Nuvole bianche

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È nei momenti più bui che si riscoprirono i veri valori della nostra esistenza: amore e speranza.

Il sole è già sorto, già da un po’ la piccola Chiara si trova al centro del suo salotto, seduta sullo sgabello di un pianoforte. Con circospezione poggia la dita sui tasti, come se dovesse saggiarli. Trova la prima nota, la seconda, i primi accordi. Sembra quasi una pausa sonora fra i tanti pensieri che le riempiono la mente. Guarda fuori dalla finestra, osserva il cielo grigio cupo, malinconico come se riflettesse il suo stato d’animo, è proprio la musica che rappresenta per lei quella caverna di platonica memoria che le consente di evadere dalla realtà. Cosi come Il nostro antenato, l’uomo primitivo, che siede sul ciglio di una caverna posta su un’altura di una montagna. Da lì egli può osservare, a distanza di sicurezza, la realtà là fuori. L’uomo pratica così l’attività teorica, il puro contemplare. Ciò che egli vede è lo spazio dei pericoli, che si colloca sotto i suoi occhi fra il cielo e la terra. Per questo l’orizzonte è così importante. Esso delimita la località del mondo, la realtà, in quanto ambito fra cielo e terra. Nel far ciò egli si trasforma in un soggetto, un soggetto della paura.

Oggi Chiara è sola a casa, i suoi genitori sono usciti nelle prime ore del mattino. È immersa nel più assoluto silenzio. Tra una nota e l’altra pensa alla mamma, sa benissimo che, in quel momento, lei che è una grande appassionata di sport, sta affrontando la partita più delicata, difficile ma anche più importante della sua vita.

Lo chiamano il male del secolo ma non è un’arma. Lo studiano tutti ma nessuno lo conosce davvero, neanche i medici che lo curano. Un nome – carcinoma – dietro il quale si cela una verità che nessuno vorrebbe mai ascoltare. Basta un referto, a cambiare la vita di una persona, a sconvolgerla, ad abbattere i progetti, i desideri e i sogni.

Affrontare il decorso di una malattia come il cancro implica notevoli livelli di stress, sia per colui che ne è affetto, che per chi circonda il malato. Dalla diagnosi alla cura, non è semplicemente il fisico ad essere messo a dura prova, ma anche lo stato psichico che si deve confrontare innanzi tutto con i problemi legati all’accettazione della diagnosi. In un secondo momento si aggiungono lo stress e le emozioni negative associate alla debilitazione del corpo: il dolore, l’affaticamento, l’abbassamento del sistema immunitario, non solo indeboliscono l’organismo, ma contribuiscono a creare un senso di sconforto e, dunque, ad aumentare lo stato di pressione emotiva in cui si versa.

Ma è proprio davanti le difficoltà, che l’uomo trova la forza di andare avanti perché ostacoli e difficoltà fanno parte della vita e la vita è l’arte di superarli. È in queste circostanze che si accetta la sfida con l’entusiasmo di un vincitore, invece di considerarsi una vittima delle ingiustizie. Non si deve avere paura di morire ma di non cominciare mai a vivere davvero. È nei momenti più bui che si riscoprirono i veri valori della nostra esistenza: amore e speranza. Si ritrova la forza di lottare nell’amore verso i propri cari, perché è durante la malattia che si comprende come non bastiamo a noi stessi e che dipendiamo da altre persone. Come afferma lo scrittore spagnolo Gabriel Marcia Marquez:

Non c’è medicina che guarisca quello che non guarisce la felicità

Alla volte la vita sembra diventare insopportabile, le sue strade, le sue gallerie sempre più scure, ma è proprio nel momento più difficile che un piccolo barlume si accende, e allora tutto ricomincia a “vivere”. Uno squillo del telefono, le gambe si fanno sempre più rigide, ma la paura viene sconfitta, in un istante, dalla gioia. È guarita. La piccola Chiara allora alza la testa e guarda fuori dalla finestre, il sole illumina le morbide facciate dei palazzi, solo semplici nuvole bianche colorano il cielo.

Giuseppe Currao

Studente di ingegneria, amante del mondo, della bellezza,dei numeri. La scrittura mi pemette di unire la letteratura con la scienza, due mondi apparentemente distanti ma in verità molto vicini, complementari, indispensabili l'uno per l'altro. Cerco di vivere la mia vita alla costante ricerca di un'incognita"x", in grado di dare una risposta a tutte le mie domande, permettendomi di volgere lo sguardo oltre la "siepe". Come scriveva Montale"sotto l’azzurro fitto del cielo qualche uccello di mare se ne va; né sosta mai, perché tutte le immagini portano scritto: più in là”!