Nella pelle di Noemi

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Anche a X Factor sembra vigere la “legge di Sanremo”: chi non si piazza tra le prime posizioni, ottiene poi più successo dei vincitori stessi. Al Festival, i casi sono innumerevoli, da Vasco Rossi a Zucchero passando per i Negramaro, per fare qualche nome. All’edizione dello scorso anno del talent show, la regola sanremese si è verificata con Noemi, all’anagrafe Veronica Scopelliti, di Roma.

Lei non è nemmeno arrivata nel girone finale, ma la sua voce graffiante e passionale non è passata inosservata alle orecchie dei discografici ed è arrivato il contratto. Il primo risultato è stato un mini cd, Noemi, uscito nell’aprile scorso, che trascinato dall’ottimo singolo Briciole, ha conquistato il disco d’oro per le vendite surclassando alla grande i finalisti di X Factor, a cui ha lasciato le… briciole.

Il secondo colpo vincente Noemi lo ha messo a segno in autunno, pubblicando il suo primo album, Sulla mia pelle, che si è arrampicato subito in alto nelle classifiche. Un lavoro dai gusti variegati, che spazia dal blues al pop passando per il rock, impreziosito da qualche firma importante, come gli Hot Gossip e Francesco Bianconi dei Baustelle, e con un bel duetto con Fiorella Mannoia nel singolo apripista L’amore si odia.
Un cd di alto livello, che conferma come l’X Factor, quel “di più” che dovrebbe distinguere gli artisti dai comuni mortali, Noemi sembra avercelo per davvero e garantirle un solido futuro.

Mini cd e album di successo: hai fatto un “uno-due” degno del miglior pugile. Cosa stai provando?
Sono tanto felice quanto sorpresa. Mi sembra di essere una bambina sotto l’albero di Natale quando spacchetta i regali. Meno male che i discografici mi hanno dato fiducia: l’eliminazione dal talent show escludeva un contratto, è andata bene e il pubblico ha gradito le mie canzoni.

Quanto ci è voluto per raggiungere questo risultato?
Ho iniziato a suonare il piano a 8 anni, poi a 11 sono passata alla chitarra come mio papà, che era un bravo musicista, e intanto cantavo nel coro scolastico. La mia prima esibizione l’ho tenuta in un ristorante a 15 anni: c’era un amico di mio padre che intratteneva il pubblico in sala e ho cantato un brano di Frank Sinatra. L’applauso caloroso che ho ricevuto mi ha incoraggiata a seguire la strada della musica.

Quali ostacoli hai dovuto superare?
Il più difficile è stato durante la crescita, quando ho cambiato voce, ritrovandomi in una tonalità bassa che non mi piaceva: per un po’ ho smesso, ma poi ho ritrovato fiducia in me stessa. Ho iniziato così a esibirmi soprattutto dal vivo: tanti locali, piccoli concerti, in gruppi e da sola, esperienze che comunque sono servite a migliorarmi.

Hai tentato anche di andare a Sanremo.
Sì, nel 2007 ho partecipato a Sanremo Lab, lo spazio ufficiale che il Festival dedica ai giovani da cui escono tre concorrenti. Sono arrivata nel girone finale, ma è andata male. Evidentemente non era ancora il mio momento. Ci vuole un po’ di fortuna, come in tutte le cose: bisogna essere al posto giusto nel momento giusto.

E il tuo posto giusto è stato “X Factor”. Cosa ti ha dato di più il talent show?
Al di là della visibilità, mi ha fatto fare un salto di qualità dal punto di vista professionale. Morgan mi ha condotto in territori musicali che non avevo mai esplorato, facendomi cantare brani sempre diversi. Inoltre, è stata una bella esperienza sotto il profilo del confronto umano e artistico con gli altri partecipanti.

Speravi di vincere?
Vincere non so, pensavo però di arrivare alla serata finale. Devo ammettere che all’ultima sfida eliminatoria Jury ha meritato di superare il turno, aveva più benzina di me: io ero davvero a corto di energie. Certo, alla luce di quello che mi sta accadendo oggi, è stato meglio così.

Intanto hai partecipato all’ultima edizione di “X Factor” come ospite. Che sensazione hai provato?
Un mix di sentimenti, dalla malinconia allo spaesamento nel non trovare più Simona Ventura, e anche felicità nel salire sul palco a proporre L’amore si odia al fianco della straordinaria Fiorella Mannoia.

Già, la Mannoia, che avevi incontrato sempre nel talent show.
Avevo cantato con lei Quello che le donne non dicono e mi era sembrato un sogno… E adesso averla complice in un mio brano è il regalo più bello che potesse farmi. Fiorella per me è sempre stata un punto di riferimento preciso. Vive la musica totalmente, per esprimere ciò che prova dentro di sé, e ogni suo disco segna una crescita artistica nel suo percorso. È l’esempio da seguire.

Intanto c’è il tuo disco, dai contorni variegati. Lo hai voluto disegnare proprio così?
Sì, mi è piaciuto spaziare tra generi diversi per mettere in risalto le varie sfaccettature della mia voce. Sono tutti brani in cui credo, coerenti con i miei gusti musicali, altrimenti non riuscirei a cantarli.

Nel cd, colpisce anche la collaborazione con Bianconi. Com’è nata?
Gli è piaciuta la mia voce e ha scritto questo pezzo, Per colpa tua, che mi ha inviato. È un brano bellissimo, un po’ ironico, dall’atmosfera tipica dei Baustelle. È stata anche una piccola sfida nel cantarlo, vista la sua struttura diversa dal mio stile.

Il brano che titola l’album, invece, è una tua composizione. Ti prepari a diventare cantautrice?
Non è nelle mie intenzioni. Spesso, quando canto, mi accompagno con la chitarra o il pianoforte, e Nella mia pelle è spuntata circa due anni fa. L’ho fatta ascoltare durante la lavorazione del disco, è piaciuta. Ma è l’eccezione che conferma la regola: a dirla tutta, le mie canzoni non sono mai all’altezza di quelle che mi propongono.

Hai avuto carta bianca nella realizzazione del disco?
Con la casa discografica ho un rapporto costruttivo. D’altra parte sarebbe controproducente non tenere conto del mio stile, del mio modo di cantare. Io e il produttore Diego Calvetti, che mi segue dal 2003, abbiamo lavorato in piena libertà: aperti a ogni suggerimento, ma alla base dell’album ci siamo sempre solo noi due.

Tra tanta musica, hai trovato il tempo anche di laurearti.
Non ho mai tralasciato gli studi. Mio papà mi ha sempre detto quanto fosse importante farsi una cultura, al di là di ciò che poteva accadere con la musica. Così, mi sono data da fare su entrambi i fronti: aiuta ad ampliare i propri orizzonti, ad avere una sensibilità diversa.

Articolo tratto da Dimensioni Nuove

 

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