One of Us. Uno di noi

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Non è scienza incoraggiare una cultura di morte.

Non è inneggiando al progresso che il silenzioso omicidio di voci non ancora ascoltate dal mondo potrà apparire meno brutale.

Distruggere embrioni umani in nome della ricerca non promuove salute ma disumanità.

La scienza nasce al servizio della vita umana: il suo scopo è proteggerla, migliorarla, curarla e assicurarle in ogni momento la piena dignità. Quando il confine tra progresso ed etica diventa labile e troppo sottile, la scienza rischia di spogliarsi dei suoi nobili doveri per trasformarsi in uno spaventoso strumento di morte.

I movimenti prolife di 27 nazioni europee hanno deciso di tradurre in un’azione concreta e immediata lo sdegno di fronte al silenzio di media e istituzioni, il cui sguardo da anni sembra disinteressato a scottanti temi di bioetica. In occasione dell’ “European Meeting for Life”, svoltosi il 29 marzo 2012 presso il Parlamento Europeo di Strasburgo, ha preso avvio l’iniziativa “One of Us”.

In base a quanto stipulato dal Trattato di Lisbona, il quale prevede che almeno un milione di cittadini europei appartenenti ad almeno sette Stati possano ottenere una discussione con le istituzioni della UE raccogliendo un tale numero di firme entro un anno, abbiamo la straordinaria possibilità di denunciare quest’affronto alla vita e di portare all’attenzione degli organi governativi le ragioni di chi vuole difendere la dignità dell’esistenza umana.

L’embrione umano, come affermato anche nella sentenza della Corte europea di Giustizia del caso Brustle, identifica il momento iniziale dello sviluppo di ogni vita. L’iniziativa “One of Us” dei cittadini europei lotta affinché venga estesa “la protezione giuridica della dignità, del diritto alla vita e dell’integrità di ogni essere umano fin dal concepimento in tutte le aree di competenza della Ue”. La richiesta principale dei movimenti prolife  è l’introduzione di un divieto che ponga fine al finanziamento di attività di ricerca scientifica, di progetti internazionali e ong che si occupano di salute e sanità pubblica, che contemplino la distruzione di embrioni umani.

Un ulteriore obiettivo dell’iniziativa è suscitare un dibattito costruttivo attraverso l’adesione a questa proposta, con lo scopo di sensibilizzare la società ad una cultura della vita. In un momento particolarmente difficile come questo, l’Europa ha bisogno di riconoscersi nei valori inalienabili su cui ha scelto di costituirsi e che fin dal principio ha dichiarato di voler difendere. Carlo Casini, europarlamentare nonché fondatore e presidente del Movimento per la Vita italiano, denuncia quest’esigenza umana del nostro continente, sostenendo: “L’Europa che in questi mesi discute molto di crisi e finanza, non può essere solo avvitata sui temi economici. È nata su ideali forti come la centralità della persona, la pace, il rispetto dei diritti umani. Ecco, forse l’attuale Unione ha urgenza di riscoprire la sua vera anima”.

La presentazione ufficiale dell’iniziativa in Italia si è svolta lo scorso 20 maggio a Roma, nell’Aula Paolo VI. L’emozione di essere presente a quell’evento, circondata da migliaia di giovani come me, mi ha regalato la confortante consapevolezza che il popolo della Vita è una realtà forte e determinata, una grande famiglia che, nonostante la frenesia di un’esistenza apparentemente regolata da mercati mondiali e titoli di borsa, si dedica instancabilmente alla tutela di valori irrinunciabili.

E tu giovane, se credi che donare impegno ed energia a questa lotta sia una perdita di tempo o non ti riguardi da vicino o che questa sfida non abbia bisogno anche del tuo contributo, ricorda che l’Europa di domani, quella in cui abiterai e che porterà la traccia della tua preziosa esistenza, avrà anche la tua firma. Saremo noi a riportare la scienza ad una nuova dimensione attenta alla vita e non finalizzata alla sua distruzione, saremo noi a plasmare il volto di un’Europa dove vivere in pace e libertà.

Il primo passo per costruire un’Europa migliore potrebbe essere la tua firma qui:

http://www.oneofus.eu/it/

Articolo scritto da Irene Pivetta

Cogitoetvolo

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