Non chiamateli cartoni animati

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Molti li chiamano “cartoni animati”, per gli appassionati invece sono film d’animazione e, per costoro, i migliori sono quelli giapponesi, chiamati anche “anime”, diminutivo di “animeshon” (animazione). Sono dei veri e propri film, non sempre destinati ad un pubblico infantile e in ogni caso adatti anche ad un pubblico adulto. Differiscono molto dai “cartoni” della Disney, le cui trame sono spesso tratte dalle favole e che, comunque, per lo più sono legate a tematiche tradizionali, quali l’amicizia, l’amore, la lotta tra il bene e il male. Gli “anime” giapponesi, invece, sorprendono per i temi affrontati, come l’onore o la vendetta.

Tra i registi di anime giapponesi più importanti nel mondo c’è Hayao Miyazaki. Tutti i suoi film portano con loro una filosofia, sempre coerente, che si oppone al progresso sfrenato a discapito della natura, che racconta con suggestive metafore il passaggio all’età adulta e risulta comprensibile ad un pubblico giovanissimo senza per questo nascondergli realtà quali la morte, la nostalgia o la separazione, veri e propri tabù di un certo cinema d’animazione occidentale.

Il pubblico italiano lo sta scoprendo solo negli ultimi anni, grazie a una distribuzione tardiva dei suoi titoli degli anni ’80 e ’90, quali “Totoro”, “Porco Rosso”, “ La città incantata” (premio Oscar come miglior lungometraggio animato) o “Kiki – Consegne a domicilio” (film del 1989 distribuito solo oggi nel 2013). Guardare i suoi film ci permette di guardare il mondo con gli occhi semplici e colmi di meraviglia di un bambino e di ricordare cose che abbiamo dimenticato; se consideriamo il cinema come possibilità di osservare la realtà da un diverso punto di vista possiamo capire quanto sia importante la sua arte. Non a caso A. Kurosawa, uno dei grandi maestri del cinema mondiale, una volta dichiarò: “Talvolta lo paragonano a me. Mi dispiace per lui perché lo abbassano di livello”.

La protagonista dell’ultimo film uscito in Italia , Kiki, è una streghetta di 13 anni che, come vuole la tradizione del suo paese, lascia la sua casa per vivere un anno da sola in una città straniera. Incontra molte difficoltà che dovrà affrontare senza l’aiuto dei suoi poteri magici. Per guadagnarsi da vivere, inizia a fare consegne a domicilio veloci utilizzando la sua
scopa volante. Le difficoltà che la ragazzina incontra e che deve superare, in una città caotica e non sempre accogliente, sono metafore delle difficoltà che incontra qualsiasi ragazza/o quando deve lasciare il mondo confortevole dell’infanzia per passare ai problemi dovuti alla ricerca di una propria autonomia e della propria identità durante l’adolescenza.

Nei film di Miyazaki il rapporto fra bene e male assume un taglio particolare: i buoni non sono mai del tutto buoni e i cattivi mai del tutto cattivi, hanno tutti le loro motivazioni il che li rende molto più umani e reali. Per fare un esempio, in “Ponyo” la protagonista arriva molto vicina a causare la distruzione del mondo, ma lo fa per il suo comportamento infantile, non per malvagità. Anche l’amore è trattato in modo particolare e viene spesso visto come la soluzione ai problemi. Sempre in Ponyo il fatto che Sosuke voglia bene a Ponyo, anche se è un pesce, basta per fermare l’apocalisse; anche in “La città incantata” l’amore fra i due protagonisti è il mezzo per spezzare un incantesimo. Poi vi sono ricorrenti tematiche femministe: per esempio in “Porco Rosso”, ambientato durante la seconda guerra mondiale in Italia, tutti i mariti sono in guerra e le donne lavorano al posto loro ottenendo risultati anche migliori, specialmente in lavori che, soprattutto a quel tempo, era considerati prettamente maschili, come il lavoro in fabbrica o la progettazione di aerei. Altri temi ricorrenti sono quelli del volo, che era una passione del Miyazaki bambino; il pacifismo e il lavoro, visto come impegno per essere utili al prossimo e alla società, non per guadagno o per affermazione personale. La ricerca del progresso, inoltre, non è demonizzata, anzi la tecnologia viene vista quasi come magia, sempre a patto però che non vada contro la natura. C’è sempre infatti anche un accenno ai danni dell’inquinamento.

Insomma, veri e propri film, con tematiche adatte a tutti e di grande attualità.

Articolo scritto da Meriem Bahria

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