Okkupazioni? Non è cambiato niente…

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Occupazioni e autogestioni a scuola! Mi ricordano gli ultimi anni delle scuole superiori in un liceo classico catanese, ormai quasi vent’anni fa. Cosa accadeva? Fino ad ottobre tutto tranquillo, poi a novembre iniziavano i primi venerdì o sabato dedicati agli scioperi, puntualmente ogni settimana. I motivi erano vari, alcuni molto ispirati, come il fatto che in un’altra scuola non c’era il riscaldamento acceso e bisognava essere solidali con loro! All’inizio di dicembre, in una sparuta assemblea di istituto, un gruppetto di studenti dibatteva sempre e in modo amletico: “Occupazione o autogestione?”. In fondo la risposta era semplice e uguale negli anni: autogestire fino a metà mese e poi occupare fino all’arrivo delle vacanze di Natale.

Perché fare queste azioni? Non era importante saperlo o discuterne, andava fatto per non essere da meno visto che altre scuole erano già un passo avanti a noi. Così, una bella mattina, tre o quattro “compagni” (non solo di scuola, ma anche ideologicamente) entravano con fare baldanzoso in ogni classe per dire che dall’ora successiva si era in autogestione e che bisognava fare un’assemblea straordinaria per decidere come organizzarsi. Già, cosa fare? All’assemblea parlavano sempre gli stessi, mentre a distanza qualche professore sfregava le mani in attesa di inaspettate vacanze mentre altri sembravano dare il proprio appoggio purché non fossero coinvolti direttamente. Dopo qualche giorno, l’autogestione era stata talmente inutile e “autoingestibile” che i “tre o quattro compagni” suddetti si sono visti costretti ad una nuova assemblea durante la quale pregavano tutti di attenersi alle regole date: stare in classe, organizzare attività costruttive anziché lanciare gessi dalla finestre, ecc. Già, le regole! Come quando, una mattina sono stato richiamato aspramente da una “compagna” perché passeggiavo per i corridoi e per giunta attaccavo nelle varie bacheche dei volantini per far riflettere su quanto stava accadendo dal mio punto di vista e non solo. Venivo rimproverato perché non rispettavo le regole da chi, contro ogni legge, aveva quasi occupato una scuola e stava per farlo a breve, dicendo persino che i manifesti dovevano essere autorizzati. Autorizzati? E da chi?

Per farla breve, dopo il 15 dicembre, la scuola veniva occupata e si accedeva passando un rigido controllo ai cancelli per assicurarsi che tu non fossi un docente! E chi li faceva questi controlli? Gente mai vista prima a scuola, universitari, membri dei centri sociali, tutte persone che non avevano alcun diritto di stare dentro una scuola. Certo, poi, erano quelli della Digos “i cattivoni” che forzavano di notte le barricate per mettere fuori chi non c’entrava niente insieme a quelli che c’entravano! Intanto la scuola si era trasformata nel peggiore ostello della gioventù del mondo, dove la lotta per i diritti, la cultura, il diritto allo studio, l’educazione, il senso critico, il confronto con i grandi andavano tutti in fumo (e non solo in senso simbolico!). A Natale, però, tutti a casa! Va bene lottare per qualcosa, ma le vacanze sono vacanze per tutti, e mica si può stare a scuola sotto le feste. Così a gennaio, “anno nuovo vita nuova”, si ritorna tutti in classe come se nulla fosse successo o quasi: più di una sedia rotta, alcune lavagne spaccate, i bagni senza porte, qualche angolo bruciacchiato, murales incomprensibili alle pareti; soprattutto i professori pronti a farti un bel regalo a poche settimane dalla fine del quadrimestre!

Ufficialmente Prof. di Lettere in un liceo di Catania, quando mi tolgo gli occhiali, entro in una cabina telefonica e indosso una tuta col mantello sono anche giornalista, scrittore e educatore...o forse è il contrario?! Sicuramente mi piace vivere con i piedi per terra, lo sguardo in cielo e le maniche rimboccate per agire.