Novecento

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Un celebre monologo di Baricco che traspone il jazz in letteratura. La storia di un pianista mai sceso dalla nave che lo ha accolto in fasce.

Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare.

Questa è la storia di Danny Boodman T.D. Lemon Novecento. Un nome strano per un bambino abbandonato a bordo del transatlantico Virginian, sempre in viaggio tra l’Europa e l’America. Un nome che gli diede il vecchio Danny Boodman, il marinaio che lo trovò e che decise di tenerlo con sé. In fondo poteva essere il figlio di chiunque, tanti erano gli emigranti che passavano su quella nave. Intraprendevano quel viaggio per fare fortuna, in quella terra lontana e misteriosa che era l’America. Tanti i bagagli dei miliardari che viaggiavano nella classe di lusso, così come tanti erano i desideri e le speranze dei disperati pronti ad affrontare l’immensità dell’Oceano per rivedere una nuova alba, forse più fortunata delle giornate che si lasciavano alle spalle.

Ogni sera sul Virginian si suonava una musica libera da ogni genere conosciuto, che arrivava dall’anima. Quando non sai cos’è, allora è jazz. Si suonava per i ricchi a inizio serata e si finiva a suonare con gli emigranti in terza classe, senza spartiti né scalette, per tenersi compagnia e dimenticarsi di essere soli nel bel mezzo dell’Oceano. Più gli anni passavano, più si diffondevano le voci che raccontavano della presenza di un pianista eccezionale, una vera e propria leggenda. Era lui, Novecento. Da quella nave aveva deciso che non sarebbe mai sceso.

Sono ricche di emozioni le pagine che ci regala il monologo teatrale di Alessandro Baricco e riescono a raccontare brevemente ma in modo efficace quel misto di eccitazione, aspettativa e paura che suscita l’immensità della vita. Immenso è l’Oceano, che sembra non finire mai né toccare mai la terraferma, finché all’orizzonte non spuntava lei, l’America. Così l’inquietudine lascia il posto all’euforia, alle mille opportunità che aspettano soltanto di essere afferrate. Immensa è la folla che attraversava i corridoi e i ponti della nave e infinite erano le storie che ognuno si portava alle spalle. Storie da continuare, da riscrivere, da dimenticare. Immensa è la musica che il pianoforte di Novecento avrebbe potuto suonare, se solo un uomo potesse esistere per suonare per sempre. Se solo non fosse iniziato un secondo conflitto mondiale, a far dimenticare a quel transatlantico l’immensità della speranza umana.

Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla. La storia di Novecento non è soltanto “buona” ma è una poesia, di quelle che ispirano e ti fanno sentire di aver compreso qualcosa in più di quel grande mistero che è la vita terrena. Ed è una storia che vale la pena di leggere e rileggere per cogliere ogni singola sfumatura. E’ una storia da film, come quello che ne ha tratto Giuseppe Tornatore con il titolo “La leggenda del pianista sull’oceano”. Una di quelle storie che, in qualunque forma venga raccontata, conserva la sua capacità di emozionare profondamente.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Novecento
Autore: Alessandro Baricco
Genere: Metafore della vita
Editore: Feltrinelli
Età minima consigliata: 13 anni
Pagine: 62
Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.