Noi 4

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Un film diretto e sceneggiato da Francesco Bruni. Con Fabrizio Gifuni, Ksenia Rappoport, Lucrezia Guidone, Francesco Bracci. Produzione: Beppe Caschetto con il sostegno di IBC movie. Fotografia: Arnaldo Catinari. Scenografia: Roberto De Angelis. Distribuzione: 01 Distrbution. Paese: Italia. Anno: 2014. Durata: 90 minuti. Genere: commedia. Uscita: 20 marzo 2014. Target:14+.

La giornata di quattro componenti di una famiglia, una volta felice e ora divisa tra mille problemi e nevrosi …

 Attento, leggero ma solo in apparenza. Impegnato senza eccedere in inutili virtuosismi. Così potremmo definire il nuovo film di Francesco Bruni, che torna sul grande schermo dopo l’esordio cinematografico del 2011 con Scialla!. Questa volta il regista romano ha deciso di non raccontare soltanto le dinamiche semplici e grottesche che intercorrono tra un padre e un figlio, ma la storia di una famiglia in cui ogni componente è a suo modo protagonista della vita che è impegnato a vivere. Ognuno di loro è caratterizzato da quel bagaglio di sensazioni disfunzionali che scombussolano irrimediabilmente anche chi quasi per caso incontra questi personaggi dietro il grande schermo. Perché noi 4 è il ritratto della famiglia dell’Italia di oggi. E’ il focolare domestico del nuovo millennio che di accogliente e caloroso ormai ha ben poco. E’ l’emblema della quotidianità semplice che viene bombardata costantemente da storie sempre nuove e sgangherate.

Noi 4 è la fotografia non troppo impolverata che tiriamo fuori ogni volta che siamo presi da quella forte nostalgia di tornare a come eravamo perché, a volte è difficile accettare come siamo. In noi 4 ci siamo tutti noi con il nostro equilibrio tanto precario quanto severo e attento, perché il mondo di oggi ci consente di accelerare, ma a patto di avere riflessi pronti per riuscire a frenare quando è necessario.

E forse proprio a Ettore, padre quarantenne allo sbaraglio con così poca voglia di lavorare da marcire nella sua ottusa irresponsabilità, manca quel piede sul freno che dovremmo avere sempre pronto per capire in che direzione stiamo andando. Perché la via che ha scelto, o si è trovata a scegliere la sua famiglia, non è quella che una famiglia felice dovrebbe mai imboccare. La via che il sedicente scultore, tanto sfaticato quanto egocentrico, Ettore e la stacanovista moglie Lara, ingegnere edile alle prese con la costruzione della rete metropolitana della Capitale, hanno intrapreso è quella di una separazione che costa cara. Una separazione, questa, che pesa incredibilmente sui due figli della coppia, Emma e Giacomo, l’una aspirante attrice  che non calca mai il palco, dotata di quel finto spirito libero che la spinge a rinnegare la realtà in cui vive per occupare un teatro e a partire, se possibile, all’insaputa di tutti. L’altro figlio della coppia, Giacomo è ormai alle soglie dell’adolescenza. Vive con la pretesa di sentirsi già grande perché il liceo è cosa da grandi e la cotta per la sua compagna di classe non è mica cosa da bambini.

Mentre tutti stanno facendo i conti con una realtà che sta loro stretta, si trovano poi a scontrarsi e a incontrarsi il 13 giugno, un’apparente giornata come tutte le altre, in cui, però, il piccolo di casa deve affrontare i suoi primi veri esami, quelli di terza media. E così dall’alba al tramonto, sforando nella sera, seguiamo la vita ansiogena di Lara che mattiniera è già pronta per la sua lezione di spinning (ma la frenetica corsa a vuoto su quella bicicletta, dalla quale non vuole scendere, non è forse metafora di una vita fatta di sola fatica e di tanto lavoro che le hanno tolto il piacere di vivere?) e alle continue chiamate da quel cellulare che non può fare a meno di tenere tra le mani per poter pianificare a distanza le vite degli altri. Poi seguiamo la vita di Ettore che ama poltrire e non conosce la fatica. “Ci siamo separati per portare la bellezza ai quattro angoli del mondo”, dice alla figlia ventitreenne Emma, che fatica ad ammetterlo, ma ama il ricordo di quella famiglia con cui ci si divertiva tanto al luna park tra noccioline sgranocchiate e virtuali corse ai cavalli. Ama quell’unione che due genitori non dovrebbero mai perdere perché i figli, se abbandonati, rischiano di essere sedotti da vane speranze e dolci-amare illusioni.

E infine, in quest’afosa giornata di inizio giugno seguiamo la vita di Giacomo che in quanto a maturità fa concorrenza a tutti, con la sua capacità di guardare il mondo con un’onestà che è ormai rarità.

Tra tenerezza e rabbia, tra dolci sorrisi e amare paure, tra baci negati e abbracci appena sfiorati, i 4 si affrontano trovandosi all’interno di dinamiche sempre nuove perché l’interazione multipla non smette di coinvolgere i personaggi in profondi dialoghi. Come quello inaspettato all’isola tiberina tra la figlia Emma e la madre Lara che, con urla frenetiche e silenzi che paiono interminabili, gridano al mondo i loro fallimenti e tutto l’amore di cui hanno ancora bisogno.

Nessuno in questa storia, che è la storia di tante famiglie italiane alla deriva ma con tutto l’interesse a ricominciare senza più sbagliare, si può salvare da solo. E alla fine è l’esortazione di Ettore che pare dire con un filo di voce a Lara “se ci amiamo ancora, proviamo a sopportarci”, ad aprire uno spiraglio di speranza per questa famiglia che va salvata a tutti i costi.

Senza mai cedere a inappropriate facezie o abbandonarsi in superflui sentimentalismi, la scrittura di Bruni appare durante tutto il corso del film capace di arrivare diretta allo spettatore, che si sente così coinvolto come se tra quei 4 ci fosse proprio lui stesso. Lo spettatore riesce quasi a sentire la fatica fisica di Lara che corre da una parte all’altra della città e trattiene a stento le lacrime, l’imbarazzo malcelato di Ettore quando non ha denaro sufficiente per pagare il conto del ristorante o il batticuore di Giacomo che finalmente si dichiara alla sua compagna di classe della quale è innamorato da anni. O ancora il fallimento di Emma che solo alla fine capisce che la realtà è meglio del sogno, anche quando non la si vuole accettare per ciò che è.

Con leggerezza che non è mai frivolezza Bruni ci regala, dunque, uno spaccato di vita quotidiana tanto reale che la finzione lascia il posto alla verità, e ci ricorda che solo se lo si vuole davvero amor vincit omnia et nos cedamus amori.

 

 

Amo leggere, affidare i miei pensieri alla scrittura e viaggiare per scoprire la bellezza di tutto ciò che mi circonda. I classici latini e greci sono la mia più grande passione – e di questi ho fatto la mia ragione di vita -, insieme all’arte e alla pittura.