Nel cuore del barocco

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Il Salento, ricco di uliveti secolari sprofondati nella terra resa rossa dalla presenza del ferro, è un territorio dalla bellezza intensa e segreta da scoprire lentamente. La natura selvaggia, il silenzio dell’entroterra, i mutevoli colori che seguendo il percorso dei raggi del sole scandiscono l’alternarsi delle stagioni rappresentano un sicuro rifugio dove lasciare libero il pensiero.

Un paesaggio certamente mistico cui si contrappone il rito della taranta, che nelle notti afose di agosto rapisce le energie in un estenuante ballo a piedi nudi. La leggenda racconta che anticamente le contadine venivano addormentate a causa del morso di un ragno velenoso nascosto nei campi, la tarantola. Per svegliarle veniva suonata una musica, la pizzica, che le costringeva a danzare per ore senza mai fermarsi.

Percorrendo le strade salentine, circondate da pagliare, masserie, trulli, muretti a secco si ha la sensazione che questa regione non sia stata ancora pienamente scoperta dal turista italiano, mentre sembra essere più apprezzata da quello straniero, irlandesi e scozzesi al primo posto, i quali hanno comprato le masserie più belle per farne luoghi di pace e di ristoro. Tra i luoghi più attraenti della penisola salentina è Lecce – antico centro messapico – divisa fra i due mari l’Adriatico e lo Ionio, sintesi ed espressione di un territorio dalle caratteristiche uniche in cui si snodano i paesi della Grecìa salentina: Sternatia, Soleto, Galatina i più vicini che conservano inaspettati gioielli di architettura barocca.

Il tedesco Ferdinand Gregorovius nel 1882 definì Lecce la “Firenze dell’ epoca del barocco”, apprezzata soprattutto per le sue belle chiese e i suoi palazzi nobiliari in pietra leccese: la pietra locale di un bel colore caldo e dorato, che già nell’architettura barocca aveva dato l’esempio più grande della sua plasmabilità. L’effetto è quello di un palcoscenico di pietra popolato da cariatidi, telamoni, ippogrifi, santi, putti, stemmi, festoni rigogliosi di fiori e di frutta. Il Barocco leccese è chiamato plateresco per la somiglianza con quello spagnolo e manifesta la sua esuberanza nella elegante e suggestiva Piazza Duomo che ospita anche il Vescovado e il Palazzo del Seminario, unico esempio in Italia di piazza chiusa tanto che fino al 1761 l’accesso di notte era impedito da un portone in legno. L’esempio più famoso e più tipico del Barocco leccese è rappresentato dalla facciata della basilica di Santa Croce, più sobrio il suo interno. Il motivo è storico: l’influenza della tradizione romanica aveva caratterizzato tutte le basiliche da un ampio e freddo interno, a significare che la chiesa è spazio diverso da quello profano di ogni giorno.

Immancabile poi la visita al castello di Carlo V, dominatore assoluto della storia europea della prima metà del Cinquecento, oggi luogo di mostre che confermano il museo nel suo codice di comunicazione a lui più consono, ossia come tecnologia della memoria e della identità. Lecce, racchiusa tra le sue mura cinquecentesche, è resa piacevolmente pedonalizzata nel tratto di strada che collega Piazza Sant’Oronzo a Piazza Mazzini passando dalla via Trinchese amata via per il passeggio cittadino, mentre il centro storico raccoglie tutte le antiche botteghe della carta pesta, artigianato di gran pregio. Una città amante della musica e del suo cittadino più illustre, Raffaele Attilio Amedeo Schipa meglio conosciuto come Tito, che in dialetto leccese significa “piccoletto”, tenore di chiara fama del primo Novecento che viene ricordato con affetto e devozione dai suoi concittadini. Ogni giorno, infatti, a mezzodì la sua voce risuona – armoniosa e vibrante – nella Piazza di Sant’ Oronzo protettore della città che dall’alto la guarda e la protegge.

Ma il Salento come tutta la Puglia è terra di odori, di colori e di una cucina dai sapori forti di matrice contadina e proprio per questo autentica e genuina. Come resistere alla tiella? piatto tipico regionale che unisce la terra e il mare come le patate, il riso e le cozze. Tra i dolci imperdibile è il pasticciotto – uno dei primi prodotti De. Co. – realizzato artigianalmente con la pasta frolla e la crema pasticcera si aggiunge ad una ricca selezione di raffinate squisitezze. Per le vie del centro storico anche nelle ore più tardi della notte è possibile ascoltare gli accordi delle chitarre che allegramente accompagnano un continuo via vai di colorate biciclette, di studenti universitari e di rilassati turisti, i quali si lasciano coccolare dalla simpatia e affidabilità dei suoi abitanti.
Una Puglia dunque tutta da scoprire, che ha dato i natali all’impressionista Giuseppe De Nittis nel 1846, il quale soggiornò a lungo a Londra e a Parigi, capitale indiscussa della pittura ottocentesca, dove riuscì perfettamente a inserirsi nel clima cosmopolita ed europeo di quegli anni, acquistando fama e grandezza internazionale. Descrisse nei suoi quadri e ospitò nella sua casa la raffinata ed elitaria borghesia parigina, i volti delicati e gli eleganti vestiti delle loro donne, amanti del salotto e dei suoi ricevimenti mondani, frequentati tra gli altri anche da Manet, Degas, Van Gogh, Sisley e la Principessa Mathilde Bonaparte Demidoff, sua amica e convinta sostenitrice. De Nittis ha fissato nelle sue tele con struggente malinconia la luce, l’aria e il cielo del paesaggio pugliese rendendolo eterno. Basterebbe osservare “La strada da Napoli a Brindisi” per rimanere incantati da un paesaggio che nulla ha da invidiare a quello pur suggestivo e magnifico di Saint Rémy De Provence, musa ispiratrice dei paesaggi di Van Gogh.

La costa salentina offre poi spiagge e mare da sogno, calette, riserve naturali dal paesaggio unico e incontaminato. Lecce è anche la città che per la sua intensa vita intellettuale meritò l’appellativo di Atene delle Puglie, che è opportuno ricordare come auspicio per un futuro sempre pieno di luce: quella luce che doveva “rendere l’azzurro smalto profondo del cielo meridionale” di cui De Nittis scriveva nel suo taccuino, nel suo zibaldone di pensieri e di cui andava orgogliosamente fiero.

 

Giornalista. Membro della Direzione e Responsabile della sezione Cinema e TV.Scrive anche per Cronachedigusto.it, FoodieDrivers.it, Geapress - Agenzia di Stampa. Vincitrice della Borsa di Studio Norman Zarcone, assegnata dall'Ordine Giornalisti Sicilia