Nel lungo viaggio verso Itaca

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Non importa chi eravate fino a quel momento, quel viaggio sarà destinato a cambiarvi per sempre.

Eccoli lì sull’uscio: zaini in spalla, carichi di sogni, ansie e aspettative. Le gambe che tremano, lo stomaco che brontola, le mani incerte, la testa che ripete a sé stessa che le cose da non dimenticare, quasi come i versi di una qualche poesia imparata a scuola.

Accanto a loro il papà, la mamma, i fratelli, a volte anche i nonni, chi conosce l’importanza di quel momento e probabilmente vorrebbe riviverlo. Si perché il viaggio che i protagonisti della nostra storia si accingono a compiere non è dei più comuni, dei più facili, ma ricco di intemperie, ostacoli da superare e tanti obbiettivi da raggiungere. Uno di quei momenti che determinano chi sarai. Le paure sono tante, nessuno sa cosa li aspetterà durante la strada.

Lo immaginano o lo cominciano a immaginare  solo quando quello zaino tanto pesante verrà posto sulle loro spalle. E lì capiranno che è il momento dei saluti, degli arrivederci, degli adii. Da lì in poi saranno a chiamati a camminare da soli. Il viaggio verso Itaca ha inizio proprio adesso.

Non importa se accompagnato dall’annuncio di un’hostess o dal fischio di un capostazione. Non importa chi eravate fino a quel momento, cosa pensavate, cosa sognavate, voi siete lì e in quell’istante quel viaggio sarà destinato inevitabilmente a cambiarvi per sempre.

I viaggi, siano questi di lavoro, di piacere, di esplorazione, o siano questi esodi legati a povertà, guerre o calamità, contengono tutti una chiave di lettura del senso della vita. Si sceglie Itaca perché si è tremendamente ambiziosi, perché si va alla ricerca di una vita migliore, perché si è solo dei semplici sognatori, perché in fondo si sogna di poter cambiare il mondo.

Nelle favole che ci venivano raccontate la sera prima di chiudere gli occhi tutto era più semplice: le scelte giuste erano le più facili da prendere, i buoni erano sempre destinati a prevalere e i cattivi a essere sconfitti. Non mitici eroi greci, non leggendarie divinità, non ciclopi o fantomatiche maghe ma gli antagonisti di questo oscuro viaggio saranno mostruose lavatrici, pirotecnici fornelli, scoccianti tubi che perdono e rumorose caldaie guaste.

Ebbene sì: in poco tempo si scoprirà come il bagno non abbia un automatico sistema di pulizia, che non esista alcuna domestica pronta a lavare, stirare, asciugare qualsiasi nostro indumento, si capirà come prima di un’importante uscita il sabato sera, davanti a una macchia sulla vostra camicia preferita,  la formula magica “Mammaaa” non basterà a salvare la situazione. Quando le prime difficoltà arriveranno, quando quella foto sbiadita vi renderà tremendamente nostalgici, quando la pasta verrà insipida, quando i maglioni avranno cambiato colore, quando quella luce verde all’orizzonte apparirà vi estranea, continuate a tirare dritto.

Ci insegnavano da piccoli che cadendo si impara a rialzarsi, a essere forti e a non piangere; la maestra, dopo averci punito, ci spiegava giustamente che sbagliando si impara- dimenticando, soprattutto- che sbagliando si cresce.

Quando arriverete a Itaca, un giorno forse, ringraziatela, perché finalmente sarete degli adulti. Perché diventare adulti non significa soltanto perdere qualche capello e prendere qualche chilo. Significa dover prendere delle scelte, avere il coraggio di rischiare, e non aver mai il rammarico di voltarsi indietro.

Solo quando metterete piede nella terraferma, potrete voltarvi e solo allora capirete che il vostro viaggio sarà finalmente concluso.

 “E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso”

Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso

già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare”

 

 

 

Giuseppe Currao

Studente di ingegneria, amante del mondo, della bellezza,dei numeri. La scrittura mi pemette di unire la letteratura con la scienza, due mondi apparentemente distanti ma in verità molto vicini, complementari, indispensabili l'uno per l'altro. Cerco di vivere la mia vita alla costante ricerca di un'incognita"x", in grado di dare una risposta a tutte le mie domande, permettendomi di volgere lo sguardo oltre la "siepe". Come scriveva Montale"sotto l’azzurro fitto del cielo qualche uccello di mare se ne va; né sosta mai, perché tutte le immagini portano scritto: più in là”!