Nobel al detenuto Xiaobo. L’occidente apra gli occhi

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Oggi (lo scorso 10 dicembre, ndr) è il gran giorno del Nobel per la Pace a Liu Xiaobo, premiato per il suo “lungo e non violento impegno per i diritti umani fondamentali in Cina”. Ma l’attivista cinese (che è un cattolico dichiarato) non potrà essere a Oslo per ricevere l’onorificenza, perché detenuto in un campo di lavoro a Liaoning, nel nordest del Paese, dove si producono elementi elettronici che arrivano nei Paesi occidentali.

Oggi è quindi il giorno giusto per riflettere sulla natura totalitaria del regime vigente in Cina, che troppo spesso sembra oggetto di rimozione da parte di un mondo libero (il nostro) preoccupato di ingraziarsi un mercato immenso e in continua espansione. Quella natura totalitaria non si manifesta solo nel trattamento riservato a Liu Xiaobo e va a onore della Norvegia aver resistito alle indecenti pressioni cinesi per sabotare la cerimonia del Nobel. Pressioni accolte invece da Paesi (Russia, Kazakhstan, Colombia, Tunisia, Arabia Saudita, Pakistan, Serbia, Iraq, Iran, Vietnam, Afghanistan, Venezuela, Filippine, Egitto, Sudan, Ucraina, Cuba e Marocco) i cui ambasciatori non saranno presenti.

In Cina è assente qualsiasi forma di libertà religiosa, mentre la legge sul figlio unico impone aborti forzati al nono mese. Va ricordata all`occidente distratto anche l’eloquente vicenda di Zhao Lianhai, incarcerato per aver difeso i diritti dei bambini menomati dal latte alla melamina. Come si ricorderà, nel 2008 si scoprì che molte fabbriche usavano quella sostanza – impiegata nelle materie plastiche – per simulare un maggior contenuto proteico del latte in polvere per neonati. Morirono almeno sei bambini e circa trecentomila ebbero danni renali irreversibili. Zhao Lianhai, padre di una bambina malata, decise di creare un sito web che diventò punto di riferimento per tutti i genitori dei piccoli colpiti dalla melamina, allo scopo di ottenere i risarcimenti necessari alle cure.

Ma dal 2009 Zhao Lianhai è in carcere e le ultime notizie dicono che ha rinunciato (immaginiamo quanto spontaneamente) a fare appello contro la condanna a due anni e mezzo, comminatagli per aver “gravemente turbato l’ordine pubblico”.

Cogitoetvolo