L’onda

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Un romanzo che affronta i temi del tempo e dell’identità e di ciò che rimane di noi dopo che l’onda della vita ci ha travolto

Questa è la storia di tre ragazzi, uniti da un’amicizia che sconfina nell’amore fraterno. Un legame forte e all’apparenza indissolubile, destinato a durare a lungo senza affievolirsi. Ma a distanza di dieci anni, a Paride rimane solo un ricordo doloroso di quel rapporto con Achille e Ettore: l’insaziabile fame di vivere senza compromessi, che li accomunava e che alla fine li ha condotti alla rovina. A volte il prezzo da pagare per passare dalla giovinezza alla maturità è molto alto, richiede di sacrificare tutto ciò che siamo stati fino a quel momento. Ma per poter ricominciare Paride ha bisogno di affrontare il suo passato, di rivivere l’epilogo della sua amicizia con Achille ed Ettore e concludere così la folle fuga dai ricordi. In questo romanzo, il nostro Giacomo Taggi ci racconta l’esistenza umana, in una riflessione profonda sul tempo, sulla nostra identità e su ciò che rimane di noi dopo che l’onda della vita ci ha travolto, trascinando con sé tutto e lasciandoci in una nuda solitudine.

Paride, Achille, Ettore: i personaggi di questo racconto hanno tutti dei nomi epici e le loro vicende contengono dei chiari riferimenti alle narrazioni omeriche. La storia è ambientata nella nostra contemporaneità: si svolge per le vie di Roma, tra i banchi di scuola, l’oratorio, le feste e la strada, il campo di battaglia in cui i tre ragazzi mettono alla prova la loro forza, in una spirale di violenza. Eppure – sarà per i riferimenti alla tradizione greca – non si ha l’impressione di avere di fronte un racconto di vita quotidiana: la localizzazione temporale della vicenda assume contorni sfocati, potrebbe appartenere al nostro tempo come ad un’epoca lontana, o addirittura a nessuna epoca e rappresentare così una grande metafora, una parabola. Forse perché i grandi protagonisti della narrazione, ovvero i temi del tempo e dell’identità, sono tematiche universali, che ci riguardano tutti in maniera più o meno dolorosa, a seconda di quanto siamo disposti ad immergerci nelle profondità del dubbio che caratterizza il nostro stare al mondo.

Viviamo quotidianamente dando per scontato di sapere chi siamo. Ma non lo sappiamo. Quello che chiamiamo il nostro “Io”, il frammento di coscienza con il quale ci identifichiamo completamente, non è che la spuma che affiora sulla cresta dell’onda: mentre infinita è la profondità del mare sotto di essa.
E la maggior parte delle persone passa la sua vita interamente in superficie, senza mai domandarsi se ci sia dell’altro. Ma noi volevamo essere diversi.

Chi siamo? Chi vogliamo essere? Il problema dell’identità costituisce il leit-motiv di quelli che erroneamente vengono chiamati gli anni migliori della vita. Il passaggio dall’infanzia all’età adulta, gli anni della giovinezza, la cui durata dipende dalle esperienze che si fanno, è un periodo carico di confusione, aspettative e ansietà che derivano dalla volontà di autodeterminazione, che si scontra con le regole che la società e le relazioni ci impongono. C’è chi si accontenta di rimanere in superficie, facendosi meno domande possibili e convincendosi di conoscere perfettamente il proprio “Io”. C’è invece chi non si accontenta e deve scendere a fondo, per capire – come Achille – o per sondare fino a che punto può arrivare prima di autodistruggersi. Questo è in fondo ciò che fanno Paride e Ettore, nel disperato tentativo di vivere senza freni e senza vincoli, illudendosi di riuscire a mantenere il vincolo di amicizia che li legava.

L’idea che abbiamo della nostra vita è quella di un punto che procede in avanti lungo una linea retta, da un inizio ad una fine. Ma questa è soltanto un’illusione. Procedendo nella nostra vita non facciamo altro che disegnare cerchi concentrici, come pianeti lungo la loro orbita (…)

Il tema del tempo viene trattato con numerosi riferimenti filosofici, fin dalle prime pagine del libro. Lo stesso Paride mostra un atteggiamento ambivalente nei confronti della realtà: in un primo momento vede la vita come una linea retta, poi come un cerchio, che ci porta a rivivere sempre gli stessi momenti. Ma nella grande metafora dell’onda, che ritorna ritmicamente nel corso della narrazione, sorge un dubbio, una terza ipotesi, avvalorata dal finale del libro. E se il moto della vita fosse una combinazione di queste due traiettorie, se fosse proprio il moto di un’onda? Un’onda che ogni volta percorre sempre lo stesso cammino ritirandosi ma che ha in sé una forza che riesce a portarla più in là, dove prima non era arrivata.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: L’onda
Autore: Giacomo Taggi
Genere: Romanzo
Editore: L'Erudita
Età minima consigliata: anni
Pagine: 109
Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un'idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.