Non chiamarmi Cina!

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Le storie di adolescenti sono quasi un genere letterario a sé stante, ormai. La narrativa fa man bassa di storie estreme di bullismo, anoressia, isolamento, insicurezza. Sono storie in cui troppo spesso i genitori sono assenti, gli educatori non convincenti, gli adulti lontani. Alcune case editrici hanno inaugurato delle collane rivolte a ragazzi o che parlano di ragazzi e, stando ai titoli e alle vicende che raccontano, i teenagers che presentano sono persone fragili, senza progetti, disilluse. Quando amano sembrano oppresse da uno strano pessimismo. Alla redazione di C&V ne arrivano diversi, di questi romanzi. Tra quelli che abbiamo ricevuto ce n’era uno che parlava di un gruppo di ragazzi che si conoscono su internet e che sono accomunati dal fatto che tutti hanno pensato di suicidarsi; un altro racconta di un giovane autolesionista che per farsi accettare si rompe le ossa da solo; un altro di un tizio che lotta per fare accettare alla sua famiglia la sua condizione omosessuale. E via andare.

Perciò mi ha fatto piacere ricevere da Giunti Non chiamarmi Cina!, di Luigi Ballerini. Un romanzo breve, che, con lo stile leggero e immediato di un diario, racconta l’amore di Antonio, detto Toto, e Rossana, una ragazza conosciuta in metropolitana quasi per sbaglio (un classico…). Lui ha diciassette anni, frequenta il quarto dello scientifico, ha poco feeling con il latino e moltissimo con il calcio, invece, nel quale eccelle, tanto da sognare una carriera da professionista. Lei ha la stessa età ed è cinese. La mattina va a scuola ed è bravissima, il pomeriggio fa la cameriera nel ristorante (cinese, ovviamente) dei suoi genitori. I due si piacciono, ma c’è qualcosa che li tiene distanti: pur essendo nati e vivendo nella stessa città, sembrano venire da due pianeti lontanissimi, perché la Cina è veramente distante, e Toto sembra non capirlo…

Attorno ai due protagonisti si muovono altri personaggi. La cosa che colpisce di questa storia è la normalità di tutti: i compagni di squadra di Toto, un po’ bastardi come tutti gli amici veri, sanno consolare e gioire col loro amico; i genitori (una volta tanto non separati, né stressati, né strani, ma normali e sinceramente preoccupati della crescita del figlio) lo lasciano libero di fare le sue scelte ma quando c’è da intervenire lo fanno con responsabilità e tatto; Anna, la simpatica amica del cuore di Rossana, solare e furba, sa come mediare nel momento in cui i due protagonisti litigano, e lo fa restando al suo posto. Ma soprattutto colpisce la delicatezza con cui è trattato l’amore adolescenziale, un misto di dolcezza e di difficoltà. La dolcezza che Toto e Rossana provano non trova il suo sfogo naturale e quasi necessario, come troppo spesso capita in storie analoghe, nell’andare a letto. Le difficoltà che sorgono dopo il primo entusiasmo che fa perdere la testa, legate alla reciproca accettazione, non sfociano in violenza, in chiusura e in un dolore patologico. Sono, invece, fonte di maturazione. In questo senso il finale (aperto) della vicenda è davvero originale, nella sua semplicità. E profondamente umano.

Tutto questo ha una spiegazione. L’autore di questo romanzo, oltre ad avere l’esperienza di padre di quattro figli, è un medico psicanalista e quindi sa dove mettere le mani al momento di ‘entrare’ nell’animo dei personaggi. È lui stesso, nella postfazione del libro, a raccontare come i protagonisti siano due persone in carne ed ossa che in momenti diversi ha incontrato, con cui ha parlato, e che lo hanno ispirato. Ma che si siano conosciuti e amati, però, è frutto della sua immaginazione: «A loro dedico con affezione queste pagine, pieno di gratitudine per avere condiviso con me la loro storia individuale. A te, vera Rossana, e a te, vero Toto, auguro di trovare una buona bussola con cui orientare la vita e compiere le scelte che vi portano all’età pienamente adulta. Ciò che di voi mi avete permesso di sapere e conoscere mi fa ben sperare: per voi stessi e, in qualche modo, per la società tutta. Così bisognosa dei vostri slanci, dei vostri desideri e delle vostre domande».

Se proprio un appunto si vuole fare al romanzo è un leggero autocompiacimento dell’autore, che in qualche passaggio, nell’usare un gergo giovanile e un po’ scanzonato, sembra voler dire: ‘io lo so che cartoni animati guardate, che musica viaggia nei vostri i-pod, che abbreviazioni usate nei vostri messaggini, che parolacce usate’. Ma si può essere indulgenti, la narrazione scorre veloce ed è piacevole, e al termine della lettura rimane un sapore positivo, di speranza, che al giorno d’oggi è impagabile.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Non chiamarmi Cina!
Autore: Luigi Ballerini
Genere: Sentimentale
Editore: Giunti
Età minima consigliata: 13 anni
Pagine: 142
Guido Vassallo

Insegno in una scuola media, ma la cosa che mi piace di più è imparare. Per questo leggo, per questo parlo con la gente e mi stupisco ogni volta dell'infinità dello spirito umano.