Nudi contro… quando la protesta è senza arte.

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I tempi di Pellizza da Volpedo sono lontani, lontanissimi. Oggi si protesta nudi, spogliati di ogni decenza.

Nudi contro le pellicce, nudi contro l’inquinamento, nudi contro i cambiamenti climatici, nudi contro la riforma della scuola, nudi contro lo sfruttamento del lavoro minorile, nudi contro il capitalismo, nudi contro la corsa dei tori di San Firmino, nudi contro… la decenza. Permetteteci di dire la nostra su una moda che moda non è, perché vecchia di almeno cinquant’anni. Del resto ne parlano anche gli amici barbuti (e tendenzialmente radical chic) della Bandabardò: oggi non lavoro, oggi non mi vesto, resto nudo e manifesto.

I motivi per protestare, si sa, non mancano mai. Ne sanno qualcosa gli studenti che calcano le piazze il venerdì mattina e studiano da sindacalisti; ne sanno qualcosa gli stessi sindacalisti che studiano da nullafacenti (non tutti, per fortuna); ne sanno qualcosa i nullafacenti che non studiano affatto perché, appunto, non fanno niente. La mamma dei motivi per protestare, insomma, è sempre in stato interessante, un po’ come la mamma degli sciocchi. Se le ragioni per esprimere il proprio disappunto possono essere anche originali –ai miei tempi, da buoni figli di papà, si marinava la scuola anche per esprimere solidarietà agli operai licenziati dalla Fiat- il protestante medio, in piena crisi di identità, si interroga sempre più spesso sul come protestare, una volta archiviata, o al massimo aggiornata con moderni post-it® (ebbene sì, è un marchio registrato), la lezione del sommo progenitore presso la Schlosskirche di Wittenberg.

A proposito di Riforme e Controriforme, lungi da noi difendere le foglie di fico su sculture e dipinti rinascimentali: la nudità non può mai costituire a priori un “disvalore”, ma lo diventa se si permette a ex prostitute ucraine di esibire le proprie (dis)grazie in Piazza San Pietro durante l’Angelus (ricordate le Femen?).

Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, era il lontano 1901, marciava verso la libertà con composta dignità, con la compattezza e il quieto equilibrio di chi, semplicemente camminando, sapeva di poter rovesciare despoti, di poter opporsi alle tirannie, di poter cambiare la Storia. Nessuna voglia di strafare, nessuna voglia di meravigliare: solo la voglia di far sentire la propria presenza senza ululati, ma con moderati bisbigli al compagno di fila che diventavano un’unica grande voce in cui le identità non si smarrivano ma, appunto, si univano senza confondersi.

È oggi possibile, in un clima di isterici flash mob, sempre più spesso simili a dionisiaci furori collettivi con tanto di body painting, recuperare il senso della dignità, della decenza, della vera unione che “fa la forza”? Sono cambiate le tendenze, certo, sono cambiati gli strumenti della comunicazione interpersonale e persino certi valori sembrano essere acqua passata. L’uomo, però, è sempre lo stesso, in equilibrio instabile tra istinti animaleschi (istrionicamente dissimulati sotto il nome di “arte”) e razionalità. Tra eros e civiltà, per citare Marcuse.

Da almeno mezzo secolo sembra che la primordiale bilancia psico-sociale abbia smesso di funzionare. Saranno stati gli effetti devastanti della cosiddetta liberazione sessuale, che di libertà aveva davvero poco, specie per le donne, o semplicemente il bombing mediatico di questi anni, tutto sesso, nudità e –in fin dei conti- pornografia mal celata. Fatto sta che i tempi di Pellizza da Volpedo sono lontani, lontanissimi. Oggi si protesta nudi, spogliati di ogni decenza. E a noi, poveri moralisti e bigotti dei tempi che furono, cosa resta da fare? Naturalmente protestare (vestiti).

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.