Olimpiadi da paura…

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Febbre pre-olimpica ormai allo stato convulsivo. Media in fibrillazione: di rigore il logo dei Giochi contrassegnato dal numero di giorni mancanti all’apertura della manifestazione a fare da cornice ad articoli cartacei o telematici, trasmissioni tv in merito all’evento sportivo per eccellenza. Eccitazione palese sui volti dei vari cinesi intervistati, quotidianamente, dagli inviati delle nostre emittenti.  Opinioni euforiche, entusiaste, ma come non segnalare parimenti le pur giustificate critiche ed obiezioni di coloro che senza remore si mostrano scettici, se non, addirittura, intimoriti di fronte ad un avvenimento di tale portata?

Terrore e terrorismo il rovescio della medaglia che rischia di farla da padrone per l’intera durata delle Olimpiadi. Chissà cosa penserebbero i nostri cari greci di età classica di fronte alle immagini delle ingenti forze di polizia dispiegate a controllo delle città cinesi per combattere il rischio attentati?

A partire dal 776 a.C, anno della prima Olimpiade, si riuscì a proporre quella che dai moderni è definita tregua olimpica, l’interruzione temporanea di qualunque controversia, violenza ed evento bellico in corso di svolgimento tra genti di stirpe greca. L’Olimpiade doveva e dovrebbe essere non solo momento di aggregazione e comunanza, ma soprattutto periodo di pace e fratellanza. Paradossalmente, in età contemporanea, non si è più in grado di attuare un così nobile principio, nonostante si vantino stati di civilizzazione e cultura, per i più, mai raggiunti precedentemente.

Come dare torto, allo stesso tempo, agli organizzatori dagli occhi a mandorla, alla luce di quella negatività e violenza che ha raggiunto il suo culmine con gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 e che minaccia continuamente di riproporsi ogniqualvolta vi siano masse radunate? E come si può star tranquilli se vi sono stati precedenti proprio in occasione di Giochi Olimpici? 

Forse in pochi conoscono quanto accaduto durante le Olimpiadi di Monaco nel 1972.Gli ideali propugnati di certo non hanno salvato la vita di quegli uomini che, per la sola colpa di gareggiare in tuta bianco – azzurra, furono trucidati senza alcuna possibilità di salvezza. Parliamo di quello che è passato alla storia come il “Massacro di Monaco”.

Il 15 luglio 1972 due esponenti di spicco di Al Fatah, Abu Daoud e Abu Iyad, durante un incontro in un bar in Piazza della Rotonda a Roma, con Abu Mohammed, dirigente di spicco di “Settembre Nero”, organizzazione terroristica palestinese, pianificarono un’azione per prendere in ostaggio i membri della squadra olimpica israeliana; azione eclatante per dare  nuovo vigore alla causa palestinese. Il pretesto fu dato dal fatto che il COI (Comitato Olimpico Internazionale) aveva negato la richiesta Palestinese di poter partecipare ai giochi olimpici di Monaco. L’operazione fu denominata “Biraam” e “Ikrit”. Secondo documenti oggi declassificati sappiamo dalla testimonianza del terrorista Abu Daoud che Arafat era stato informato di tale piano e che da dietro le quinte avesse fornito il suo assenso.Il commando entrò nel villaggio olimpico scavalcando la recinzione. Erano le 4 del mattino del 5 settembre 1972. Gli 11 atleti israeliani fatti prigionieri furono:

  1. David Berger, 28 anni, pesista;
  2. Ze’ev Friedman, 28 ani, pesista;
  3. Yossef Gutfreund, 40 anni, arbitro di lotta greco-romana;
  4. Eliezer Halfin, 24 anni, lottatore;
  5. Yossef Romano, 31 anni, pesista;
  6. Amitzur Shapira, 40 anni, allenatore di atletica leggera;
  7. Kehat Shorr, 53 anni, allenatore di tiro a segno;
  8. Merk Slavin, 18 anni, lottatore;
  9. Andrè Spitzer, 27 anni, allenatore di scherma;
  10. Yakov Sprinter, 51 anni, arbitro sollevamento pesi;
  11. Moshe Weinberg, 33 anni, allenatore lotta greco-romana.

Un dodicesimo atleta israeliano Gad Tsobari, pesista, riuscì in una colluttazione, a guadagnare la libertà, e a dare l’allarme a una troupe TV statunitense della ABC. Fatto che veniva confermato qualche minuto dopo da una donna delle pulizie che aveva sentito colpi di arma da fuoco. Colpi che probabilmente avevano ucciso due degli 11 atleti israeliani: si trattava di Yossef Romano e di Moshe Weinberg. Il corpo morto di questo ultimo atleta fu gettato in strada come segno di intenzione del commando terrorista

Alle ore 5,08 due fogli di carta venivano gettati in strada e raccolti da un poliziotto tedesco; si chiedeva la liberazione di 234 detenuti nelle carceri israeliane e dei terroristi tedeschi Andreas Baader e Ulrike Meinhof, questi ultimi detenuti in Germania.Si attendeva il loro rilascio per le ore 9 del mattino, in caso contrario sarebbe stato ucciso un ostaggio ogni ora e i loro corpi gettati per strada.

a_munich_hi.jpgMentre i giochi olimpici continuavano regolarmente, i tedeschi misero su una unità di crisi. Intanto il governo israeliano di Golda Meir, comunicava al governo tedesco che da parte israeliana non ci sarebbe stata nessuna concessione alle richieste dei terroristi.Intanto i terroristi estesero l’ultimatum alle ore 12. Successivamente l’ultimatum verrà spostato prima alle 15, poi alle 17 e infine alle 21. Finché non si raggiunse un accordo: terroristi e ostaggi avrebbero raggiunto l’aeroporto di Furstenfeldbruck a bordo di 2 elicotteri Bell UH-1 Iroquois. Lì avrebbero trovato un Boeing 727 della Lufthansa che li avrebbe condotti a Il Cairo in Egitto. Così verso le ore 22,10 il gruppo lasciò il villaggio olimpico a bordo dei due elicotteri.

Nel frattempo il vice capo della Polizia di Monaco, Georg Wolf, aveva posizionato 5 agenti scelti intorno alla pista; come rinforzo il piano prevedeva l’utilizzo di una squadra speciale che doveva arrivare a bordo di un elicottero e di altre squadre speciali a bordo di veicoli blindati.Il volo dal villaggio olimpico fino all’aeroporto durò venti minuti e i due elicotteri atterrarono alle 22,35. I quattro piloti e sei terroristi scesero a terra.

Alle ore 23 Wolf diede l’ordine di aprire il fuoco. I quattro piloti si diedero alla fuga, mentre iniziava una cruenta sparatoria. Subito si registrarono le uccisioni di due terroristi ed un poliziotto. Poco prima delle 24 arrivarono le squadre speciali a bordo dei veicoli corazzati che entrarono subito in azione. I terroristi uccisero gli ostaggi. Verso le ore 1,30 del 6 settembre 1972 si concludeva l’assalto al villaggio olimpico: si contarono la morte di tutti gli atleti israeliani sequestrati, di 5 membri dei terroristi, mentre altri tre venivano catturati dalla Polizia tedesca. I corpi dei cinque terroristi morti furono trasferiti in Libia, mentre gli altri tre furono successivamente liberati dalla Germania e trasferiti in Libia.

Nonostante tutto, secondo il ridicolo principio del the show must go on, le competizioni proseguirono, seppur a seguito di una dovuta cerimonia di commemorazione con bandiere a mezz’asta.

E come dimenticare quanto avvenuto alle Olimpiadi di Atlanta del 1996? Una bomba piazzata nel Centennial Olympic Park, uccise due persone e ne ferì più di cento. La bomba fu installata da Eric Robert Rudolph, che era un estremista cristiano.

Violenza, paura, terrore. Questi i "valori" che per lo più sono affermati nelle società odierne. Affermati con vigore, tanto da infamare e corrompere ambienti che, per loro natura, dovrebbero essere pacifici. Estreme misure di sicurezza alle prossime Olimpiadi? E’ corretto. Ma tutto ciò si potrebbe evitare se si educasse chi domani sarà protagonista consapevole del mondo alla fratellanza e al rispetto innegabile del prossimo. Incominciamo da quei campi che più sono vicini ai giovani, quale è ad esempio lo sport. Così da poter ricreare, anche in avvenimenti dalla portata olimpica, climi distesi e positivi proprio come si manifesta durante le Giornate Mondiali della Gioventù.

Proponiamo valori, non violenze ingiustificate. Cominciando da quella quotidianità, da quei quattro calci ad un pallone per una strada qualunque … E che pre–olimpica sia solo la “febbre”, e non la paura!

 

Cogitoetvolo