Non è una scelta di fede, sono solo le nostre figlie

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BOLOGNA – "Piccole così e dentro la pancia, o alte un metro, per noi non cambia nulla: sono esseri umani, sono bambine, basta questo". Mette il pollice e l’indice a C, poi il palmo orizzontale, si aiuta coi gesti, anche perché dietro quel sorriso disarmante per qualche attimo passa un’ombra e la voce non vuole saperne di uscire. È davvero un ragazzo il papà di Lucia e Rebecca, nonostante un velo di barba sembra più giovane dei trentacinque anni o giù di lì che deve avere, e vestito così, con pantaloni corti, sandali e la maglietta di un’associazione di solidarietà ha l’aria del caposcout.

È uscito di casa, in fondo al paese, per togliere la macchina dal sole. Fra un po’ forse dovranno mettersi in viaggio per Bologna, per vederle ancora una volta, solo per vederle, perché "non c’è altro da fare adesso". Si ferma, stringe la mano dei cronisti perché è una persona educata, non perché abbia voglia di parlare. Dal primo piano della casetta bianca giungono voci di bambini e i rumori di stoviglie di una colazione casalinga. "Sapevamo che prima o poi la notizia sarebbe uscita, ma non vogliamo dire nulla a nessuno, non vogliamo che nessuno venga a chiederci nulla, per favore non fateci trovare la gente e i fotografi davanti alla porta, abbiamo altri due figli e dobbiamo tutelare la loro serenità. E poi cosa c’è di più da dire?".

Non so: desideri, speranze, scelte. Le scelte che si dovranno fare, che nessuno vuole fare ora. Gli unici ad aver fatto una scelta finora siete stati voi. "Non c’è stato nulla da scegliere. Era ovvio che saremmo andati fino in fondo". Nessuna differenza con i due figli che già hanno. Vista l’ecografia, non avete chiesto una pausa per riflettere? "Solo qualche consulenza per capire quali sarebbero stati i passi successivi da fare. Ma quando le abbiamo viste in quell’immagine, erano già le nostre figlie". Ci vuole una grande forza d’animo, una grande convinzione, una grande fede forse. "No, non è questione di religione. Io poi non è che sia così…" e con le mani diritte davanti a sé fa il gesto di chi poggia una scatola su uno scaffale. Come a dire: non così inquadrato. "Mia moglie ha più legami di me".

Lei è in contatto da tempo con l’Associazione Papa Giovanni XXIII di Rimini, quella di don Oreste Benzi. Da loro hanno avuto anche, per qualche tempo, un bambino in affidamento. L’associazione fa opera di sensibilizzazione per l’accoglimento della vita e aiuta le coppie di fronte ad una maternità difficile. Sul sito, c’è la frase di Don Benzi: "Ogni bimbo che nasce è il sorriso di Dio sull’umanità". Avete chiesto conforto anche a loro, magari? "È stata una scelta tutta nostra – risponde il padre delle gemelline -. Una questione di umanità, di sentimenti umani, di rispetto per la vita". E adesso? "Noi abbiamo una grandissima fiducia nei medici che ci assistono. Sono stati straordinari e ci hanno fatto anche il dono di sollevarci da molte preoccupazioni materiali". Ci hanno protetto, per questo non abbiamo nulla da dire, parlate coi medici". Se ci saranno decisioni difficili da prendere, le prenderanno loro? "Le prenderemo insieme. Ma noi ci fidiamo del loro giudizio. Ora, mi creda, non c’è altro da dire, davvero".

Sarà una vicenda ancora lunga, quella di Lucia e Rebecca. Dal momento della nascita, ormai quasi un mese fa, hanno preso un chilo e questo rende più ottimisti i chirurghi, ma non si nascondono che è quasi disperata l’impresa di salvarne almeno una. Le condizioni sono stazionarie, oggi sarà diramato un nuovo bollettino medico. Tutto è appeso ad un piccolo strano cuore che fa vivere due bambine. Il professor Gaetano Gargiulo, cardiochirurgo pediatrico di fama mondiale, è pronto a eseguire un intervento "che comporta dei rischi" su questo cuore "affetto da una cardiopatia complessa", prima di decidere se dividere le due gemelle e cercare di salvarne almeno una, ma con poche certezze. "Non sento l’obbligo di procedere alla separazione a tutti i costi, per dare una risposta ai genitori o ai commentatori – dice con franchezza il professor Gargiulo -. Dobbiamo valutare la probabilità di riuscita dell’operazione e di sopravvivenza della bimba alla quale il cuore rimarrà. Si farà l’operazione se avremo buone possibilità di riuscita, ma se le probabilità saranno pari a zero, rinunceremo".

Articolo tratto da La Repubblica

 

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