Novecento scrittori contro Amazon

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Forse, nel 2014, è ancora troppo presto per giudicare gli effetti della rivoluzione digitale. La rapidissima crescita di settori completamente nuovi, come ad esempio l’editoria online, rischia di divorare e distruggere interi settori tradizionali. Una recente disputa tra Amazon e l’editore francese Hachette mostra tutte le contraddizioni delle nascenti industrie digitali.

Amazon.com, uno dei più grandi e famosi rivenditori online, vende più di metà dei libri degli Stati Uniti. E si riserva il diritto di scontare fortemente gli articoli in vendita, anche se questo danneggia fortemente l’editore che pubblica quel libro. Lo scorso maggio Hachette, quarto editore nel mercato statunitense, ha protestato contro questa politica aziendale e Amazon ha reagito molto duramente, usando la sua forza come mai in precedenza. Senza clamore, ha cominciato ad escludere i libri di Hachette dalle sue schermate di ricerca. Inoltre ha cominciato a  prezzi troppo alti, lunghi tempi di consegna, oppure a mostrare i libri come non disponibili. Un autentico sabotaggio silenzioso dei libri di Hachette: alcune stime mostrano che le sue vendite si sono dimezzate o, in alcuni casi, ridotte ad un decimo. La risposta di Hachette, però, non ha tardato. In agosto, un gruppo di novecento autori ha comprato una pagina del New York Times e ha pubblicato il loro manifesto contro Amazon, e in difesa dell’editoria tradizionale. La spesa per acquistare la pagina, di circa 77 000 dollari, è stata sostenuta dai firmatari più ricchi: nomi come James Patterson, Stephen King e J.K.Rowling. Mai nella storia un gruppo così ampio e variegato di scrittori si è riunito per combattere una causa comune. Molti dei firmatari, inoltre, non pubblicano nemmeno per Hachette e si sono uniti per puro principio. Nella lettera infatti, rivolta personalmente ad ognuno dei dieci dirigenti di Amazon più potenti, tra cui il presidente e fondatore Jeff Bezos, si parla molto dell’importanza dei libri e della loro libera circolazione: “Sforzi per impedire o bloccare la vendita di libri hanno una lunga e fosca storia. Desidera lei, personalmente, essere associato con ciò?”. In un comunicato, Amazon ha spiegato che i prezzi degli ebooks sono troppo alti per un prodotto che non viene stampato e ha aggiunto che i consumatori hanno diritto a prezzi più bassi.

Ma al di là delle questioni economiche, è chiaro che lo scontro tra Amazon e Hachette deriva da due diversi modi di intendere il mercato dei libri. Gli estimatori di Amazon infatti spiegano che l’azienda di Bezos sta introducendo un nuovo paradigma editoriale, un sistema che evita quell’intermediario che è l’editore, favorisce l’autopubblicazione e porta a guadagni più alti per gli autori. Certamente si tratta di un problema talmente nuovo che è presente un forte vuoto legislativo: solo per questo Amazon ha potuto sabotare Hachette così impunemente. Rimane particolarmente interessante osservare come l’editoria stia subendo l’influenza della rivoluzione digitale, trasformandosi profondamente. Il libro, infatti, è una merce molto particolare. A differenza degli altri beni di consumo, non può essere reso più economico o più necessario. Non se ne può accelerare o delocalizzare la produzione. Usando le parole della lettera degli scrittori contro Amazon, “ogni libro è un’unica, bizzarra creazione di uno sforzo solitario e intenso […] di una parte del singolo individuo”. I libri e la cultura sono gli unici prodotti che sono ancora appannaggio di un Occidente in declino: la Rete sarà occasione per il loro trionfo o per la loro caduta?

Articolo scritto da Michele Da Re

Cogitoetvolo