Oggi mi sento Airys

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Non c’è il due senza il tre. Il popolare detto si applica benissimo alla carriera di Syria, all’anagrafe Cecilia Cipressi, arrivata alla sua terza svolta. Ribattezzatasi Ayris all’inizio dell’estate, ha fatto uscire sotto questa nuova identità un mini cd, Vivo Amo Esco, con sei pezzi dai gustosi connotati electro dance che hanno vivacizzato la calda stagione non solo dei club.
Un progetto varato un po’ a sorpresa, che ha avuto anche un interessante sviluppo sul web, con una ulteriore diffusione dei brani remixati da alcuni artisti del pianeta dance internazionale immessi in rete. Risultato: centinaia di post hanno finito per parlare di Ayris e delle sue canzoni.
Insomma, tra internet, discoteche e classifiche, l’estate di Syria/Ayris non è passata inosservata e questo cambio di pelle un po’ spiazzante alla fine si è rivelato vincente. Cambio, si diceva, arrivato al suo terzo step, dopo un’avventura nelle sette note fino qui certamente positiva.

Syria esordisce vincendo nel 1996 la sezione “Giovani” del Festival di Sanremo con Non ci sto e avvia così un percorso legato al pop che nel tempo aumenta di qualità: scrivono per lei Biagio Antonacci, Tiziano Ferro, Gianna Nannini, Giorgia, Jovanotti, per fare qualche nome. Intanto apre una porta anche al teatro, recitando al fianco di Francesco Paolantoni e Paolo Rossi.
Nel 2007, arriva la seconda metamorfosi dell’artista. Stimolata dall’incontro con Cesare Malfatti dei La Crus, esplora il sottobosco della migliore musica indipendente italiana dando vita all’interessante Un’altra me, dove reinterpreta i brani di alcune band alternative come Marta sui Tubi, Perturbazione, Deasonika, allontanandosi dalla sfera pop. E oggi altra sterzata con Vivo Amo Esco.

Come ti devo chiamare, Syria o Ayris?
Rimango sempre Syria, anche se per questo progetto mi è sembrato simpatico invertire il mio nome, visto che sono andata al contrario rispetto a ciò che ho fatto finora.
Ritieni quindi questo cd tanto “diverso” nell’ambito della tua carriera?
A essere sincera, sono un po’ stufa di giustificare questa incisione come “un’altra cosa”: in fondo, è sempre musica, in tal caso pensata e voluta con sonorità electro-dance che riflettono il periodo che sto attraversando. Sono un’interprete, e mi piace mettermi al servizio delle sette note, senza distinzioni di generi.

Cosa ti ha attirato verso questo tipo di suoni?
È nato tutto dall’amicizia con Giulio Calvino e Sergio Maggioni, produttori e musicisti indipendenti che, oltre al garage rock, si interessano anche di electro-pop. Con loro, si sono sviluppate le canzoni del cd in modo naturale, accompagnate da grande curiosità ed entusiasmo nel vedere quale volto avrebbero preso durante l’incisione. È stato un modo molto divertente e, al tempo stesso serio, di affrontare la musica.
Sembra quasi che tu abbai voluto metterti piacevolmente in gioco.
Prendersi troppo sul serio non va mai bene, meglio ogni tanto metterci un pizzico d’ironia e divertimento in ciò che si fa. Se mi viene offerta l’occasione di misurarmi con idee diverse, stimolanti e di qualità, non vedo perché devo lasciarmele scappare.

Perché lo hai intitolato Vivo Amo Esco?
Mi fa pensare all’estate, alla voglia di uscire e di stare in mezzo alla gente, alle cose della vita prese con leggerezza. Tutte considerazioni, queste, che formano poi il filo conduttore del progetto, tra il nome al contrario, i ritmi dance, i testi volutamente semplici. Oggi, insomma, mi sento così.

L’album ha avuto un grosso riscontro anche sul web grazie a una precisa strategia. La musica non può più fare a meno di internet?
La rete è un pianeta che seguo, insieme ai miei collaboratori, da tempo con interesse ed è un buon mezzo per far “viaggiare” le canzoni. Nel nostro caso, i remix dei brani sono stati condivisi e lanciati attraverso vari blog, e hanno ottenuto una larga diffusione a cascata, finendo anche nelle discoteche.

Tornerai sul terreno esplorato con Un’altra me?
Certamente. Questo album è una parentesi, ed è per questo che l’ho siglato Ayris, nome che comunque si riallaccia al mio mondo. Più coerentemente, riprenderò il cammino iniziato con Un’altra me al fianco di Cesare Malfatti come Syria.

La tua avventura musicale è comunque segnata da svolte significative.
Ho esordito nell’ambito del pop e per anni mi sono mossa in quelle logiche. Crescendo, guardandomi intorno con più curiosità, incontrando altre persone, mi è venuto il desiderio di confrontarmi con realtà musicali indipendenti che ho trovato di grande stimolo. Il risultato è stato Un’altra me, che ha segnato un cambiamento decisivo per la mia carriera, da cui non tornerò più indietro, pur non rinnegando nulla del mio passato.

A proposito di passato, in quello più recente ci sono anche delle esperienze teatrali. Continuerai a recitare?
Sarei felicissima di tornare in teatro, anche se non è facile, visto che non nasco come attrice. Con Paolantoni e Rossi avevo ruoli di cantante con parti recitative, ed è stato bello stare in scena, per cui se dovesse arrivarmi una proposta in tal senso non direi certo di no.

Hai una figlia, Alice, di 8 anni. Come riesci a conciliare la tua vita di artista con quella di mamma?
Mi sono organizzata come tutte le donne che lavorano, favorita dal fatto che Alice è una bambina giudiziosa, che mi ha reso la vita facile. L’ho sempre portata con me, abituandosi a vivere un po’ da zingara, ma tra me e mio marito siamo sempre riusciti a gestire tutto con serenità.

Ti spaventa il futuro per lei?
Tantissimo. Il discorso sarebbe ampio, ma certo il domani è preoccupante. Cercherò di proteggerla, di esserle da scudo per quanto mi sarà possibile, sapendo che l’ansia per lei mi accompagnerà sempre.


Articolo tratto da Dimensioni Nuove

Cogitoetvolo