Nord e sud del mondo. Discriminazioni e ingiustizie globali

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I Paesi ricchi si finanziano a dismisura, sfruttando e saccheggiando a più non posso le risorse umane e materiali presenti nel Sud del mondo. All’alba inoltrata del Terzo Millennio gli squilibri tra Nord e Sud sono ancora più evidenti, tanto che ciò che il Sud spedisce al Nord, in termini di capitali e valuta finanziaria, è di gran lunga superiore a quanto in dollari il Nord invia al Sud come prestiti e donazioni.
Le risorse e le ricchezze della Terra sono distribuite tra la popolazione mondiale in un modo così sfacciatamente disuguale, in base alle stime dell’Onu, di altri organismi internazionali e di gran parte delle Organizzazioni non governative, che induce a denunciare discriminazioni e ingiustizie, quotidianamente e metodicamente perpetrate dall’opulento avido e ingordo Occidente nei confronti del resto dell’umanità, che abita una parte del pianeta convenzionalmente individuata in un punto cardinale della Terra, il Sud, a cui si attribuiscono realtà negative di oppressione, violenza, rapina e miseria assolute.

Una sproporzione davvero insolita
In cifre e percentuali, dati e statistiche delle principali fonti internazionali stimano una sproporzione della spartizione delle ricchezze anomala: solo il 20% della popolazione mondiale si appropria dell’86% delle ricchezze prodotte sulla Terra ogni anno. Il restante 80% si deve accontentare del 14% dei beni che ne rimangono. Di questo 80%, il 60% usufruisce di un vago 4,5% delle risorse del pianeta; un altro 20% della porzione di umanità meno fortunata, invece, può a mala pena gestirsi solo l’1% delle risorse mondiali.

Un Sud dentro il Nord e un Nord dentro il Sud
I privilegiati della Terra abitano l’emisfero Nord del pianeta e si localizzano nell’Europa occidentale, nell’America settentrionale, nel Giappone e nell’Australia. Bisogna tenere presente, tuttavia, che anche in queste regioni vive un’umanità diseredata, con condizioni di vita quasi alla pari con quelle delle popolazioni del Sud del mondo. Si tratta di più di un centinaio di milioni di abitanti del Nord del mondo, classificati come poveri, che vivono senza casa e senza lavoro. I ricchi e fortunati del Nord del mondo, inquadrati nel fatidico 20% dell’umanità, sono quantificati attualmente in 770 milioni di cittadini. Altre 460 milioni di persone sono comunque da ritenersi inclusi nel club dei privilegiati della Terra, ed essi fanno parte delle classi ricche delle popolazioni del Sud del mondo. Si tratta di gente ricca e potente, che in Africa, America Latina e Asia si spartisce in modo sregolato, opportunista e criminoso le risorse a disposizione, con la complicità o l’indifferenza dell’Occidente, escludendo dal benessere che ne deriva interi popoli, stati e nazioni, lasciati letteralmente alla deriva, perché le elite che li governano o dirigono (si tratta di una minoranza pari al 9%, composta di politici, imprenditori, proprietari terrieri, militari, grandi industriali e commercianti, che conducono una vita analoga a quella degli abitanti agiati e benestanti del Nord), accecati dalla personale ingordigia egoistica di potere e ricchezza tutte solo per sé, non si interessano minimamente neanche della sopravvivenza della gente del Sud del pianeta. I più poveri di queste funestate regioni del pianeta non arrivano a guadagnare 365 dollari l’anno, e sono 2 miliardi e 800 milioni di persone. Se ne contano in definitiva, grazie ai dati forniti dall’Onu: 319 milioni in Africa ,769 milioni in Asia, 57 milioni in America Latina, 24 milioni nell’Europa dell’Est. Muoiono di fame nel mondo 852 milioni di individui (stime Fao), ossia 53 milioni in America Latina, 39 milioni in Medio Oriente e Nord Africa, 204 milioni nell’Africa subsahariana, 519 milioni in Asia, 28 milioni nell’Europa orientale, e 9 milioni in Occidente.

La struttura produttiva localizzata nel Nord
Tutta la struttura produttiva del pianeta è insediata nel Nord del mondo, ma essa è fatta funzionare con materie prime e manodopera a basso costo provenienti dal Sud. Di conseguenza il 14% della popolazione mondiale, 880 milioni di persone, gode di circa il 79% del prodotto lordo mondiale. Il Sud del mondo, comprensivo di 5 miliardi e 320 milioni di esseri umani, se ne garantisce il 21,5%. A conti fatti un abitante del Nord possiede una ricchezza 22 volte più elevata di quella di un abitante del Sud.

Il Terzo Mondo
La distinzione tra il Nord e il Sud, per la prima volta nel definire due parti del mondo contrapposte sul piano del benessere materiale, del Pil e dello sviluppo economico, è stato approntata con il Rapporto Brandt risalente al 1980, per iniziativa dell’uomo politico tedesco Willy Brandt. A definire ulteriormente le categorie di popoli meno fortunati con l’espressione “Terzo Mondo” fu per primo l’economista francese Alfred Sauvy nel 1952. È stato, invece, il presidente statunitense Harry Truman, nel1949, a parlare per la prima volta, con riferimento al cosiddetto Terzo Mondo, di Paesi in via di sviluppo. Esiste un’altra espressione, indicativa delle sorti più misere in cui versano intere popolazioni del pianeta, ed è quella di “Quarto Mondo” (redatta probabilmente dall’Onu), con cui si individua una realtà socio-economica priva di industrie, materie prime, con un’agricoltura primitiva; a quest’umanità senza futuro appartengono 49 Paesi, la gran parte dei quali situati nel continente africano.
L’indice di sviluppo umano
Oltre al Pil, viene preso in considerazione un altro indice di misura per valutare la ricchezza o meno di un Paese: l’indice di sviluppo umano, con esso si stabiliscono parametri per identificare la speranza di vita alla nascita, l’accesso ai servizi sanitari, i tassi di povertà, di disoccupazione e analfabetismo, la sicurezza alimentare, la disponibilità di acqua potabile, i diritti umani e civili, l’uguaglianza dei sessi.

Le multinazionali chiamate in causa
Ad appesantire, sancire, e rendere permanente le disuguaglianze e le ingiustizie tra Nord e Sud del mondo contribuiscono in modo poderoso le multinazionali, con la complicità e la partecipazione attiva di enti come la Banca Mondiale, il Fondo Monetario internazionale e altri organismi a tutela della concentrazione economica nelle sole mani del Nord del mondo. Si contano 65 mila multinazionali, disseminate in ogni dove del pianeta, soprattutto dove mano d’opera, materie prime, tasse ed energia si trovano a costi più bassi; impiegano al loro interno 63 milioni di persone. Sono responsabili del 30% della produzione mondiale e gestiscono il 70% del commercio internazionale. Il fatturato delle più grandi multinazionali, le prime 500 più danarose, nel 2004, si aggirava intorno ai 17 miliardi di dollari, i profitti sono stati calcolati intorno ai 930 miliardi di dollari.

Il dramma del debito
Un grave problema che assilla il Sud del mondo è il debito contratto con il Nord: nel 2003 il Sud ha pagato, per saldare in parte i suoi debiti, 372,5 miliardi di dollari, comprensivi di interessi maturati e di capitali versati. Mediamente ogni anno il Sud paga al Nord 200 miliardi di dollari. Si noti che basterebbero 80 miliardi di dollari per far star bene l’intera umanità, soddisfacendo i bisogni primari. Dal 1980 al 2000 il Sud ha versato nelle casse del Nord 4.500 miliardi di dollari. Ma il debito è continuato a salire: dagli originari 600 miliardi degli anni Ottanta ammonta ora a 2300 miliardi di dollari. Ogni mese entrano nelle tasche del Nord 31 miliardi di dollari provenienti dal Sud. La regione più povera del pianeta, l’Africa subsahariana versa mensilmente al Nord 1,2 miliardi di dollari.
Paradossalmente, dunque, si è arrivati all’assurdo che il Sud povero, tramite la perversa spirale del debito, finanzia il Nord ricco. Ciò che il Sud spedisce al Nord, in termini di capitali e valuta finanziaria, è di gran lunga superiore a quanto in dollari il Nord invia al Sud come prestiti e donazioni.
Ciò è scandaloso. Il Nord, che cola grasso da tutte le parti, si finanzia e si arricchisce a dismisura, sfruttando e saccheggiando a più non posso le risorse umane e materiali presenti nel Sud del mondo. All’alba inoltrata del Terzo Millennio gli squilibri tra Nord e Sud sono ancora più evidenti, e i meccanismi che generano impoverimento e ingiustizie a livello planetario continuano a mietere le sue vittime in Africa, Asia e America Latina.

Articolo tratto da Dimensioni Nuove

 

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