Oscar Pistorius

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« Perdente non è chi arriva ultimo in una gara, ma chi si siede e sta a guardare! ».

Letta così, senza una precisa contestualizzazione, la frase sopra riportata potrebbe essere facilmente riferita, con molta diffidenza e poco interesse, ad un atleta dal valore discutibile, il quale cerca di giustificare i propri insuccessi agonistici con spicciola filosofia del tipo: ciò che conta non è vincere, ma partecipare. Se poi il giornalista di turno ti viene a comunicare che quelle parole sono state pronunciate dalla mamma di un certo Oscar Pistorius, atleta diversamente abile che con i suoi successi in pista ed in sede giudiziaria ultimamente sta sconvolgendo l’opinione pubblica, allora credo si possa provare tutto tranne che indifferenza. Forse una certa voglia di mettersi in gioco, di vivere pienamente la propria vita, tralasciando quelle che sono le nostre manchevolezze, sarebbe l’emozione più adeguata. Ma partiamo con ordine, presentando il personaggio protagonista…

pistorius3.jpgSoprannominato "the fastest thing on no legs", Pistorius è un amputato bilaterale detentore del record del mondo sui 100, 200 e 400 m piani. Corre grazie a particolari protesi in fibra di carbonio, denominate cheetah. Protesi che gli permettono di deambulare sin quasi dalla nascita, dal momento che nacque (Pretoria, 22 novembre 1986) con una grave malformazione (entrambi i peroni erano assenti), che lo costrinse, all’età di undici mesi, all’amputazione delle gambe; protesi che, però, avrebbero potuto essere gli unici ostacoli invalicabili che non gli avrebbero permesso di gareggiare tra i normodotati per le qualificazioni ai Giochi Olimpici di Pechino 2008, in quanto ritenute possibili strumenti d’aiuto nella corsa.

L’unico ostacolo, già, perché Pistorius ha tutte le carte in regola per confrontarsi alla pari con atleti normali, nonostante il suo “problema” fisico. Il suo palmares è di tutto rispetto: il suo primo appuntamento ufficiale di rilievo furono le Paralimpiadi di Atene del 2004. A diciassette anni vinse il bronzo sui 100 metri e l’oro sui 200, battendo anche atleti amputati singoli più quotati di lui, come gli statunitensi Marlon Shirley e Brian Frasure. Ma per Oscar il limite fisico non è per nulla insuperabile.

pistorius4.jpgFin dal 2005 ha espresso il desiderio di poter correre coi normodotati alle Olimpiadi di Pechino 2008. La IAAF il 13 gennaio 2008 ha respinto questa richiesta, sostenendo che "un atleta che utilizzi queste protesi ha un vantaggio meccanico dimostrabile (più del 30%) se confrontato con qualcuno che non usi le protesi".

Un parziale successo Pistorius però lo ottenne nel giugno del 2007, quando gli organizzatori del Golden Gala di Roma lo hanno ammesso a competere coi normodotati sui 400 metri. Il 13 luglio 2007 Pistorius, quindi, gareggia nello Stadio Olimpico di Roma per il gruppo B del Golden Gala, assieme ad alteti normodotati, ottenendo la seconda posizione. Pistorius detiene il record del mondo per amputati su tutte e tre le distanze su cui corre: 10.91 sui 100, 21.58 sui 200 e 46.56 sui 400.

Da bravo sognatore qual è, Oscar continua, imperterrito, a portare avanti la sua battaglia legale, ma soprattutto umana, contro tutti coloro che quell’handicap vogliono affibbiarglielo addosso per sempre e non sanno guardare oltre  le due fasce in carbonio che « potrebbero avvantaggiarlo », addirittura. Ma, fortunatamente, la scienza non è sempre inconfutabile.

pistorius2.jpgE il 16 Maggio 2008 è una data memorabile per Oscar Pistorius, data del suo successo più grande, un successo che vale più di una medaglia d’oro ad un’Olimpiade. Pistorius è riabilitato dal tribunale sportivo alla partecipazione ai Giochi Olimpici del 2008, ma a condizione che consegua su pista il tempo minimo di qualificazione (45"55 nei 400 metri). Nelle motivazioni che hanno portato alla riabilitazione, si legge che "al momento non esistono elementi scientifici sufficienti per dimostrare che Pistorius tragga vantaggio dall’uso delle protesi".

Un grande sognatore, dunque; un grande atleta, ma soprattutto un grande uomo che è esempio per tutti e non solo, come spesso lasciano trasparire i media, per chi è diversamente abile. Pistorius con la sua caparbietà, la sua voglia di mettersi in gioco oltre ogni limite, ma, soprattutto, con la sua infinita voglia di vivere ci insegna che nella vita bisogna lottare costantemente per realizzare ciò che si desidera davvero, non scoraggiandoci e senza gettare la spugna, mai neppure davanti gravi limitazioni, fisiche o di qualunque carattere esse siano…perché la maggior parte delle volte la gravità delle cose, la parola “impossibile” è attribuita da chi guarda dall’esterno e non sa realmente quanto valiamo. Allora che sia mandato in onda fino alla nausea lo spot Tv dell’Adidas: “Impossible is Nothing”.

Chiedetelo a Oscar Pistorius se è vero o no…

P.S Consiglio di leggere questa sua intervista rilasciata a LA GAZZETTA SPORTIVA

 

Cogitoetvolo