Nathalie, sospesa tra le note

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Se al titolo del suo cd Vivo sospesa si aggiungesse una “coda”, tra le note, si avrebbe un ritratto senza dubbio preciso di Nathalie Giannitrapani. Lei, infatti, ha praticamente vissuto tra le note musicali, fin dall’età di 13 anni, quando inizia a studiare sugli spartiti.
Una passione impetuosa, che si alimenta di giorno in giorno, e che fa decidere alla giovane artista romana di seguire un’unica strada: quella della musica. Percorso tortuoso e non facile, ma Nathalie non si risparmia. Partecipa e vince dei concorsi, fa concerti, forma la band nu metal Damage Done, che poi si scioglie, entra a far parte del cast dei musical Les Misérables e La storia infinita.

Insomma, le occasioni per mettersi in mostra non mancano e lei sembra sempre a un passo dal fare quel grande salto che, però, non arriva mai. Arriva invece l’anno scorso X Factor, un’altra chance per dare una scossa alla carriera. E la scossa, finalmente, c’è: Nathalie vince il popolare talent con una sua canzone, In punta di piedi, e con l’omonimo EP entra ai piani alti delle classifiche.
È il passaporto che serve alla cantautrice per sbarcare all’ultima edizione del Festival di Sanremo, dove presenta Vivo sospesa. Non vince, e non si piazza nemmeno fra i primi tre, ma la settimana dopo il suo omonimo cd di debutto è tra i più venduti, segno inequivocabile che Nathalie è piaciuta.

L’album, d’altra parte, delinea un’artista dalla forte sensibilità con undici canzoni composte da lei stessa, in equilibrio tra ruvidezze rock e delicati intimismi, sostenute dalla sua bella voce, duttile ed espressiva. Un esordio, insomma, di valore.

Quali “sensazioni” ti sono rimaste di Sanremo?
Sensazioni belle e vorticose. In effetti, mi avevano annunciato che sarei finita in una specie di frullatore mediatico che, al di là della frenesia dei continui appuntamenti, mi ha comunque divertita: una volta nella vita si può fare. Certo, l’aspetto più coinvolgente riguarda ovviamente l’esibizione. Ero molto curiosa di scoprire che cosa si potesse provare a cantare sotto i riflettori dell’Ariston e con una grande orchestra alle spalle…

E cosa hai provato?
Un’emozione travolgente. Avevo cercato di prepararmi un po’ nel salire sul palco, ma una volta davanti al microfono, ho “sentito” davvero l’importanza di quel palcoscenico, sai che lì è passata buona parte della storia della musica leggera italiana. E rimanere tranquilli è davvero difficile.

Sei soddisfatta del risultato ottenuto?
L’importante, per me, era andarci con un brano che mi rappresentasse in pieno, che avesse una sua coerenza artistica con il mio percorso. Il piazzamento nella gara, poi, conta fino a un certo punto: la risposta che sta avendo il mio cd dal pubblico è largamente positiva, segno che le mie canzoni sono apprezzate.

Hai accennato alla “coerenza artistica”. Quanto è stato difficile mantenerla intatta?
In realtà, sono sempre riuscita a seguire una mia strada senza dover fare delle “guerre” per imporre le mie idee. È fondamentale capire cosa si vuole e se ciò che si fa possa essere anche adatto a contesti diversi da quelli cosiddetti underground che ho frequentato. Nel mio caso, ho sempre fatto musica per esprimere i miei stati d’animo, senza forzature, perché è anche il modo migliore per farmi stare bene. Se poi le mie canzoni trasmettono emozioni ad altre persone, non posso che essere felice.

Hai fatto tante esperienze diverse, anche rilevanti. Eppure per emergere c’è voluto X Factor.
Ho deciso di giocare la carta del talent perché bisogna ammettere, con tutta onestà, che campare di sola musica o arte, ieri come oggi, è quasi impossibile se lavori nelle retrovie. X Factor mi ha dato quindi un’altra possibilità per amplificare la mia musica. E anche qui, ci sono andata con le idee chiare, presentando canzoni che mi rappresentassero. Poi non avrei mai immaginato che sarei riuscita a vincere.

Il tuo cd sembra rivelare una doppia anima, delicata e grintosa a seconda dei pezzi. È proprio così?
Sì, e riflette un po’ la mia identità. Ho un lato più “aggressivo”, pur essendo di indole pacifica e timida, che si sfoga in brani dall’andamento rockeggiante, frutto anche dell’ascolto e dell’ammirazione per artisti come Janis Joplin o i Pink Floyd; e poi c’è l’altro lato, quello intimista, che tocca la sfera personale, dove cerco di cristallizzare o superare alcuni momenti significativi della mia vita.

Scorrendo i testi, tornano con una certa frequenza parole come “paura” e “tempo”. Che relazione hanno con te?
Non è facile spiegarlo, anche perché scrivo in modo istintivo e spesso è il suono stesso delle parole che si plasma con la frase musicale, dando loro un ulteriore significato. Poi, per esempio, la paura è uno stato d’animo che tocca tutti quanti e piuttosto che rimuoverla, io preferisco affrontarla o accettarla in qualche modo. D’altra parte, scrivere è anche una maniera di esorcizzare alcune problematiche della vita: mi piace l’idea della canzone come rito di passaggio, come aiuto per superare momenti difficili o capire determinate cose.

Nel brano Vivo sospesa dici: “La vita si trasformerà cambiando colore, rendendo il dolore un punto di forza in tempeste di vento”. Come si rende il dolore un punto di forza?
È un discorso molto soggettivo. Con il dolore, prima o poi, dobbiamo tutti inevitabilmente farci i conti e non sono mai passaggi belli della vita. Tuttavia, sono convinta che serve per rafforzarci, per conoscerci e per capire come affrontare le cose domani: in noi, ci sono tante risorse per andare avanti, magari senza dimenticare ciò che si ha, eredità indispensabile da usare per quando tornerà il bello.

Chiudi il cd con un pezzo in francese, Manteau noir, ispirato al surrealismo. Ami questa corrente artistica?
Sì, mi piace ciò che esprime sia dal punto di vista pittorico, con i grandi Magritte e Dalì, sia letterario con Apollinaire. In verità, il brano non è stato scritto con qualcuno in mente di particolare, ma è il risultato dell’atmosfera che si è creata quando l’ho composto ad avermi condotta al surrealismo, a quel tipo di mondo dove albergava la fantasia, il sogno, la libertà.

Articolo tratto da Dimensioni Nuove

 

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