Oltre l’elettronica: Random Access Memories

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È il 21 maggio 2013. Un giorno come gli altri, nuovo e unico come gli altri. Passo tutta la giornata all’università, tra lezioni, studio e pause caffè. Torno a casa un po’ stanca quando è già sera. Con un triplo salto carpiato mi tuffo sul letto. Una “panzata” micidiale, da medaglia d’oro! Sto così, arenata sul letto per qualche minuto. Poi un flash. Me ne ricordo all’improvviso: oggi è il 21 maggio 2013, oggi i Daft Punk pubblicano il loro nuovo album! Balzo giù dalla mia spiaggia di lenzuola e corro ad accendere il pc. In meno di cinque minuti ho tutte le tredici tracce lì, davanti ai miei occhi. Aspettano soltanto di essere ascoltate. Mi basta un click…e Random Access Memories esplode nella mia stanza.

Quarto album in studio,  Random Access Memories arriva sulla scena musicale dopo otto anni dalla pubblicazione di Human After All, ultimo album in studio prodotto nel 2005. Quello dei Daft Punk è un ritorno atteso, annunciato già nei primi mesi del 2012. E in questo caso, l’attesa è ripagata al massimo. L’album, che ha alle spalle 5 anni di lavoro, contiene 13 tracce, frutto di una collaborazione tra il duo parigino (Guy-Manuel de Homen-Christo e Thomas Bangalter, ovvero i Daft Punk) e numerosi artisti: Panda Bear in  Doin’ It Right; Julian Casablancas in Instant Crush; Todd Edwards in Fragments of Time; DJ Falcon in Contact; Chilly Gonzales in Give Life Back to Music e in Within; Giorgio Moroder in Giorgio by Moroder; Nile Rodgers in Give Life Back to MusicLose Yourself to Dance e in Get Lucky; Paul Williams in Touch; Pharrell Williams in Lose Yourself to Dance e in Get Lucky. Altri ancora i musicisti che hanno partecipato alla realizzazione dell’album (Greg Leisz, Thomas Bloch, Nathan East…per citarne qualcuno). Contrariamente a quanti si aspetterebbero il sintetizzatore come unico protagonista dell’album, RAM ha al centro lo strumento musicale vero e proprio (benché il sintetizzatore, in quanto elettrofono, sia uno strumento musicale a tutti gli effetti): chitarra, batteria, basso e pianoforte suonano orgogliosi per tutta la durata di RAM, dando vita a ritmi che spaziano dalla disco al funk, dalla classica al pop, tanto che l’album risulta quasi inclassificabile. Insomma, quello di RAM è un universo a sé stante, uno spazio fuori da ogni categoria, una fiumana di suoni in cui l’elettronica si unisce al dixieland, la fusion al rock. “Provate ad ascoltare Random Access Memories in viaggio…” leggo tra i commenti di varie recensioni; provateci davvero: l’idea (e la realtà) è quella di un viaggio che si accende di musica, di un percorso che si snoda tra un genere musicale e l’altro, come una strada che attraversa una montagna e poi scende fino al mare. “Provate ad ascoltare Random Access Memories in viaggio…” leggo tra i commenti di varie recensioni; recensioni non tutte positive. Se da un lato RAM è considerato un album monumentale, tra i migliori del duo, dall’altro c’è chi, risentito, ne nega la bellezza (ma non l’eccellenza della produzione): c’è infatti chi sostiene che quest’album non possa definirsi un album di musica elettronica, per lo meno di quella elettronica datata 1994, anno in cui i Daft Punk esordiscono con The New Wave. In effetti, RAM manca di quei suoni “hard” che caratterizzano i primi prodotti musicali del duo; manca anche di campionamenti, essendo invece interamente suonato con strumenti “fisici”, e questi grandi assenti hanno probabilmente abbattuto le aspettative di quanti aspettavano di sentire gli stessi bassi e la stessa velocità delle prime produzioni del duo francese. Ma questo basta a definire Random Access Memories un album non elettronico? E brani come Giorgio By Moroder (un audio-documentario sulla vita musicale del compositore italiano Giorgio Moroder, audio-documentario raccontato dallo stesso Moroder), o Contact (in collaborazione con Dj Falcon, lo ricordiamo); brani come questi come devono essere definiti? Inclassificabile, appunto, è la peculiarità di Random Access Memories. Se però vogliamo dare adito a quanti sostengono che l’album non sia davvero da definirsi elettronico (considerata anche la scia funky che Get Lucky e Lose Yourself to Dance seguono), ci sentiamo quanto meno di affermare che RAM è sicuramente una rivoluzione: una rivoluzione dentro il mondo della musica elettronica, dal quale ai Daft Punk, ritenuti una delle collaborazioni più significative proprio nell’ambito di tale musica, non può essere negato l’accesso.

Così, con un album che sembra attraversare le diverse stagioni della loro storia musicale (elettronica spaziale e robot voice, loro peculiarità; ritmi orecchiabili pronti per lo spot di turno, come era stato per Technologic nella pubblicità della Fiat; suoni nostalgici che si rifanno alla black music e disco music), i Daft Punk ritornano a vibrare nelle nostre casse, ricevendo onori e critiche, continuando a scrivere la storia della musica, senza mai dimenticare di essere “un gruppetto di stupidi teppisti” (a bunch of daft punk), così come la rivista britannica Melody Maker li aveva definiti quando militavano nel gruppo Darlin’(gruppo indie rock, attivo tra il 1992 e il 1993, anno in cui Guy-Manuel de Homen-Christo e Thomas Bangalter danno vita al  progetto Daft Punk). Che dite? L’avranno poi ringraziata la Melody Maker? Io dico di sì.

Studentessa in fuga dalla noia, non è un intellettuale, non è un artista. Ha solo una connessione internet.

  • Ilaria T.

    …tra una settimana sarò in viaggio (in automobile) per la Calabria, mi hai dato un ottimo consiglio! 😉

    • Re Settimo

      …allora buon viaggio…e buon ascolto 🙂
      Martina

      • Ilaria T.

        Grazie! 🙂