretava con l’anima invece di fare pressione meccanica su dei punti precisi corrispondenti a precise note. Mi colpisce ancora: wow! Una signora elegante che suona con tale trasporto! Chissà come mai! Forse solo per il gusto di farlo, forse solo per allietare il mio, il nostro viaggio verso la scuola, l’università, il lavoro… forse vuole proprio trasmettere il bello della musica: perchè la musica ti penetra il cuore e non ne esce, ti modella l’animo e l’umore, ti scolpisce nei pensieri… e lei era lì a fare tutto questo. Lei per me è stata di ancor più meraviglia quando ha chiesto degli spicci… Mi chiedevo e chiedo: com’è possibile che una signora elegante, curata, distinta si debba ridurre a chiedere 50 centesimi o poco più a persone ben meno acculturate di lei?

A volte sembra che il mondo vada alla rovescia… Non mi dispiace sentire della buona musica in metropolitana, ma mi fa soffrire vedere delle persone con tante capacità ridursi ad uno stato di umiliazione e prostrazione. Soffro per loro, penso e mi chiedo quale sia la loro situazione vera, vorrei quasi fermarli e fare loro tutte le domande che mi vengono in mente, eppure mi fermo perchè non voglio toccare la ferita che li ha portati lì, in metropolitana… Non credo sia frutto della crisi. Non credo neanche sia intrattenimento per quelle persone. Cosa li spinge allora, e dove pensano di arrivare con così poco? Sembra che mettano il corpo e l’anima disponibili al pubblico ludibrio, quando meriterebbero di essere trattati come uomini, e non come persone più o meno fastidiose che suonano quando uno vuole sentire la sua musica nell’iPod, studiare i suoi libri mentre va a scuola o chiacchierare con gli amici dopo la colazione al bar…