Non dirlo al mio capo

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Un film di Giulio Manfredonia. Con Vanessa Incontrada, Lino Guanciale, Giorgia Surina, Chiara Francini. Produzione: Lux Vide. Rai Uno a partire dal 28/04/2016. Target: Tutti.

Lisa Martinelli è vedova con due figli. La sua situazione è drammatica: non ha i soldi per pagare il mutuo della casa e, pur essendo un avvocato, non ha ancora trovato un lavoro. Dopo alcuni tentativi falliti proprio a causa della sua condizione di madre con due figli a carico, viene presa infine come praticante presso lo studio Vinci perché si è dichiarata senza impegni familiari.

Lisa ha 34 anni, una laurea in legge, due figli e una ipoteca sulla casa. Rimasta vedova è costretta a raccontare qualche piccola bugia sulla sua vita privata, pur di essere assunta dal brillante avvocato Enrico Vinci, allergico ai legami e alle collaboratrici con prole. Maldestra e disorganizzata, Lisa si sente spesso incapace di conciliare famiglia e lavoro.

Eppure da bambina Lisa sognava di diventare Barbie presidente, Barbie sposa e Barbie mamma. Era sicura che sarebbe riuscita in tutto. Adesso, invece, non riesce a spiegarsi perché ogni giorno che passa la sua vita va letteralmente a rotoli. Non riesce proprio a capire perché per trovare un lavoro, bisogna necessariamente amare il Tibet, avere un cane ed essere single. Le continue bugie che è costretta a raccontare nello studio dove lavora, poi, la inducono a vivere tra perenni sensi di colpa che finiscono per renderla fin troppo accondiscendente con i figli, soprattutto nei confronti di Mia, giovane e irrequieta adolescente. A darle una mano sarà la sua eccentrica vicina di casa, Perla, apparentemente anaffettiva …

Delle difficoltà quotidiane che deve affrontare una madre che lavora narra, dunque, Non ditelo al mio capo, la nuova fiction di Rai Uno, ambientata a Napoli, con Vanessa Incontrada e Lino Guanciale.Una fiction che racconta l’inevitabile storia d’amore tra i due protagonisti, ma con un buon ritmo, buoni dialoghi e con una grande pregio: i casi legali sono sempre secondari rispetto alle vicende personali dei protagonisti. Proprio per questo la fiction targata Lux Vide, è stata accusata di essere troppo moralista e di avere un tono troppo gioioso nei confronti della vita nonostante tocchi dei temi molto delicati: mancanza di lavoro, malattia, adolescenza, rapporto genitori-figli.

Un pregio in realtà, secondo chi scrive, che non rimane l’unico: il successo più grande di un avvocato, suggerisce la morale della fiction, sta nel riconoscere sempre e comunque i valori umani che stanno dietro alle singole cause. Lo stesso Enrico Vinci si rivela, puntata dopo puntata, una persona meno superficiale di quanto voglia apparire agli altri e in grado di distaccarsi dal guadagno a tutti i costi e dalla rigida interpretazione della legge, riuscendo a calarsi perfettamente nelle difficoltà che attraversano i suoi clienti o di quelle della controparte.

Anche questa volta la Lux Vide conferma, quindi, la sua filosofia di vita nel raccontare delle storie che abbiano una morale e probabilmente un lieto fine. Storie che in questa fiction, dicevamo, toccano anche il tema dell’adolescenza e quello di una grave malattia che non si sa come andrà a finire …

 

Giornalista. Membro della Direzione e Responsabile della sezione Cinema e TV.Scrive anche per Cronachedigusto.it, FoodieDrivers.it, Geapress - Agenzia di Stampa. Vincitrice della Borsa di Studio Norman Zarcone, assegnata dall'Ordine Giornalisti Sicilia