Nuovo Cinema Morricone

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Ennio Morricone ha scandagliato i meandri dell’animo umano, ha colto ogni singolo lampo di emozione e l’ha trasformato in arte senza tempo.

Appartenere all’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, non dev’essere un ruolo così semplice. In fondo, non si tratta solo di sedersi in poltrona e guardare un film con la compagnia (dolce o salata, a seconda dei gusti) del mais scoppiato, ma anche analizzare ogni singolo spezzone di pellicola senza dimenticare le pressioni di un sistema certo più grande di quella tanto ambita statuetta. E così, chi decide i premi Oscar, deve anche appuntarsi sul taccuino le tendenze del momento, oltre ai nomi di chi non vince mai niente e attende speranzoso di alzarsi in piedi dopo il classico the winner is.

Che Leonardo Di Caprio non avesse mai alzato la statuetta, nemmeno per i brividi di freddo in Titanic, effettivamente suonava strano. Del resto, però, suona ancora più strano che nemmeno Tom Cruise l’abbia vinto per Magnolia o Brad Pitt per Fight Club. E chi se ne frega, alla fine. Se l’abito non fa il monaco, men che meno il premio fa l’attore.

Eppure, esiste una significativa eccezione alla regola d’oro della volpe di Esopo. Non si poteva accettare che un genio assoluto come il Maestro Ennio Morricone non avesse mai vinto un premio Oscar per le colonne sonore da lui composte e arrangiate, se si esclude la magrissima consolazione della statuetta alla carriera. Se poi un altro genio come John Williams ne vince (giustamente) addirittura cinque, qualcosa non va. L’effetto, alludendo all’ardito paragone di Quentin Tarantino, è quello di chi preferirebbe Salieri a Mozart per la colonna sonora del film Amadeus.

Come spesso accade, allora, il premio arriva per un’opera che –c’è da scommetterci- non resterà negli annali del cinema. Non c’è grande musica senza grande film, si affretta a dire il Maestro: chissà, lasceremo il giudizio a chi conosce Tarantino. Quel che è certo è che, nella sua carriera, Ennio Morricone non ha avuto solo il merito di scrivere grande, grandissima musica. È stato, a modo suo, anche regista, sceneggiatore, romanziere, psicologo e poeta. Ha scandagliato i meandri dell’animo umano, ha colto ogni singolo lampo di emozione e l’ha trasformato in arte senza tempo.

Le parole, a volte, sono superflue. Possono essere migliaia, milioni, e rendere molto meno di poche note. E solo un animo insensibile resterebbe indifferente di fronte alla bellezza che si fa musica.

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.