Non so niente di te

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Suggestiva la primissima scena. Prestigioso college londinese. Megaconferenza importantissima con professori, studenti ed esperti di economia: viene presentato un innovativo algoritmo che spiega non so che questioni dell’economia mondiale. Solo che uno dei giovani ricercatori che lo ha elaborato, Filippo Cantirami, è in ritardo. E poi arriva, accompagnato da più di un centinaio di pecore. Lanose, belanti, tranquille, invadono il campus, l’aula magna, tutto.

Siamo a pagina 11 ed è già successo l’evento sconvolgente. Tutto il resto del romanzo ruota intorno a questo bislacco incidente. Perché Filippo ha fatto questa cosa? Cosa voleva dimostrare? È completamente impazzito?

Sono le domande che si pongono i suoi genitori e anche l’amico e collega Jeremy. Vorrebbero parlare con lui, capire il senso del suo gesto, ma lui è scomparso nel nulla. Volatilizzato. Parte una sorta di caccia all’uomo, soprattutto da parte dei Guido Cantirami e sua moglie Nisina, importante avvocato lui, arredatrice d’interni lei. Pensavano di conoscere loro figlio Filippo, erano fieri dei suoi studi in Bocconi, del dottorato a Londra, del Master che aveva vinto a Stanford, della brillante carriera che si apriva davanti a lui. E invece a quanto pare non sanno niente di lui. Forse solo la zia Giuliana, un approccio poetico alla vita, zero senso pratico, zero progettualità, zero ambizione, potrebbe capirci qualcosa, lei che sin da quando era piccolo ha sempre avuto col nipote una intesa profonda. Solo che siccome vive sulle nuvole non sa niente delle pecore e del gesto irrazionale di Filippo. (Ma è davvero irrazionale?)

La Mastrocola scrive romanzi quando vede un problema e vuole approfondirlo. Di solito sono problemi legati allo studio, alla scuola, all’istruzione. Una volta le capitò che alla scuola dove insegnava istituirono la ‘settimana dell’accoglienza’ per rendere agli alunni più soft l’inizio del liceo. Niente studio, niente lezioni: solo giochi, happening e attività ludiche. La cosa lasciò in lei una traccia profonda, come ricorda in La scuola raccontata al mio cane: «Io ricordo che, tornando a casa, pregavo. Pregavo Dio, che nelle nostre nuove classi non ci fosse nessun ragazzo intelligente, perché se ce n’era anche solo uno, noi insegnanti che figura ci facevamo? Ovvio che il ragazzo intelligente c’era: c’è sempre, e anche più di uno. Me la vedevo la faccia di quest’uno intelligente, la sua delusione, la sua irrefrenabile smorfia interiore. Fu lì, credo, che mi venne l’idea di scrivere un romanzo il cui protagonista fosse un allibito ragazzo intelligente che si aspettava molto dal liceo e riceveva invece la ‘settimana dell’accoglienza’. Fu lì, credo, che nacque la mia  barca nel bosco.  I romanzi, si sa, spesso ci offrono un’ancora di salvezza e ci portano fortunatamente via, da un’altra parte…»

Qui il tema è: è possibile, vale la pena, pianificare il proprio futuro? Come si misura il successo di una vita? Cosa vuol dire per un genitore orientare i figli nelle sue scelte? Il tempo che abbiamo, come dovremmo spenderlo? La vita che viviamo è frutto di una nostra scelta o è l’ambiente intorno che ci porta verso cose che non vogliamo?

Sullo sfondo c’è la crisi economica. Che forse più che economica è nella mentalità comune, sembra suggerire a un certo punto l’autrice. Ci sono modelli che non funzionano, che vanno avanti da anni e vengono considerati di successo. Sono impostati sulla crescita. Crescere sempre, avere sempre di più, non conoscere limiti, come se il limite fosse una cosa negativa. I modelli economici, applicati alla vita, recando insoddisfazione, conflitti, spaesamento. Ma è possibile anche andare contro corrente, se lo si fa con saggezza e coraggio, seguendo la propria natura.

Molte pagine di questo libro fanno riflettere, alcune fanno sorridere, tutte si leggono con piacere.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Non so niente di te
Autore: Paola Mastrocola
Genere: Romanzo
Editore: Einaudi
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 335
Guido Vassallo

Insegno in una scuola media, ma la cosa che mi piace di più è imparare. Per questo leggo, per questo parlo con la gente e mi stupisco ogni volta dell'infinità dello spirito umano.