Nessuno suona come lui

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Ero seduta ad un tavolo del Blue Notedi Milano, preoccupata per la versione di latino del giorno dopo. Aspettavo la mia mousse al cioccolato con una certa ansia, erano le nove meno cinque. In meno di trecento secondi avrei sentito suonare il leggendario Giovanni Allevi.

Il mio maestro di pianoforte mi aveva avvertito: nessuno ha mai sentito suonare qualcuno come lui. Io non ci credevo. Mi aspettavo un giovanotto con tanti capelli, un sorriso vivace e una voglia matta di suonare, nient’altro. Quando in sala le luci sono sfumate ed il pubblicò ha iniziato ad applaudire, mi sono sentita improvvisamente impaziente. Ho alzato gli occhi dalla mia mousse, che nel frattempo era arrivata, e ho cercato con lo sguardo Giovanni. I miei occhi hanno passato in rassegna un mucchio di persone: una signora bionda, una ragazza molto alta, un signore con una parrucca? mi sono fermata di botto. Il signore con la parrucca era Giovanni Allevi!

Le luci lo hanno inquadrato e ho potuto vedere con evidenza che non era una parrucca la sua, bensì un ammasso di capelli. Sorrideva, più emozionato di noi e ci guardava con tenerezza. Congiungeva le mani e ci ringraziava con gli occhi. Poi si è seduto al pianoforte. Tutte le mie ansie e preoccupazioni sono svanite.

Giovanni guardava lo strumento con amore, sorridendo, pronto per entrare nel suo personale stato di trance. Si è piegato leggermente verso la tastiera, vi ci ha posato sopra le mani e ha iniziato a suonare. La musica era talmente dolce, talmente carica di emozioni che non ho resistito: mi sono commossa. Una lacrima mi ha rigato la guancia destra ed il mio cuore si è avvicinato come non mai alla musica. Il maestro accarezzava le note, chiudeva gli occhi sorbendo la melodia e inspirava profondamente quasi a voler far entrare la musica in sé.

Mi sono piaciute tutte le canzoni, lui ne suonava una lenta e poi una un po’ più vivace per rallegrare lo spettacolo. Probabilmente la mia preferita è stata “Qui danza” poiché si concentrava talmente tanto da vedergli il fumo uscire dalle orecchie. Le sue mani si muovevano con così tanta velocità che facevo fatica a seguirle. Ha suonato circa sette brani da tutti e tre i suoi album. Ricordo “Come sei veramente”, “Back to life”, “Qui danza” e tante altre. Per ultima ha suonato la sua preferita: “Prendimi”. La canzone si è conclusa e per un secondo, mentre lui lasciava che l’ultima nota abbandonasse il piano, ci siamo guardati ed il mio corpo è stato percosso da un piacevole brivido di gioia.

Grazie Giovanni.

 

Cogitoetvolo