Non occorre vedere per guardare lontano

2

Sotto una tanto leggera quanto fastidiosa pioggerellina primaverile si staglia l’imponente struttura dell’Istituto dei Ciechi di Milano che da ben sette anni ospita la mostra “Dialogo nel buio”, che non smette mai di stupire e affascinare. Ad accogliere i visitatori c’è un enorme cartello con una frase che potrà essere compresa appieno solo dopo aver visitato la mostra: “non occorre vedere per guardare lontano”.
Ma quella che viene proposta al pubblico non è un’esposizione tradizionale: la mostra si compone di vari ambienti che riproducono situazioni assolutamente reali e quotidiane che però non si possono vedere a causa della totale assenza di luce. Accompagnati da una guida non vedente, gruppi di otto visitatori esplorano ciascuno di questi ambienti imparando ad utilizzare gli altri sensi per sopperire alla mancanza di quello della vista.

Ciò a cui si va incontro non è però il buio che conosciamo noi, quello che ci fa tanta paura da bambini. È come un vuoto sconosciuto, mille volte più spaventoso. E varcare la soglia che divide la luce dal buio è come lasciare un mondo conosciuto ed addentrarsi nell’ignoto. La guida questo lo sa e ti aiuta ad entrare accogliendoti con una voce festosa, chiedendoti di saltare. Ed è proprio così che comincia questa meravigliosa esperienza, con un salto nel buio.
La voce della guida è il punto di riferimento, la stella polare che aiuta a non perdere la rotta. È incredibile come anche persone di indole decisamente diffidente si affidino totalmente a quel suono, pur non conoscendo la persona da cui proviene. Sembra paradossale eppure è così, al buio si perdono tante paure, diventa naturale aprirsi ai propri compagni di gruppo e parlare anche con chi si è conosciuto solo da pochi minuti.
Le parole diventano fondamentali per esplorare gli ambienti. L’udito ci permette di orientarci, di non perdere i nostri compagni di viaggio. Con il tatto impariamo a distinguere gli oggetti, a riconoscere una pianta semplicemente toccandone le foglie, a leggere una scritta in rilievo o riconoscere un disegno, a guidare un amico che si è perso. Anche il gusto assume tutta un’altra importanza: l’ultimo ambiente che si visita è infatti un bar, dove si discute con la guida il percorso fatto davanti a un succo di frutta o un pacchetto di biscotti. In quel sapore si identifica qualcosa di conosciuto che viene gustato senza fretta, con attenzione. Usando tutti questi sensi noi abbiamo vissuto in ciascuno di quegli ambienti, ci siamo visti parlare a un bancone, seduti su poltrone che per ciascuno di noi avevano un colore diverso.

Così abbiamo capito che “vedere” non è sinonimo di “guardare”, checchè ne dicano i dizionari di sinonimi. Basta pensare alla vita di tutti i giorni: quante cose vediamo e dimentichiamo un attimo dopo? A volte sembra di andare in giro con i paraocchi, siamo talmente concentrati su noi stessi, su ciò che dobbiamo fare o non abbiamo fatto che lasciamo che il mondo ci scivoli intorno, silenzioso. Guardare significa prestare attenzione, concentrarsi mettendo in gioco tutti i nostri sensi. Se guardiamo, difficilmente dimentichiamo.

Per uscire dalla mostra ci hanno fatto mettere “a trenino”, con le mani posate sulle spalle del compagno che avevamo davanti a noi. Stavamo per muoverci quando la guida ci ha fermato. “Qualcuno ha perso il contatto” ci ha detto. Effettivamente una ragazza si era momentaneamente staccata e siamo rimasti senza fiato nel capire che la guida era riuscita a percepire un gesto senza vederlo. Ciò che per noi era magia, per lui era abitudine. Questo ci ha fatto comprendere  come un cieco non abbia assolutamente nulla da invidiare a un vedente, che una mancanza lascia sempre spazio a mille altre doti; che non occorre vedere per guardare lontano.

Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.

  • Contessa Adelasia

    Bellissimo! 

    E in quell’ambiente i veri non-vedenti eravate voi!

  • domenico.cassese51

    Bellissimo 😉