Nessuno è somaro

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Disturbi specifici dell’apprendimento: non chiamiamoli “disturbi” ma modi diversi di apprendere

Dsa: disturbo specifico dell’apprendimento. Una sigla che si sente sempre di più nelle scuole, già a partire dalla scuola primaria, e che caratterizza un ampio spettro di difficoltà legate all’apprendimento, tra cui dislessia, discalculia e disgrafia. Si tratta di difficoltà permanenti, che oggi vengono diagnosticate grazie ad opportuni test cognitivi. Il termine “diagnosi” rimanda sempre alla presenza di una malattia e in questo caso la terminologia medica si rivela inopportuna. Un individuo a cui viene riconosciuto un Dsa non ha alcun disturbo, quanto una diversa organizzazione di alcune aree del cervello deputate all’esecuzione di un particolare compito. Questa diversità comporta l’incapacità nello svolgimento di una certa attività, che sia la lettura o il calcolo, ma non influisce in alcun modo sull’intelligenza dell’individuo. Per anni si è quindi pensato che questi studenti fossero pigri o svogliati e la loro difficoltà è stata liquidata con il perentorio giudizio; «è intelligente ma non si applica»Giacomo Stella e Marina Zoppello, entrambi psicologi, ci raccontano in questo saggio le caratteristiche dei Dsa, partendo dalle testimonianze di chi li vive e soffermandosi sui risvolti psicologici di un insegnamento che non considera queste diversità.

In una società in cui veniamo giudicati sulla base delle nostre prestazioni, parlare di Dsa diventa un dovere morale. Il sistema scolastico si è avvalso per anni di un insegnamento che fosse uguale per tutti, caratterizzato da una didattica precisa, che rispecchia le modalità di apprendimento del 90% degli studenti. Un modello dove la creatività e la capacità di andare incontro agli studenti in difficoltà rimangono a discrezione dell’insegnante, diventando qualità rare. Purtroppo la scuola italiana è rimasta per molti versi quella di vent’anni fa, nonostante l’introduzione nel 2010 della legge 170, che prevede l’attuazione di una didattica personalizzata per gli alunni a cui viene certificato un Dsa. Ma dai racconti che aprono ciascun capitolo di questo saggio, emerge una scuola che è ancora dormiente sul tema e che ancora non ha capito l’impatto psicologico che ha sulle vite dei suoi studenti. Da luoghi di formazione, gli istituti diventano campi di battaglia, in cui le famiglie devono scontrarsi con quei docenti che non accettano l’esistenza di percorsi alternativi per l’apprendimento.

Occorre ricostruire un’alleanza educativa a partire proprio dagli studenti con Dsa, che sembrano talvolta essere la cartina di tornasole sullo stato di salute della scuola italiana.

Il sistema scolastico dovrebbe essere il primo investimento che uno Stato fa per promuovere il suo sviluppo. L’idea fondante, proposta da molti pedagogisti come Piaget e Montessori, dovrebbe essere quella di una scuola che mette ognuno dei suoi studenti nelle condizioni di dare il massimo. Dovrebbe essere un luogo sicuro, il ponte tra l’infanzia vissuta in casa e l’età adulta che ci vede protagonisti della società. Invece sono tantissime le testimonianze di chi ricorda l’età scolare come un piccolo inferno, in cui le difficoltà del singolo vengono derise, facendolo precipitare nel pozzo dell’inadeguatezza. Non si può comprendere la cattiveria che caratterizza alcuni docenti e forse sarebbe opportuno effettuare delle selezioni che valutino la capacità del docente di interfacciarsi con chi ha delle difficoltà accertate. In una scuola che vuole essere democratica, non ci si può permettere di escludere chi ha delle incapacità certificate. Il prestigio di una scuola dovrebbe essere misurato sulla sua capacità di integrazione, non di selezione.

Da questo libro emerge che intorno ai Dsa c’è ancora una forte stigmatizzazione. Chi li ha, ne parla con vergogna. I genitori che scoprono che le difficoltà certificate dei figli sono anche le loro, si dicono sollevati per aver capito di non essere “somari” ma rimpiangono di non aver potuto sviluppare i loro talenti durante il percorso scolastico. I professori che hanno a loro volta un Dsa, lo tengono nascosto, per paura di ciò che i loro colleghi potrebbero dire di loro. Troppi docenti vedono negli strumenti compensativi una scorciatoia, una comodità. La strada da percorrere per ottenere un’istruzione democratica è ancora lunga ed è compito degli insegnanti costruire una didattica che «dà a ciascuno il suo tempo e riconosce pari dignità ai diversi modi di apprendere».

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Nessuno è somaro
Autore: Giacomo Stella, Marina Zoppello
Genere: Saggio
Editore: il Mulino
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 160
Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.